Egitto nel caos

Una testimonianza in presa diretta dal Cairo

Pubblichiamo questa testimonianza dal Cairo della nostra collaboratrice che si cela sotto uno pseudonimo poiché per una donna vivere e lavorare nella capitale egiziana è diventato molto difficile; si tratta di un intervento a caldo dopo i massacri di questi giorni mentre il paese sembra scivolare verso la guerra civile in un conflitto che non sembra trovare compromessi o soluzioni possibili

 


 

Un risveglio terribile, quello della mattina del 14 agosto, considerando che ci si è svegliati con la scena di una piazza semivuota, quella di Alnahda, di fronte all'università del Cairo, la più antica di tutto l'Egitto, e più precisamente davanti ad uno dei 14 edifici che ospitano il campus della facoltà d'ingegneria. Ma lo scenario sicuramente più devastante è stato quello di Rabaa Aladaweya, un importante e crocevia, centralissimo soprattutto per gli spostamenti verso e dal quartiere di Madinet Nasr. Entrambi i posti sono stati per più di 50 giorni sedi di due sit in dei Fratelli musulmani, ancora prima della deposizione del razzista Morsi, l'unico, forse, tra tutti i presidenti dell'Egitto a ricevere questa etichetta.

 

Il risveglio è stato terribile, penserete, perché si son visti massacri delle forze dell'ordine nell’intento di sgombrare i sit in. Aljazerah parla di 2200 morti e sui 3000 feriti tra i Fratelli. Questi dati, per gli stranieri e per chi non ha vissuto gli ultimi mesi in Egitto in generale e al Cairo in particolare, significano che il nuovo regime – temporaneo, in attesa delle elezioni democratiche secondo la road map annunciata lo scorso 3 luglio, prima ancora che tutto l'Egitto uscisse per strada a festeggiare la fine del regime dei Fratelli musulmani – sta sterminando la fratellanza con tutti i loro seguaci e simpatizzanti.

 

Ma la verità è un'altra.

 

Anzitutto, abitando io stessa a Madinet Nasr, sono stata costretta varie volte a fare salti mortali pur di non passare davanti a Rabaa, dove i Fratelli avevano portato armi di ogni tipo e genere e sotto gli occhi di chi abita in quella che soleva essere una delle zone più chic e sicure del Cairo. Inoltre, vi sono stati casi di effettiva violenza fisica su signore non velate che passavano di lì anche sulle loro macchine. Si ricorda che la notte del 26 luglio, giorno in cui 40 milioni di egiziani sono scesi in piazza per chiedere al ministro della difesa, l’eroe nazionale di una nazione risuscitata quasi per miracolo, il Generale Abdel Fattah Alsisi, di sterminare il terrorismo che aveva ormai da più di un paio di anni fatto troppe vittime, mentre una macchina con quattro ragazzi che stavano andando ad una lezione privata passava vicino al sit in, la rabbia ha accecato i fratelli che hanno sparato ammazzandone uno – rivelatosi poi figlio di un generale dei servizi segreti – e ferendo gravemente gli altri. Gli abitanti del quartiere avevano pure lanciato questa pagina su facebook dove pubblicavano aggiornamenti e chiedevano continuamente aiuto perché ormai sotto occupazione FM (Fratelli musulmani) non potevano più uscire liberamente, c'erano controlli e ispezioni continue, per non parlare della difficoltà di ricevere visite a casa.

 

Un'anziana signora che abita lì racconta che spesso sentivano i Fratelli salire sui tetti dei palazzi: la reazione è sempre stata chiudere la porta a chiave e mai poi mai affacciarsi per curiosare per motivi di sicurezza personale. Sono state pubblicate decine di testimonianze di giornalisti e fotografi che inutilmente cercavano di inoltrarsi tra i manifestanti, anche solo per ascoltarli: alcuni sono stati picchiati a morte e molti sono stati praticamente derubati a viva forza dei loro portatili e macchine fotografiche.

