Per chi voti?

Le domande, si dice, è lecito farle. Ma certe risposte sarebbero da vietare, da bandire dal frasario italiano. Due in particolare: “Non si chiede l’età a una donna” e “Il voto è segreto”. Le domande cui queste frasi fanno da risposta è facile intuirle e se sulla prima non è questo il momento di esprimersi, vorrei soffermarmi sulla seconda. Sì perché ora, a una settimana dalle elezioni, a me viene spontaneo chiedere: “Ma tu per chi voti?”.

 

Che si sia davanti a un caffè, o in ufficio, o in ascensore col vicino di casa, io questa domanda la faccio sempre, senza pudore. E quasi mi fanno vergognare di averla fatta, tanto che a volte mi sembra di chiedere le preferenze sessuali dell’interlocutore. E allora ecco quella fatidica risposta, spesso fra risolini o facce arrossate dalla vergogna (per me che ho fatto una tale e insolente domanda) e addirittura a volte sguardi indispettiti per la durezza, presunta, del quesito. Finisce sempre così: “Il voto è segreto”. Ma chi l’ha detto? Da quali remote epidemie di ansia generale viene questa risposta?. Si fraintende forse l’articolo 48 della costituzione italiana che in sintesi recita: “il voto è personale, libero e segreto”. Sfugge forse che quel “segreto” è riferito allo spazio della cabina elettorale, dove si vota per chi si vuole senza che nessuno sappia la preferenza del votante. Per questo le schede sono anonime. Ma usciti dal seggio e soprattutto prima di esservi entrati, nulla vieta di parlare delle ragioni del proprio voto.

 

Ormai salito quasi allo status di proverbio, “Il voto è segreto” viene usato come scudo, come se parlare di politica attiva fosse un tabù. Va bene parlare di cosa ha fatto Monti, di quanto ci vorrebbe Grillo, delle strategie di Bersani e Berlusconi ma guai a dire cosa si scriverà sulla scheda elettorale. Dove nasce questa triste tradizione? Negli Stati Uniti si sprecano gli adesivi sulle auto, le magliette con le intenzioni di voto portate anche quando si fa la spesa. In Italia invece queste cose sembrano solo a scapito dei fanatici o di quelli che vanno alle riunioni di partito. Che sono una piccolissima percentuale rispetto al numero reale dei votanti. Ai cittadini che magari non sono mai stati a un comizio ufficiale in piazza, che non hanno nessuna tessera di partito, ma che comunque seguono con interesse le vicende politiche della nazione voglio dire una cosa: parliamone. Discutiamone in strada, argomentiamo, esprimiamo il nostro parere, scriviamo uno status su Facebook o un messaggio da Twitter. Non solo nei luoghi che si pensano siano adibiti per queste genere di discussioni. Anche altrove: al bar, al supermercato, in auto con gli amici.

 

Dite chiaramente per chi votate, perché lo fate e poi convincete i vostri interlocutori a fare lo stesso. Senza esagerare, niente fanatismi, nessun litigio, queste cose sì lasciamole ai comizi e alle riunioni ufficiali dei partiti. Ma mai più che si senta dire “il voto è segreto”.  Io ho votato per tanti anni i Verdi (questo partito, il cui omologo tedesco ha il 10% dei voti, in Italia in pratica non esiste più.  Anche su questo ce ne sarebbe da parlare...) e ora voto PD. E tu per chi voti?

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