Alcune storie sono cerchi, altre cerchioni

Un laboratorio di cicloscrittura creativa

Tutte le storie sono cerchi. Si parte da un posto, si incontra qualcuno, si impara qualcosa, si torna a casa, diversi, più vivi. La mia storia è più grande, è un cerchione. Il cerchione di una bicicletta. Si parte da Roma, s'incontra il destino, s'impara l'amore e si torna a Roma, diversi, un poco più vicini alle nuvole... In mezzo ci sono salite e discese, respiri, affanni, batticuori, fiato sprecato, parole affidate al vento e ARIA. Ma, soprattutto, tante coincidenze. Cose che dovevano accadere proprio in quel momento. Incontri, parole, libri, film, canzoni, viaggi e altri minuscoli miracoli che cambiano la traiettoria del percorso per sempre.Vi è mai capitato?

 

Ho provato a chiederlo ai miei lettori, ragazzi delle scuole medie che vivono in molti posti d'Italia. Li ho incontrati nelle librerie, nelle ciclofficine e in occasione di alcuni saloni del libro dedicati alla letteratura per l'infanzia e ho ascoltato i loro racconti. Siamo partiti proprio dalle biciclette, dalle avventure che ciascuno di loro ha vissuto sulle due ruote, e abbiamo inventato storie a pedali seguendo lo schema narrativo che è alla base dei film più amati della storia del cinema.

 

Quando si parla di cinema negli occhi dei ragazzi si accende un bagliore. È molto bello vederlo, a dispetto di chi si ostina ad accusare le nuove generazioni di apatia culturale e atrofizzazione della fantasia. Io ho incontrato persone che aspettavano solo qualche punto di riferimento per scatenarla, la fantasia. Io gliene elenco una dozzina. Non me li sono inventati io, ma Chris Vogler nel suo libro: Il viaggio dell'eroe (1992).

 

 

Per prima cosa, quindi, io e i miei piccoli scrittori cerchiamo un eroe. Può essere uno di loro, oppure un insegnate trascinato suo malgrado nella storia o anche un cane che, per caso, passava di là. L'importante è che sia pronto a salutare il suo mondo ordinario e mettersi in viaggio.  Ma anche se non lo fosse, ci sarà il richiamo all'avventura a spingerlo verso il suo destino.  Una telefonata misteriosa, un disastro naturale, la fuga di qualcuno che va inseguito; ci sono molti avvenimenti che possono costringere l'eroe a lasciare il mondo che conosce per addentrarsi in un mondo straordinario.

 

Di solito i ragazzi preferiscono i disastri naturali, soprattutto se hanno l'effetto di radere al suolo la loro scuola e travolgere tutti gli insegnanti... Peccato che il prossimo snodo narrativo sia proprio l'incontro con il mentore, il maestro di vita. Ecco che le mani si sollevano e i giovani sceneggiatori invocano l'aiuto dei loro paladini, quelli dei fumetti, dei film, dei film tratti dai fumetti e, a volte, del nonno. Privilegio il nonno, che mi fa sempre simpatia e li conduco all'attraversamento della prima soglia, quella che porta al mondo nuovo, dove c'è un guardiano pronto a mettere in crisi i migliori propositi insinuando il dubbio di non farcela, di essere troppo deboli per questa avventura. “Ma non hai paura di lasciare la vecchia via per la nuova?” sibila malefico. No. Non hanno mai paura loro. Il nuovo è sempre meglio. Come li ammiro.

 

Chris Vogler dice che ci vorrebbe un rifiuto della chiamata adesso, l'eroe dovrebbe cercare qualche scusa per non partire, è così che si dà verità al personaggio, è così che ci comporteremmo tutti noi adulti. Ma loro no. Loro travolgono la soglia e il suo guardiano, in barba a Chris Vogler. Poi si lanciano a capofitto nelle prove, trovano gli alleati e sbaragliano i nemici, avvicinandosi incoscienti alla caverna, il punto più basso e cupo della storia e del cerchio... senza sapere che a ore diciotto li aspetta l'ombra. Il cattivo di turno.

