raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Inglese, lingua contro natura

Dio stramaledica l'inglese! Inteso come lingua, che rende tutto complicato. Non bastava la parola genre? Secondo l'etimologia online, genre (inglese), deriva da genre (francese), che a sua volta deriva da genus (latino), termine usato per la traduzione di Aristotele: genos (greco). No, l'inglese ha anche la parola gender, che deriva sempre dal francese genre, dal latino genus, dal greco genos. Un doppione etimologico, come un'elica del DNA. L'inglese tradisce così? Non era la lingua delle tre i: inglese, informatica e (chi ricorda la terza i? Insipienza, ingordigia, incuria, ingiustizia, impresa, roba simile), vanto della programmazione educativa italiana? L'inglese ha fatto degenerare il genere, ha prodotto un codice doppio, biforcuto.

 

The Queen, I Want to Break Free, 1984

 

Vediamo le cose sul piano semantico. Genre traduce stile letterario, cinematografico, pittorico, tipo di scrittura. Gender invece traduce qualcosa che ha a che fare col sesso! Secondo il dizionario, a partire dal Quattrocento gender viene usato per dire il sesso “degli esseri umani”, tuttavia, a quell'epoca, il cambiamento di sesso era legittimo, la natura stessa lo produceva. Thomas Laqueur menziona (qui) il caso clinico di Marie-Germaine, descritto nel Seicento da Ambroise Paré (1510-1590). Paré usò il termine degenerare per definire la trasformazione della giovane, Marie, che dopo aver saltato il fosso (in senso letterale!), si trovò con verga e genitalia fuoriusciti: “avendo rotto i legamenti attraverso cui erano contenuti”. Marie cambia nome, diventa Germaine. Degenera nel senso che esce dal genere femminile per entrare nel genere maschile. Paré sembra usare il verbo degenerare in senso neutro, Marie cambia gender in modo rassicurante, secondo natura.

 

Più tardi degenerare non significa più passare da un genere all'altro, ma attecchire tra due generi differenti, come una piantagione rizomatica; non mostrare differenza specifica, come accade invece a una pianta a fusto. Ci sono serie rizomatiche differenti. Prima serie: l'abominevole uomo delle nevi, i giganti patagoni, certi uomini del Salisburghese e del Piemonte (portatori di gozzo, detti anche cretini) e altri accidenti elencati da Blumenbach (1752-1840) che era maestro nell'identificare le zone interstiziali tra le razze degenerate. Seconda serie: i mostri che stanno rinchiusi in istituti speciali a protezione della vista e dell'incolumità emotiva benpensante (orfanotrofi, romeni e bulgari; brefotrofi, per bimbi frutto del peccato, destinati all'oligofrenia; opere di assistenza caritatevole di clausura per disabili; ricoveri per vecchi depravati e dementi; manicomi e comunità educative a vita). Terza serie: i quartieri malfamati dove si dice di non passeggiare liberamente (il Bronx, le Favelas, Quarto Oggiaro, le baraccopoli, la Lapa, Città del Messico). Questi ultimi erano descritti da Morel (1809-1873) come luoghi di degenerazione familiare, con tare ereditarie lamarckiane (Lamarck, 1744-1829). Degenerazioni razziali, degenerazioni individuali, degenerazioni comportamentali, debosciati, artisti moderni (Joyce, De Chirico, Buñuel, Pasolini, Majakovskij). Un molteplice elenco di degenerati biologici e culturali inclassificabili.

 

Nella seconda metà del Novecento accade qualcosa di inqualificabile, la parola gender viene usata come “sesso di un essere umano”, ma in altro senso. Alla natura subentra la cultura, e poiché la cultura liberal, tipica dell'inglese, inteso come lingua, ritiene che l'essere umano sia per natura libero di definire la propria identità, gender diventa qeer, traducibile con: strano, peculiare, eccentrico, obliquo, perverso, dispari, ridicolo, imbrogliato, frocio. Avere un'inclinazione, attecchire tra i generi. Tutte cose umane e naturali.

 

Quel che mi atterrisce oggi, non sono i degenerati, ma i normalisti, senza riferimento né offesa per l'Accademia pisana. Ogni volta che si odono grida contro i negri e i giudei, gli extracomunitari e i terroni, gli hyppies (capelloni) e i faggots (froci) mi vengono i brividi, rivedo i fantasmi dei campi di concentramento, della Siberia, dello sterminio, che sia paranoico io? Davvero gli omofobi sono bravi ragazzi rasati e vestiti di nero per salvare l'umanità dal baratro della libertà?

 

Lynda Benglis, Female Sensibility, 1973

 

Poi faccio un mio ragionamento strano, paranoico a sua volta, che viene da lontano, molto inclinato, per prendere posizione. Le Isagoge di Porfirio, nel sistematizzare Aristotele, dividono il mondo in genere, specie, differenza, proprio e accidente. In un mondo canonizzato, gli accidenti non possono farla da padrone, altrimenti le inclinazioni prendono il sopravvento e fanno di noi soggetti liberi, troppo liberi, troppo inclinati. Questo è intollerabile. A volte, persino in psicoanalisi, Porfirio cannibalizza Freud. Si pensa che, in fondo, Freud si sia prestato a una sorta di universalismo naturalista, dominante in psicopatologia: le terapie riparative, metafora di un meccanico che aggiusta la macchina.

 

È sano ricordare che Mantegazza (1831-1910) sosteneva che l'origine di tutti i mali proviene dalla manustuprazione infantile (che produsse la contenzione delle mani dei bambini a letto), ricordare che Schreber padre (1808-1861) escogitò macchine per tenere fermi i bambini in posizione di studio (Schreber figlio è il noto caso di paranoia analizzato da Freud), che Kraft Ebing (1840-1902) – quello dell'istinto di contrectazione e di detumescenza – descrive una teratologia sessuale impressionante: zoofilie, gerontofilie, necrofilie, pedofilie, ecc., ecc.

 

È accaduto tuttavia, nel 1987, che Gerald Edelman (1929-2014) desse al termine degenerazione un senso nuovo: “in biologia indica la presenza di più alternative per svolgere la stessa funzione”, o meglio: “una certa struttura può realizzare più di una funzione e una certa funzione può essere svolta da più di una struttura” (ma Freud lo aveva scritto nel 1899!). Da lì in poi si è sviluppata una concezione scientifica della natura che sostiene, a torto o a ragione, che il DNA è degenerato. Abbiamo un DNA inclinato, frocio? Non so se sia vero, ma mi fa respirare meglio. Mi permette di rispettare gli altrui corredi. Mi vien da dire: “Che bello! Forse il Signore, o chi per lui – the Lord, HaShem, o qualche altro Nome – se esiste, ci rende liberi”.

 

Chi vuole stare in apnea, chiamando a pretesto la natura nella concezione aristotelica e creazionista per costruire un mondo mortifero, oppressivo e totalitario, si accomodi in piazza San Giovanni. Dio benedica l'inglese, inteso come lingua, lo ringraziamo qui per averci dato due visioni diverse della natura e della cultura, quella totalitaria e quella libera.

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