La grafica in doppiozero

Grafica italiana, lo stile della modernità. Marco Belpoliti

 

La grande lezione della grafica italiana, che metta mano a un libro come a una scatola di spaghetti, al marchio di un supermercato come ad una sigla televisiva, è quella della lettura: leggere e far leggere. L’immagine è sempre leggibile, sia essa un disegno o una lettera. […] Una volta Calvino, parlando dei suoi lettori, ha scritto che lo scrittore deve supporre un pubblico che ne sa più di lui, più colto e intelligente dello scrittore stesso. Così ci hanno immaginato i grafici italiani per i due lunghi decenni della modernità italiana, prima che l’utopia della comunicazione s’infilasse nel tunnel del consumo e del marketing pubblicitario, che si figura invece un lettore (o un acquirente) più ignorante, incolto e stupido di chi produce e distribuisce.

 

http://doppiozero.com/rubriche/3/201207/grafica-italiana-lo-stile-della-modernita

 

 

Italo Lupi. L'autobiografia grafica. Stefano Salis

 

Chi di voi si ricorda la bellezza di Torino imbandierata, con quelle bandiere così tipiche di Lupi (alte e strette), di rosso cinabro per le Olimpiadi 2006 capisce. Lupi ha letteralmente cercato di "impaginare" le città, oltre che giornali, libri, manifesti. Con un segno che si fa sempre più nitido, razionale, privo di orpelli, quanto mai "pensato". Forse una delle doti più caratteristiche della sua carriera è quello di essere un "grafico-pubblico", più che un "grafico-artista". Ossia, Lupi ha privilegiato l'impatto pubblico del (suo) pensiero grafico.

 

http://doppiozero.com/materiali/design/italo-lupi-lautobiografia-grafica

 

 

Tavoli | Italo Lupi. Stefano Salis

 

C'è posto per le sedie, almeno quattro oltre quella di Lupi: segno che il lavoro è fatto di idee proprie e di confronto, di valutazioni, di scambio e relazione. Il pc, al momento, sembra spento, o in azione solo per diffondere musica. Niente di male: anzi. L'importante, per un grafico, è tenere accese le idee. E a portata di mano matita e carta.

 

http://doppiozero.com/materiali/speciali/tavoli-italo-lupi

 

 

OS7, una grafica senza più alibi. Roberto Marone

 

La verità è che ieri ci hanno cominciato a dire che oramai la grafica digitale, e la nostra percezione profonda delle cose digitali, non ha più bisogno di un alibi percettivo, del filtro “umanistico”, ma che invece siamo pronti, forse, a essere nativi digitali.

E se ad alcuni può apparire un dettaglio, in realtà è un passo decisivo della cognizione. E non è poco.

 

http://doppiozero.com/rubriche/24/201306/ios7-una-grafica-senza-piu-alibi

 

 

Due mostre su Massimo Dolcini. Convergenze parallele. Paolo Teobaldi

 

Operando professionalmente dal 1970 al 2005 Dolcini attraversa e documenta con grande intelligenza la crescita del paese e il passaggio da una società prevalentemente contadina (mezzadrile da noi), sostenuta da una fitta rete urbana di botteghe artigianali, a una società industriale: fatta per lo più da piccole industrie, con stretti legami col mondo da cui provengono, di cui condividono i valori di fondo e anche i ritmi del lavoro. Riguardando i tanti manifesti saltano agli occhi i segni di un mondo, rurale e artigianale, che allora erano ben presenti nel vissuto, cioè nel cervello, dei cittadini destinatari della sua comunicazione.

 

http://doppiozero.com/materiali/ars/due-mostre-su-massimo-dolcini

 

 

 

Falcinelli. Dentro il visual design. Riccardo Falcinelli. Critica portatile al visual design. Valentina Manchia

 

Sulle immagini di ogni giorno siamo chiamati ad adoperare la contafili dell’analisi, per leggere le intenzioni e i significati dietro e dentro le immagini – cosa tutt’altro che scontata. Difficile, infatti, proprio perché siamo sempre più immersi nelle immagini, renderci conto pienamente di quello che vediamo. Difficile distinguere (e ancor più insegnare a distinguere) tra guardare, prestare attenzione, e vedere soltanto.

“Il salto da vedere a guardare è appunto una questione di attenzione. Ma si inizia a stare attenti solo sapendo a cosa prestare attenzione”, ricorda Falcinelli.

 

http://doppiozero.com/rubriche/927/201404/falcinelli-dentro-il-visual-design

 

 

A ciascuno il suo typo. Marco Belpoliti

 

Frutiger ha detto che “il lavoro del disegnatore di caratteri è simile a quello del sarto: vestire l’immutabile forma umana”; e Alan Fletcher, designer di libri, ha aggiunto: “una font è un alfabeto con una camicia di forza”.

