raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Ciclomerende

Succede a volte, sarà capitato a tutti i ciclisti della domenica e talvolta anche a quelli
del mercoledì, di sentire le gambe che pian piano perdono tonicità, elasticità, vigore,
prestanza...non vanno più! Decise, risolute e irremovibili, si ha una bella voglia a parlarci, a
pregarle, a smoccolare contro il bicipite femorale o il tibiale anteriore; loro stanno lì, ferme e
beate, lasciando il ciclista solo con il proprio basimento. A questo punto tutto si gioca nella testa del ciclista, romanticamente potremo dire nel cuore: chi si avvilisce e si getta stremato a terra, pronto a diventare scoperta archeologica per ere cibernetiche a venire, destando gran stupore
con quell’aggeggio che, ohibò, si muove a pedali e con trazione a sudore!; chi telefona al primo
amico munito di macchina capiente e aspetta pensando intanto agli incontri di lavoro prossimi
futuri; chi mestamente si prepara ad una bella camminata mettendosi cuore in pace e polpacci
in guerra!; chi non si capacita e sbraitarumoreggiacantailsuoodioasquarciagola dando calci all’aria
e turbando la calma della campagna circostante; chi, infine, riconosce che quella che si trova ad
affrontare è una crisi di fame, uno fra i più grandi nemici del ciclista.

 

A questo punto, se è stato previdente, sbucherà fuori una barretta energetica come per magia,
se ha tasche capienti qualche mela o pesca, se ha gusto eclettico staccherà una banana
che con nastro adesivo sta appollaiata a ridosso del cannone della bici. Le forze torneranno, le
gambe saranno richiamate all’ordine e sbofonchiando e berciando si riprenderà la via di casa o
la via del tragitto o la via cavour numero 5 secondo piano interno 3.

 

Per non dover arrivare al momento fatidico, a questa ora dei conti calorica, il ciclista ha però
una fonte pressoché inesauribile nella natura che lo circonda. Ritrovatomi in percorso periglioso
e piuttosto tartaglioso coi muscoli flambé, mi è apparso proprio due giorni fa un albero sulla
mia sinistra... come se fuoriuscisse da un sogno, ornato di palline gialle fluttuanti nel verde,
pois per foulard meravigliosi e rigogliosi, vero e proprio distributore di merende surrealista!
Chiaramente mi ci sono lanciato selvaggiamente, riempiendomi la bocca con queste susine
dolcissime. Essendo molto piccole le susine sono anche adatte ad essere messe in numero
copioso nelle tasche, sperando non esplodano nel tragitto trasformando i calzoncini in un
barattolo di marmellata ambulante. In un altro sterrato con pietrisco infimo e maledetto mi
sono imbattuto in un albero di succulenti fichi, lasciati lì soli soletti ad aspettare il primo ciclista
bersagliato da fame atavica.Proprio il fico è quanto di meglio si possa chiedere (secondo solo
alle noci) per ristabilire le forze e dare nuovamente vigore alla pedalata... sudati e stanchi, aprire
un fico, sventrarlo e addentarne i dolci semini è sensazione quasi orgasmica... quando ben
maturo, il frutto esploderà in bocca rilasciando il suo succo e facendo provare attimi di ritrovata
serenità col mondo... e con le proprie gambe. Da non sottovalutare la presenza dei contadini
nelle vicinanze; se i più guarderanno divertiti la scena con una bonaria risata, alcuni potranno
(complice il caldo a picco sulla zucca) inveire a pieni polmoni e, in casi estremi, imbracciare un
forcone! Beh, in tali casi vi saranno necessarie tutte le calorie appena introdotte per spingere
col moto rotatorio e via fra le sterpaglie fra un accidente e una pernacchia.

 

Oltre a noci e fichi, che si aggiudicano rispettivamente il primo ed il secondo posto, dobbiamo
dare il bronzo all’uva. Di facile reperibilità nelle campagne e in collina, i filari sono anche ottimi
da percorrere e piuttosto divertenti: nella mia amata Romagna ci si può ingozzare di ottima
uva sangiovese o anche di pagadebit, uva che cresce copiosamente e che per questo veniva
talvolta usata dai contadini per estinguere i debiti. Nelle colline i filari sono solitamente situati
in forti pendenze, si richiederà quindi un grande sforzo nel tornare in strada... ma col bottino e
la pancia piena! Se invece siete per strada... beh... non vi resta che affidarvi all’altruismo, cosa
che può arrecare gravi dolori... come anche grandi sorprese e tuffi al cuore! Dopo 50 km con il
vento a tartassarmi faccia e coglioni e con le risate di Eolo in sottofondo, ero rimasto senza più
una goccia d’acqua e con 10 km ancora prima di varcare il cancello di casa. Vedo delle persone
che sgardellano in giardino... in italiano, scusate... si fanno un barbecue!

Mi fermo, chiedo un po'd’acqua, loro sono rumeni, mi guardano con faccia divertita e un secondo dopo davanti a me ho un panino con salsiccia e una birra gelata! Lo sapevo che un popolo che ha dato i natali a Cioran e Brancusi non poteva essere la spregevole genia che tutti sembrano voler farci credere!!! Ringrazio di cuore e porgo i miei omaggi al popolo rumeno e ai ciclisti affamati

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09 Settembre 2012