 

 

Negli ultimi giorni questi ‘pacifici’ manifestanti avevano, inoltre, divelto la pavimentazione stradale per farne barricate che hanno bloccato le strade che portano a Rabaa e rovinato quella che era stata la via della parata militare del 6 ottobre fino all'assassinio di Sadat. In queste barricate hanno lasciato piccole aperture, come visto altrove in altri scenari di guerra civile come in Iraq e in Siria, per infilarvi le mitragliatrici. Gli stessi Fratelli avevano filmato l'arrivo delle armi nelle sedi dei sit in ed pubblicato tutto su youtube. Tra i filmati più interessanti ci sono quelli in cui inscenano una marcia e quelli in cui si fingono feriti per esser ripresi fotograficamente. Centinaia di bombole di gas sono state portate a Rabaa per essere usate come scudo dai manifestanti, senza alcun riguardo per l’incolumità degli inermi abitanti della zona e un forte deterrente per le forze dell’ordine che vegliano si di essi. Le operazioni di sgombero del sit in sono avvenute lo stesso, verso il primo pomeriggio, ma hanno dovuto essere sospese anche per via dei cecchini appostati sui tetti di una scuola adiacente che hanno colpito due poliziotti, finché non sono arrivate le forze speciali a favorirne la continuazione.

 

Ma le scene che si trasmettevano da Rabaa sono state la fonte dello sdegno del popolo che ha chiesto libertà a squarciagola lo scorso 30 giugno. Discorsi di puro odio nei confronti delle forze dell'ordine, dell'esercito egiziano – uno dei più gloriosi della regione –, del popolo inerme che si è ribellato alla dittatura barbuta dei FM, degli apparati giuridici, dei mass media che hanno svelato i loro intoppi, anche e sopratutto dei copti, i quali finalmente hanno potuto abbandonare il loro silenzio e scendere in piazza a chiedere giustizia, equità e libertà.

 

Ma non finisce qui, le bugie, le falsificazioni che si sono sentite da quell’emittente non si sarebbero potute sentire mai altrove. Una sera uno lì si è messo a raccontare come un soldato dell’esercito egiziano che stava fuori del sit in sul carro armato ha visto uscire sua madre col burka tra i manifestanti e si sono abbracciati. A parte lo stile logorroico e la madre che è stata immediatamente riconosciuta nonostante il burka, l’esercito non si è – in alcun modo – avvicinato a quelle zone. Ho visto anche un finto italiano che parla della legittimità di Morsi e di come la comunità egiziana a Milano si è mossa per lui. Ho degli amici residenti in Italia che domenica 30 giugno, assieme a molti altri, si sono riuniti a protestare davanti al consolato di Milano e hanno documentato tutta la manifestazione; non abbiamo invece prove di altre manifestazioni dello stesso calibro ma neanche di calibro inferiore! Dico ho visto ed avrei dovuto dire ho seguito in tv, perché grazie a due furgoni per la trasmissione televisiva della tv egiziana rubati e messi dietro agli scudi umani a Rabaa, Aljazerah ha potuto e voluto trasmettere 24 ore su 24 solo ed esclusivamente da Rabaa tutti i loro discorsi, tutte le volte in cui hanno chiesto all’occidente di mandare I propri eserciti e soldati per liberare il loro Morsi (il quale, ricordiamo, è in carcere perché accusato di aver provocato i tristi accadimenti della demolizione di parti della prigione di Wadi Alnatron e il rilascio di 11000 e passa di carcerati accusati di violenze varie, destabilizzando in tal modo tutto l’Egitto, e per aver preso sospetti contatti con Hamas che li ha aiutati a fuggire dalla prigione) e tutte le volte che hanno indotto apertis verbis alla violenza contro il popolo inerme.