Al termine del libro di Garfield c’è una tavola dei caratteri più diffusi al mondo modellata sulla tavola degli elementi di Mendeleev. In alto, insieme a Helvetica e Univers, c’è Futura, disegnato da Paul Renner nel 1924. Lo usa la  Volkswagen per la sua pubblicità e la targhetta lasciata sulla Luna dall’Apollo 11 è composta con la creatura di Renner; anche IKEA l’ha utilizzato a lungo, fino a che non l’ha sostituito con il Verdana, suscitando una grossa controversia tra i suoi clienti.

 

http://doppiozero.com/rubriche/3/201208/ciascuno-il-suo-typo

 

 

 

John Alcorn è un figlio del secolo americano. Alberto Saibene

 

Alcorn è un figlio del secolo americano: cresciuto, come in un romanzo di Richard Yates, a Long Island, allora una campagna di New York, ama la natura e gli animali. Vorrebbe diventare fantino, ma fin da piccolo traffica con matite e colori. C'è una foto che lo ritrae mentre disegna a letto all'età di 10 anni. A fianco ha una gigantesca radio, medium di parola che forse contribuisce ad accendere in lui una fantasia, espressa per immagini, che sarà una delle caratteristiche salienti della sua personalità.

 

http://doppiozero.com/materiali/glittering/john-alcorn-e-un-figlio-del-secolo-americano

 

 

Riguardare. Gli oggetti di Michele Provinciali. Roberta Sironi

 

Stupisce sempre vedere stampate sulla carta le immagini di oggetti che Michele Provinciali raccoglieva, collezionava e ridisponeva amorevolmente sul foglio per farne i protagonisti parlanti di un mondo pubblicitario, pure così vicino all’abitare umano. Poi cominciano, nella sua produzione, gli oggetti grafici, singolari composizioni di scarti e resti che presto, nella veste di art director, potrà ripensare e riprodurre sulle pagine sperimentali della “rivista” Imago. Stampati dai formati eterogenei e dai molteplici supporti ospitano quegli oggetti ritrovati e cari che, come davanti a uno specchio – ma del tutto trasparente – cominciano a parlare di se stessi e della grafica che li contiene.

 

http://doppiozero.com/rubriche/226/201209/riguardare-gli-oggetti-di-michele-provinciali

 

 

Bruno Munari. Il mio passato futurista. Pierpaolo Antonello

 

Munari va oltre la dimensione del moderno che vuole il nuovo come valore assoluto, e riutilizza vecchie idee e suggestioni, trasformandole, arricchendole, riciclandole attraverso nuovi media e varie forme espressive […], anche a seconda delle tecnologie e dei nuovi materiali disponibili. “Le buone idee non muoiono mai” sembra dirci Munari, e questo lo mette in pratica non esibendo minime variazioni sull’identico, secondo il principio commerciale dell’immediata riconoscibilità dell’artista vedette (contro cui si scaglia ironicamente in Design e comunicazione visiva), ma attraverso continui spostamenti laterali e reinvenzioni di alcuni elementi strutturali di base.

 

http://doppiozero.com/materiali/cartoline-da/bruno-munari-il-mio-passato-futurista

 

 

Inciampo. Le superfici di Bruno Munari. Roberta Sironi

 

Non c’è forse grafico che abbia saputo capire la superficie meglio di Munari, che ne abbia messo in moto i passi conoscitivi, difficili e profondissimi, perché innestati per levitazione, per sospensione, in un sapere che affiora al di qua del linguaggio con quella leggerezza che corrisponde a un colpo di immaginazione, a un flusso o passaggio di segno da riscoprire all’epidermide del suo contenuto, in una prossimità col visibile (dove l’occhio e la mano cadono sulla pagina) che precede qualsiasi presa di significato.

 

http://doppiozero.com/rubriche/226/201212/inciampo-le-superfici-di-bruno-munari

 

 

Sulle tracce/facce di Munari. Marco Sironi

 

Insisteva Munari sull’idea di una creatività in cui raziocinio e fantasia si sposano a produrre, a mandare avanti un progetto – tutta diversa dall’estemporaneo manifestarsi del gusto individuale, senza radici, che poi sarebbe il talento degli attuali creativi (un po’ artisti, un po’ stilisti o designer), così distanti dall’insistenza e dalla costanza del cercare.

 

http://www.doppiozero.com/materiali/design/sulle-traccefacce-di-munari

 

 

Super graphic. Diletta Colombo

 

Per il suo stile ironico e intelligente, Super graphic rappresenta un’originalissima parodia dell’infografica stessa che oggi affolla riviste, giornali, libri, blog e siti. 
Lo sa bene Tim Leong, art director di Wired, che, guardando ai suoi supereroi dell’infanzia Superman e Spiderman (giornalisti di professione nella quotidianità), sembra suggerire di prendersi meno sul serio, trovando il modo di fare informazione di qualità senza presunzione e paura dell’errore, riscoprendo il calore di una risata e l’importanza di uno sguardo personale e appassionato.