 

Inventare il cattivo è quasi meglio che distruggere la scuola. I miei prodi scrittori si sbizzarriscono. Se è una bestia ha zanne, artigli e bava corrosiva, se è un uomo ha armi atomiche e sembianze mefistofeliche, ma può essere anche altro. Una salsiccia aliena, per esempio: ti fermi affamato dopo una lunga pedalata e quella ti seduce col suo morbido profumo di brace. Ti avvicini per addentarla ma è lei ad azzannarti! Come gli viene in mente non si sa, e non c'è il tempo per chiederselo. La battaglia è cominciata, i ragazzi si armano di forchettoni laser e tizzoni rotanti e scatenano l'inferno! Una ragazza prova timidamente a prospettare una riconciliazione con l'abominevole insaccato spaziale ma è troppo tardi. La spada è sguainata e l'eroe è pronto a fare a polpette il proprio lato oscuro. Chris Vogler inorridisce, ma che razza di nemico è un vermone inerme e molliccio?! Un cattivo troppo debole rende debole il conflitto e, di conseguenza, anche la storia. Io lo so che ha ragione, però mi viene da ridere. Darth Vader, Jack Torrance, Norman Bates, Hannibal Lecter e Grimilde, la strega di Biancaneve ridotti a un polpettone sbrodolso per mano di venti ragazzini in preda al delirio creativo.

 

L'ammirazione diventa invidia.
Voglio giocare con loro a “arrostisci il cattivo” per tutto il pomeriggio, ma devo riprendere le redini della storia. Io sono un'adulta e devo dire cose da adulta come: “Ragazzi, adesso basta, è arrivato il momento di tornare a casa.”  Sulla mia ruota delle storie indico una seconda soglia, quella che riporta al mondo ordinario. Ci dovremmo tornare con una maggiore consapevolezza, forse abbiamo imparato qualcosa durante questo viaggio, le prove, le battaglie, le amicizie ci hanno fatto scoprire un tesoro che da sempre esisteva nascosto nel nostro cuore, invisibile, perché si trovava dove l'ombra era più buia.
Silenzio.

 

Mi guardano come un'extraterrestre. Poi un piccoletto salta su ed esclama: “Dentro il salsiccione si nascondeva una pietra! È tutta nera ma si può trasformare in ogni cosa.”
Chris  Vogler, dall'altra parte dell'oceano, si contorce dolorosamente. Questo sarebbe il momento in cui l'eroe trova l'elisir, viene toccato dalla grazia e ritorna in patria con un trofeo capace di aggiustare tutti i guai da cui era scappato. Il momento glorioso della resurrezione in cui ogni uomo abbraccia il proprio destino e fa di questo mondo un posto migliore... e noi invece sguazziamo tra i resti untuosi di una salsiccia spaziale alla ricerca di un sasso. Dovrei dire qualcosa. Dovrei farli riflettere su qualcosa. E invece sguazzo! Sguazzo a più non posso! E trovo quel sasso. Piccolo e nero. Che ci facciamo adesso?

 

La ragazzina timida che aveva proposto un patto di fratellanza col salsiccione vuole rispondere. Alza la mano. Le do la parola. “Possiamo ricostruire la scuola. Possiamo farla più bella. Con un giardino...” non finisce neppure di parlare che il piccoletto scatta di nuovo. Vuole il campo da calcio. Le ragazze scuotono la testa, allora loro vogliono il campo da pallavolo, e la piscina. I ragazzi si sollevano indignati, e allora loro vogliono una scuola solo di maschi, la bella biondina che è stata zitta fino ad ora, scosta una ciocca di capelli dorati dal volto e controbatte che anche lei vuole una scuola di soli maschi ma tutti carini. Le insegnanti ridono e annuiscono, io con loro. Chris Vogler tace. O si è rassegnato, oppure non è carino. Non lo sapremo mai. Abbiamo cose più importanti di cui occuparci. Dobbiamo costruire la scuola dei nostri sogni.

 

Alzo la mano per esprimere il mio desiderio. Vorrei una scuola con tante strade per arrivarci, dove possono viaggiare soltanto le biciclette. Silenzio. Maschi, femmine e insegnanti mi guardano. Il piccoletto sorride. Non vorrebbe ma sorride. La biondina abbandona la ciocca di capelli e sorride. Le insegnanti ascoltano la breve pausa di mutismo dei suoi alunni e sorridono più di tutti. Poi il piccoletto batte la mani. E anche la biondina. E anche la ragazza timida. Applauso. Non me l'aspettavo. Mi imbarazzo un pochino. Però sono felice. E anche loro, mi sembra. Come se quella scuola l'avessero costruita per davvero. La stanno guardando mentre battono le mani. È stata dura inventarla, abbiamo pure dovuto fare a botte con l'insaccato venuto dallo spazio! Chris Vogler, dall'altra parte dell'oceano non mi sente, ma io lo sto ringraziando. Per averci dato dodici regole narrative da trasgredire.

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