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Il trigger venuto dal freddo

Nei primi giorni di disoccupazione il copywriter freelance si dedica ad attività a lungo vagheggiate. Alcuni riescono persino a leggere dei libri, ma è cosa breve. Ben presto diventa un homeless telematico: vagabonda dal sito di “Repubblica” a Pornhub, passando per qualche testata internazionale, che fa tanto cittadino del mondo, come il “NewYorker” o, per i più fighetti, “Le Monde”. Se ha l’iPad inganna l’ansia in una caffetteria illudendosi di trovarsi a San Francisco, o a Stanford o in qualche altro posto per americani gauche: la differenza è che qui se non ordina qualcosa ogni ora, lo guardano malissimo. Comunque, dopo una settimana in cui bivacca al caffè è chiaro a tutti che nella vita non fa un cazzo e l’espressione di vaga pietà delle cameriere è spesso insostenibile.

 

Mette allora in atto strategie miserabili: alla mattina ritarda la levata e tra colazione, studio dei giornali e accurate abluzioni diventa operativo verso mezzogiorno; di notte anticipa il momento di coricarsi, così si ritrova a dover riempire non più di dodici, quattordici ore al giorno. Per fortuna gli viene in soccorso il supermercato. Quattro o cinque spese la settimana lo fanno sentire molto impegnato. Ma dopo un mese l’assottigliamento del conto corrente consiglia attività più economiche. Ed è allora che scopre il frigorifero.

 

Una pulizia di fino può richiedere anche un giorno intero, fino a dodici ore sane. Dapprima bisogna svuotarlo, operazione che prende quasi un’ora, visto che con tutte quelle spese è stracolmo. Chi non possiede un frigo classe A++ no-frost è un vero fortunello perché, soprattutto in estate, troverà il suo interno sempre rivestito di uno spesso strato di ghiaccio. I più devastati psicologicamente nel tentativo di abbreviare il disgelo – cos’avranno mai da fare? – usano addirittura il phon. Osservare lo scioglimento e il distacco di continenti di ghiaccio è uno spettacolo che induce sepolcrali meditazioni sulla precarietà dell’umana condizione quanto mai in tema.

 

Ora, finalmente, può cominciare a pulire armato di multipurpose cleaner. Il cassettone della verdura è quello che riserva le soddisfazioni maggiori. Sindoni di zucchine vengono rimosse a fatica dagli angoli in cui riposano pietrificate, e muffe di suggestive gradazioni cromatiche, dal bianco avorio al verde smeraldo, spariscono solo dopo ripetute passate con i trigger (vulgata: gli spruzzini) più aggressivi. La pelle delle cipolle è quella che abbandona per ultima la superficie di plastica e solo l’ossessività del copywriter precarizzato può averne ragione. E poi via con la caccia ai nemici dell’igiene, a cominciare dalle scanalature che reggono le mensoline, al buchetto che raccoglie la condensa, al coprilampadina viscido di burro eccetera eccetera. Insomma, il frigo anche vuoto riempie tantissimo. L’unica sfiga è che non si può pulirlo tutti i giorni. Restano, però, sempre i pavimenti da lavare, il bagno da igienizzare, i libri da spolverare...

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