Pisapia, Boeri e Bob Dylan

Il girotondo degli “unhappy few”

Milano, 4 Febbraio. Con in mano il prezioso invito alla “preview” della mostra dei dipinti di Bob Dylan, New Orleans Series, arriviamo a Palazzo Reale.
All’ingresso rigido controllo dei nomi e degli accrediti. Il gruppo di persone ammesse per prime a visitare la mostra è solo di una cinquantina di persone: tranquilli 50-60enni benvestiti, tipici baby boomer incanutiti, cresciuti con la sua musica. L’impressione è che nessuno (tra di noi parecchi figli di: Feltrinelli, Abbado, Archinto, genere cui appartiene lo stesso assessore Boeri&old friends) sia lì per i quadri, ma solo per Lui. Infatti la voce incontrollabile è che Lui arriverà, si mostrerà solo ai “primi ammessi”, passerà, darà un’occhiata alla mostra, forse stringerà qualche mano, ma non ci sarà una conferenza, in barba al programma: infatti Lui ha costretto le autorità a relegarla alla mattinata, a mostra ancora chiusa.

 

D’altronde, tra noi che lo conosciamo dagli anni ‘60 e seguiamo da più di 10 anni il suo Neverending Tour, è escluso che Lui si presenti, discuta, si definisca in un dialogo col pubblico e con la stampa, fosse pure per i suoi quadri; non lo fa da quasi 50 anni, dagli incidenti con i giornalisti nelle sue prime conferenze stampa.

 

 

Cominciamo a vedere i quadri, ce ne sono molti porno, alcuni sembrano scene di film di gangster in bianco e nero, altri sembrano pittura naif, se non si chiamasse Bob Dylan e non avesse garantito tra mille difficoltà la Sua presenza, se il sindaco e l’assessore non venissero dal Suo mondo, non credo avrebbero sostenuto questa mostra.

 

 

Tra i pochi visitatori – che non guardano già più i quadri, ma in giro, in tutte le direzioni, aspettando qualcosa, un segnale –, serpeggia anche la voce che Lui abbia già visto la mostra la sera prima, passando dagli uffici, solo con il suo staff.

 

Notiamo che pure il direttore di “Rolling Stone” (Italia) è nella nostra situazione: è come un balletto, con una coreografia un po’ confusa, in cui tutti i presenti cercano di captare qualcosa, di capire da dove potrebbe arrivare, si passa di sala in sala, ci si sposta continuamente in attesa di qualcosa che non succede. Arriva anche il sindaco e seguendo i movimenti suoi e dell’assessore si spera di cogliere un segnale – e intanto si tiene d’occhio anche il curatore della mostra, ma niente, sembra il girotondo di Otto e mezzo. Qualcuno più attento nota un movimento di tende e Carlo Feltrinelli chiama la madre e il figlio perché vadano con lui dietro quella tenda (lui ha un asse privilegiato con Bob). Mah? Cosa ci sarà? Secondo un’addetta del Comune Lui è entrato di soppiatto passando dagli uffici e i suoi body guards lo hanno chiuso in una stanzetta per metterlo al sicuro – da chi? Dai pochi e pericolosi fans 50enni di buona famiglia? Alcune signore attempate riferiscono di averlo visto passare di sfuggita dalla loro sala e poi chiudersi da qualche parte, noi tentiamo di raggiungere la sala “dell’apparizione” ma una maschera ci chiude la porta in faccia. Allora è vero che è passato di lì! Porte che si aprono e si chiudono, il giro di ballo accelera, e Lui dov’è?

 

A quanto veniamo a sapere, dopo che ci è sfuggito per l’ennesima volta, Lui è stato nella saletta dietro la tenda, e avendo visto “tutta quella gente”, ha deciso per l’ennesima volta che era troppo pericoloso (!), quindi si è dato alla fuga, convcedendo solo la mano al sindaco e all’assessore (con foto che Boeri ha diffuso su Facebook, insieme al racconto della visita con Bob al Cenacolo e alla Pietà Rondanini, a musei chiusi).

 

 

He’s never there. Noi lo conosciamo bene, ci divertiamo a vederlo sfuggire dalle vecchie canzoni, da se stesso, da noi, da chiunque lo insegua, persone o definizioni, ma vorremmo dirgli una volta per tutte: non siamo Chapman!! È un gioco anche per noi, non siamo lì per tendergli imboscate (come dice in Roll on John, dedicata all’uccisione di Lennon), accettiamo tutte le varianti al già detto, quelle gracchianti alle canzoni, non chiediamo autografi (per poi spararti alle spalle), siamo diventati funamboli, addestrati a questa perenne instabilità e frustrazione, ma ballare tra i suoi quadri senza vederti, aspettando che spunti da qualche parte, e mancarti per un soffio in questo balletto, alla nostra età, è troppo, non so se al prossimo nascondino ci ‘troverai’ancora: Roll on Bob!
Dai tuoi veterani unhappy few.



PS Afasie dylaniane? Pisapia è tuttora sindaco di Milano, Bob Dylan è in giro per l'America nel suo Neverending Tour, un concerto per sera dalla East alla West Coast, Boeri dal 17 Marzo non è più assessore alla cultura. Licenziato senza preavviso né parole, forse avrebbe dovuto cogliere dall'espressione in questa foto le intenzioni di Pisapia:
"But goodbye’s too good a word …so I’ll just say fare thee well"(Don't think twice, it's alright)

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