 

 

Dicevo che il risveglio è stato veramente brutto perché per la prima volta abbiamo visto immagini chiare di come si sono ridotti i luoghi occupati dai Fratelli. Non parlo di sporcizia, quella è scontata, ma parlo delle armi. Un’incredibile quantità di pistole, armi di ogni tipo e  migliaia e migliaia di proiettili immagazzinati in quelle che si pensava fossero solo bare simboliche portate nelle loro marce. Perfino I bambini che i FM avevano abbigliato come cadaveri da seppellire si sono rivelati orfani, ospiti in una struttura di proprietà di Wagdy Alaraby, ex attore e ora fortissimo simpatizzante dei fratelli, i quali sono stati regolarmente mandati al sit in ricevendo un pasto a fine giornata. Sgombrato il sit in di Rabaa, di cui parlo più spesso perché è quello più grave in assoluto, le forze dell’ordine hanno scoperto una fossa comune sotto la piattaforma in cui erano seppelliti 20 corpi morti per cause che la medicina legale deve ancora scoprire. Proprio all’angolo c'è una moschea che reca lo stesso nome di Rabaa dentro cui i leader Fm si sono nascosti e da cui sono misteriosamente fuggiti. Dentro la moschea si sono scoperti altri corpi con le dita tagliate e non si sa ancora se per punizione o per quali altri motivi. Le forze dell’ordine stanno ancora rimettendo in ordine la zona e man mano che procedono trovano corpi seppelliti ovunque, anche nei vicini giardinetti.

 

Intanto, mentre veniva effettuato lo sgombero, i Fratelli hanno attaccato tutto l’Egitto. Tutto. Le chiese, soprattutto nel Sud Egitto, sono state prima saccheggiate poi bruciate; le case e i negozi dei copti sono stati attaccati; le questure e i commissariati sono stati presi d’assalto lo stesso 14 agosto e anche il 15, molti sono stati saccheggiati e i poliziotti sgozzati. La fratellanza ha documentato tutti i tipi di violenza da essa esercitati sia via post su facebook e twitter, sia attraverso video pubblicati su youtube, alcuni veramente orribili, da psicopatici. Ci sono stati spari dappertutto, le persone che per la loro sventura si trovavano per strada, forse nel tentativo di arrivare al lavoro o a casa, non potevano trovare rifugio alcuno dai bastoni e dalle armi della folle fratellanza. Con questa grave situazione si è dovuto imporre lo stato d’emergenza per un mese e un coprifuoco dalle 19.00 alle 6.00 del giorno successivo per alcuni giorni. Il buon Erdogan, che si fingeva leader a spese nostre, personalmente indignato per il fallimento del suo progetto, ha chiesto l’intervento della UE nonché dell’ONU per trovare una soluzione sia per la Siria sia per l’Egitto. E noi rimaniamo sempre a bocca aperta: l’Egitto ha bisogno solo di scrollarsi di dosso il peso della violenza di una setta mentalmente perversa che lo soffocava. Siamo 90 milioni di persone che vogliono vivere in pace: vogliamo lavorare, studiare, crescere I nostri figli e invecchiare in pace.

 

Non siamo parte del progetto di nessuno né siamo la tesoreria della fratellanza, di cui Erdogan è membro per chi non lo sapesse. Il bilancio dello sgombero dei sit in, fino alle 16.00 del 14 agosto, era di una ventina di morti e una sessantina di feriti, mentre quello di tutta la giornata, vittime delle violenze dei Fratelli contro il popolo e le persone inermi incluse sono di circa 500 morti. I numeri e gli eventi ve li elenco non da un sito né da un comunicato ma semplicemente a partire da tutto quello che ho visto in tv ieri su tutti I canali: Ontv, Skynews arabia, Alarabia, CBC, Alnahar, Sada Albalad, BBC e l’immancabile Aljazerah. Ho dovuto fare il giro per cercare di avere una visuale ampia di quello che stava succedendo. I numeri dei morti e dei feriti erano pressoché uguali su tutti I canali.
Aljazerah li trasmetteva tutti, ma sommati! Incredibile ma vero.

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