Il tempo è un compagno crudele

Alienazione. Non mi viene in mente altro termine. Alienazione quando, al mattino, metto insieme le forze per alzarmi dal letto, preparare la colazione, vestire mia figlia, vestire me, cercare di non privare mio marito di un sorriso e qualche stralcio di buona conversazione. Quando lo lascio alla fermata del bus diretto al lavoro, lui. Quando mi inoltro tra i banchi del mercato facendo mente locale su quanto serve per casa. Quando mi dedico alle faccende domestiche, i letti, il bucato, i piatti, e faccio ingoiare all’aspirapolvere i miei sogni di giovane donna. Quando la mia unica interlocutrice di lunghe mattinate è la mia gatta. Quando mi accorgo con rabbioso scoraggiamento che i miei orari sono gli stessi dei pensionati del mio palazzo. Quando mi toglie il respiro il pensiero che le mie capacità intellettuali possano un giorno, semplicemente, cigolare, arrugginirsi, invecchiare. E per evitarlo non resta che interessarsi a tutto, con ostinazione: politica, cultura, questioni sociali. Alienazione al tavolo della libreria su cui passo ore a leggere libri che poi riporrò sullo scaffale. O quando stancamente leggo annunci di lavoro. Venditore, agente, operatore, animatore, hostess-bella-presenza, promoter, contabile, consulente, estetista. Il mondo non vuole correttori di bozze. Al mondo non interessa la bellezza della parola scritta.

 

                                                                         

Alienazione quando le tasche vuote consentono, unico capriccio, di girovagare per il centro, cercando un po’ di bellezza dove ancora la si può trovare. C’è tanta gente, ma nessuno sembra alienato quanto me. Chi sono, hanno un lavoro? Come, e perché? E diviene quasi ossessione. Quando vado a prendere mia figlia a scuola inizia il secondo capitolo della giornata. Faccio in modo che l’immagine di me che voglio trasmetterle, farle ricordare, sia quella che in realtà, ora, non è: forte, allegra, entusiasta, stimolata e stimolante. Qualche volta perdo la pazienza. Le chiedo scusa in silenzio. Alienazione quando torna mio marito e vorrei tanto gratificarlo con la mia leggerezza, di cui pure sono stata (e sono?) capace. Ma tutto rischia, al minimo volgere di sguardo, di ricoprirsi di una patina bruna, opaca. E il giorno, un altro, si conclude, si rimette tutto in ordine, si scorrono velocemente i canali tv in cerca di qualche bel film, si rimboccano coperte, ci si distrae con qualche lettura, si spegne la luce e io mi invento strategie, gratto dal fondo del barile qualche buona idea, mi aggrappo al pensiero di un progetto, l’ennesimo, un master all’università quando la mia laurea è già vecchia di dieci anni, l’ultima possibilità, mi dico non senza horror vacui. E nelle ore, nei giorni, passare in rassegna le scelte fatte, i torti subiti, le opportunità perdute, farsi carico di ogni responsabilità, ed è un lungo viaggio, che parte da lontano. Perché, con un compagno crudele al fianco come solo il tempo sa essere, ci si scopre i più severi giudici di se stessi.

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30 Aprile 2012