 

http://doppiozero.com/materiali/balloon/super-graphic

 

 

Il linguaggio visuale di Iela Mari. L'amore per la complessità e l'eloquenza del silenzio. Giulia Mirandola

 

Un’idea si trasforma in oggetto fisico con lentezza, ribadiscono senza parole i suoi libri. Svolgere passo per passo il corso della loro vicenda produttiva, implica il racconto di una storia fondata sul progetto e su un approccio quasi scientifico all’illustrazione. Con i suoi menabò, Iela Mari entrava nelle scuole d’infanzia e capiva insieme ai bambini se le sue storie potessero funzionare o meno e il perché…

 

http://doppiozero.com/materiali/babau/il-linguaggio-visuale-di-iela-mari

 

 

b/n. Gli spazi di AG Fronzoni. Roberta Sironi

 

I nitori formali che accompagnano le opere di Fronzoni, in realtà, inseguono, alla stregua dell’abito nero da lui indossato per ribadire una fedeltà alla regola e una mai dimenticata appartenenza alla propria immagine (che è il proprio pensiero), i termini di una sacralità che sa vibrare e che rinvia ad altro: permea le forme e fugge, lontano dai simbolismi e dalla riconoscibilità dell’oggetto, purifica e alimenta l’elementare con una ricchezza predicativa e concettuale che appartiene alle regioni di un pensiero tutto visivo.

 

http://doppiozero.com/rubriche/226/201210/bn-gli-spazi-di-ag-fronzoni

 

 

Bob Noorda Design. Marco Belpoliti

 

Noorda ha fatto uscire la grafica italiana dal clima tra l’artistico e il mondano del dopoguerra, trasformandola in una vera professione. In questo ha avuto degli allievi: quasi tutti i suoi assistenti hanno poi dato vita a studi propri. Il secondo aspetto, che si coglie immediatamente in lavori come la metropolitana di Milano, quella di New York e di San Paolo del Brasile, ma anche nelle copertine della Feltrinelli e nel marchio, è l’uso della banda continua. Un elemento di standardizzazione, senza dubbio, ma svolto con gusto e sensibilità artigianale.

 

http://doppiozero.com/rubriche/3/201510/bob-noorda-design

 

 

Dove i libri si possono sporcare. Una mostra presso l'Associazione Bruno Munari. Marta Sironi

 

Se dovessi sceglierne uno – stiamo parlando del resto di una mostra gioco – non avrei dubbi: Tenendo per mano il sole di Maria Lai. Un condensato di poesia ricamata, introdotto da un semplice invito: “A chi, tra queste pagine, riconosce i segni di una sua storia”.

 

http://doppiozero.com/materiali/babau/dove-i-libri-si-possono-sporcare

 

 

Il carattere della libertà. Leonardo Sonnoli

 

Istintiva o progettata che sia, ed esteticamente riprovevole qual è, la forma delle parole usate da una parte della politica italiana è sicuramente ripetuta con coerenza nel tempo, esattamente quello che serve a costruire un’identità, ed è appropriata al messaggio. Massimo Vignelli, il maestro del design grafico italiano, sostiene che“il design deve essere semanticamente corretto, sintatticamente consistente e pragmaticamente comprensibile”. Non sarà mica lui l’art director “della libertà”?

 

http://doppiozero.com/rubriche/30/201104/il-carattere-della-liberta

 

 

Io non voto uomini e donne. Leonardo Sonnoli

 

Nonostante l’Italia non sia più un Paese che primeggia nel design grafico, negli ultimi anni ci sono stati dei segnali di risveglio e di crescita di una nuova generazione di professionisti. Ma allora perché, mi chiedo, a parte le liste freak (che non fanno nemmeno più ridere) e gli inquietanti doppioni (di cui ha scritto mirabilmente Filippo Ceccarelli su Repubblica) i maggiori partiti sono individuabili da simboli banali e mal fatti? E come è possibile che i partiti del parlamento, che negli ultimi mesi abbiamo scoperto essere tra le poche aziende del Paese in forte attivo, non si rivolgano a designer di altissimo livello per farsi disegnare la loro identità? Non è anche questa una questione etica, essendo danaro pubblico?

 

http://doppiozero.com/rubriche/30/201301/io-non-voto-uomini-e-donne

 

 

La tipografia delle primarie: JFRenzi, PierLouis e Vendolik. Leonardo Sonnoli

 

In molti hanno accusato Matteo Renzi di essere “Obamified”. Non sanno invece che il ragazzino terribile, il nuovo che avanza, non è altro che stile vintage. […] I caratteri che compongono il suo nome e la parola d’ordine “Adesso!” sono condensati e molto grossi. Derivano, nel disegno, da quelli di legno che si usavano per comporre i manifesti due secoli fa, di ispirazione nordamericana. Un po’ come l’Impact berlusconian-leghista. Ma soprattutto composti in quel blu e rosso da convention americana, non possono non ricordarci le campagne democratiche degli anni sessanta. Soprattutto quella di JFK. Perciò, “Fuori dal Vietnam, ADESSO! Tutti alle Cayman!”.

 

http://doppiozero.com/rubriche/30/201211/la-tipografia-delle-primarie-jfrenzi-pierlouis-e-vendolik

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05 Dicembre 2015