Visitatore esemplare

Lo scritto che segue appartiene all’analisi del comportamento del visitatore “esemplare” di spazi espositivi, un progetto di ricerca che ho intrapreso sei mesi fa. Lo studio ha l’obiettivo di dimostrare che l’emancipazione dello spettatore può avvenire per mezzo dell’uso del corpo quale centro di controllo vigilante contro segni in cerca d’ascolto.
Per capire il comportamento di un “esemplare” ho dovuto elidere a priori il costrutto teorico di mente, per focalizzare l’attenzione solo sui comportamenti manifesti.

 

In particolare, in questo caso, ho adottato come modelli minimi due registrazioni fotografiche per poi integrarle in un processo di osservazione e verifica dell’ipotesi in relazione ai dati osservati.
I due scatti sono due immagini reali, la prima presa in uno spazio espositivo pubblico, la seconda presa “in studio”.
La prima figura registra la bicicletta che il visitatore “esemplare” ha parcheggiato nel Karlsaue Park di Kassel fuori dalla casa-studio di Gareth Moore. Le casette sono rappresentate da punti numerati sulla mappa del parco di Documenta così come accade con le opere allestite nelle sale dei musei, con una differenza di tempi di percorrenza tra una tappa e l’altra. La bicicletta in questo caso sostituisce la camminata, aprendo la passeggiata museale all’uso di nuovi strumenti di locomozione, “contro la lentezza peccaminosa delle folle domenicali” (Marinetti).

L’attività motoria è normalmente considerata un aspetto del tutto separato dalla fruizione estetica, poiché nella maggior parte dei casi quella richiesta è blanda.
In realtà ogni segno prodotto ha una volontà di comunicazione e l’attenzione prestata al segno e alla sua decodificazione richiedono un consumo di energia, cioè un lavoro. Forzare delle richieste fisiche potrebbe emancipare il visitatore per riportarlo a uno stato pre-visivo e aiutarlo quindi a filtrare la ricezione di messaggi. Tuttavia, la relazione tra ginnastica e Scuola di Guerra rende l’operazione facilmente criticabile. Ripresa la bicicletta, il viaggio del visitatore termina inevitabilmente a casa, dove è ambientata la seconda immagine.

La seconda figura ritrae il soggetto “esemplare” mentre svolge l’esercizio della bicicletta di sua spontanea volontà mentre guarda Agarrando pueblo di Luis Ospina e Carlos Mayolo (un cortometraggio girato in Colombia nel 1978) nello schermo ubicato di fronte al letto. Al fine di registrare il soggetto in azione, senza trasformare il risultato dell’esperimento, ho nascosto la macchina fotografica sotto la giacca, in modo che il soggetto fosse inconsapevole della sua presenza. Noi siamo addomesticati come un cane, una mucca e abbiamo eliminato da noi stessi ogni sorta d’istinto che forse era caratteristico della nostra natura nel Pleistocene; in particolare questo è evidente nel momento in cui ci troviamo in luoghi pubblici, in cui qualunque comportamento anomalo sarebbe con molta probabilità additato. Il rischio di fare “la bicicletta” guardando un documentario in un luogo protetto, a casa, è nullo.

 

I comportamenti umani sono prevedibili e controllabili attraverso un’opportuna gestione di due classi di stimoli dell'ambiente fisico: gli stimoli “antecedenti” che l'organismo riceve prima di attuare un comportamento e gli stimoli “conseguenti” che l'organismo riceve immediatamente dopo che il comportamento è stato posto in essere; questo significa che per aprire gli spazi pubblici di fruizione a nuovi comportamenti sarebbe sufficiente fornire stimoli antecedenti e conseguenti differenti da quelli cui siamo abituati. Offrire sostegno, vale a dire un senso di comunanza con gli altri visitatori, garantirebbe la riuscita dell’esperimento.

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