4 - Wu Ming + Terraproject

Una premessa: ben prima che Doppiozero mi proponesse di parlare di questo libro, io avevo partecipato alla sua “produzione dal basso”, versando 25 euro potenziali in cambio di un libro potenziale. “4” di Terraproject e Wu Ming 2 (curato da Renata Ferri e disegnato da Ramon Pez), infatti, non esiste ancora: andrà in produzione se almeno 520 “quote” saranno acquistate attraverso l’apposita piattaforma.

 

Un modello, quello del crowdfunding, che altrove ha avuto molta fortuna – si pensi che Matthew Inman di Oatmeal è riuscito a raccogliere in pochi giorni oltre un milione e trecentomila dollari per comprare il vecchio laboratorio di Tesla e farne un museo – ma che in Italia, per via anche del basso livello medio di alfabetizzazione web, tende a funzionare solo quando sono coinvolte figure di grande rilevanza. Per fortuna, è questo il caso, e infatti il progetto ha già quasi raggiunto il numero minimo di adesioni perché il volume possa vedere la luce (e io, dunque, aspetto contento la mia copia).

 

 

Se il collettivo Wu Ming – qui rappresentato dal #2 – non ha bisogno di essere presentato al lettore di Doppiozero, è il caso forse di spendere due parole per i Terraproject, anche se in realtà tutti abbiamo visto le loro foto e i loro reportage, tra Internazionale, l’Espresso, Newsweek e molte altre testate, Composto da Michele Borzoni, Simone Donati, Pietro Paolini e Rocco Rorandelli, e coordinato da Anna Iuzzolini, il gruppo è ben noto negli ambienti della fotografia e del fotogiornalismo, ma esistono anche altre, più private ma non meno rilevanti testimonianze del loro talento: io stesso, ad esempio, notoriamente poco fotogenico, conservo come una reliquia una foto fattami da Paolini, già secondo classificato al World Press Photo, in cui sono venuto quasi bene.

 

 

Di norma, però, i Terraproject non fotografano individui, ma luoghi (a volte popolati, altre, come in questo caso, piuttosto deserti), e per “4” hanno fotografato molti luoghi d’Italia, usando gli elementi artistotelici come spunto per una categorizzazione simbolica e concettuale: per l’Aria ecco gli stabilimenti industriali di Cremona, Gela, Taranto e Trieste, e i sobborghi esposti alle loro emissioni; per l’Acqua, ecco i nostri 7400 chilometri di coste antropizzate e cementificate, sovente con strutture al di là di ogni farneticante immaginazione; la Terra ci porta invece nei luoghi segnati dal terremoto – Belice, Irpinia, Umbria, Puglia e l’Aquila – mentre il Fuoco, o meglio, come sottolinea WM2 nel suo testo dedicato, il magma, è lo spunto per un viaggio alle falde (e oltre) di Etna, Stromboli, Vesuvio e Vulcano.

 

 

Per quanto fortemente politiche nel contenuto, le foto di “4” hanno una qualità eterea e metafisica, legata anche al formato e alla distanza dal rappresentato che sono il codice comune dei quattro fotografi, che tende a portare l’osservatore in un’Italia “altra”, che sembra quella di un prossimo, morselliano futuro in cui si è svegliata (finalmente) priva di italiani, o ancora quella che potrebbe vivere nel ricordo, e quasi nella nostalgia, di un qualche abitante di un futuro lontanissimo e inimmaginato. Ai testi di Wu Ming 2, carichi invece di umanità e di più esplicita politicizzazione, è dunque affidato il compito, svolto con grazia, anche concedendo qualcosa al gioco tra forma e contenuto, di riportarle a terra, rimettendo in comunicazione la pura immagine con le responsabilità di ciò che rappresenta.

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