Il libraio suona sempre due volte

Era circa un anno fa, gennaio 2013, e la notizia del trasferimento della libreria Utopia di Milano aveva scatenato perplessità e amarezza nel mondo culturale milanese. La libreria, fondata nel ‘77 e da anni punto di riferimento per la città, faceva fagotto per trasferirsi in uno spazio più grande e più economico ma in “periferia”, lasciando la storica sede di via Moscova.

 

Si era parlato ancora una volta della crisi libraria, delle case editrici aguzzine che rovinano il mercato culturale, delle catene e delle librerie da autogrill, del digitale fagocitante e del cartaceo fagocitato, delle responsabilità degli stessi librai non più in grado di agganciare i lettori, delle responsabilità dei lettori sempre meno lettori e sempre più dipendenti da tablet, smartphone, tv. Reazioni di un malessere economico, culturale, generazionale.

 

 

Pochi giorni fa è uscito a cura di Matteo Eremo un piccolo libro, Il libraio suona sempre due volte (Marcos y Marcos) che narra una storia felice, felice nonostante si racconti della nascita e della vita di una libreria di quartiere. Aprire una libreria oggi significa andare incontro a difficoltà di ogni sorta: burocratiche, economiche, organizzative, per non parlare degli sguardi preoccupati di parenti e amici che si chiedono se tu sia completamente impazzito o solo incosciente. Per qualcuno, chi si butta in un’attività del genere oggi è paragonabile a un folle che si fosse messo a vendere cavalli da traino e carrozze durante il boom economico degli anni ’60, dimostrando di non aver capito niente del proprio tempo.

 

Sembra che non sia più ora di vendere libri,  come se fossero diventati oggetti anacronistici. Ma i mulini a vento sono lì fuori, girato l'angolo e questo volumetto racconta le scorribande di due cavalieri erranti torinesi: Davide Ferraris e Davide Ruffinengo. Loro non hanno costruito solo un negozio ma uno spazio fatto di libri, di storie e di idee. Il loro mondo si chiama Libreria Therese – Profumi per la mente e si trova in corso Belgio a Torino, accanto al Cinema Fr.lli Marx, in un quartiere che prima di loro non aveva una libreria.

 

 

Corso Belgio era fino a qualche decennio fa una zona popolare, d’immigrazione. Una di quelle strade in cui gli ultrasnob come il vecchio Einaudi non amavano nemmeno transitare in auto, “così sciatta”, pare che disse una volta, “squallida e senza carattere”. Ma erano occhi miopi: c’era un ciclista formidabile che resuscitava anche le biciclette più scassate, e poi il lungo Po da una parte e il parco Colletta dall’altra, una vista spettacolare sulla collina di Superga, un panettiere che poteva far invidia alle zone chic di Torino e soprattutto una roccaforte rossa: una fra le prime Coop di Torino. Ma, fatto strano, una libreria non c’era. Ed è all’inizio degli anni 2000 che Davide Ferraris apre la sua piccola Therese sfidando un ambiente sociale che fino ad allora non aveva sentito il bisogno di una libreria. A parte il ciclista, che purtroppo ha chiuso, negli anni il panorama è rimasto lo stesso, ma è l’atmosfera che è in parte cambiata. Ed è proprio sotto gli occhi di Therese che ciò è avvenuto.

 

Basti pensare che in una delle vie trasversali di corso Belgio, in via Lessolo, Lapo Elkann cinque anni fa aveva stabilito, prima di decollare a livello internazionale, la sede della sua società produttrice di occhiali d’alta moda (ripulendosi così l’immagine personale che sembrava irreparabilmente distrutta). Ma soprattutto ora Vanchiglia, così si chiama il quartiere, è diventata una nuova zona della movida notturna alternativa della città, con i pro e i contro che ciò comporta. Ma in questi 10 anni anche Therese è cambiata, il giorno in cui ha bussato alla sua porta Davide Ruffinengo con idee mai sentite, eccentriche, balzane. Idee nuove.

 

Il libraio suona sempre due volte è il libro che racconta la storia di due ragazzi che con esperienze diverse arrivano a lavorare insieme con una passione comune: raccontare i libri, consigliando il libro giusto al lettore giusto, “contagiando con la voglia di leggere”. E lo fanno non soltanto tra le mura della loro libreria, ma anche costruendo uno spazio-libreria al cinema Centrale di Via Carlo Alberto, al teatro Baretti, nei negozi, ai festival, girovagando nelle frazioni di montagna, nelle aziende, nei paesi senza libreria, nelle scuole.

 

 

Ma non solo. I due Davide hanno inventato una nuova formula di presentazione dei libri, tra lo spettacolo e la chiacchierata informale, dove sorprendentemente non ti annoi, non ti distrai, non arrivi dopo per andar via prima. E soprattutto non c’è nessun narcisismo autoriale, semplicemente perché l’autore non c’è. In poco più di un’ora Davide Ferraris e Davide Ruffinengo tratteggiano il profilo di una quindicina di libri, facendoti venire voglia di leggerli tutti. Raccontano storie che a fine spettacolo puoi prendere e portarti a casa.

 

La crisi cambia la società e le abitudini, ma l’epoca dei libri forse non è ancora finita. A leggere Il libraio suona sempre due volte e ad assistere al loro omonimo spettacolo i timori svaniscono nel nulla. Se un libraio di quartiere sa raccontare, sa riconoscerti, e sa consigliarti il libro giusto nel momento giusto; e lo stesso libraio sa anche inventare nuove formule per raccontarti i libri: in mezzo a un bosco, ad una cena dove l’autore del libro che hai in mano sta cucinando per te uno splendido risotto, a casa tua in cui il tuo libraio si trasforma in “Personal Reader” e ti struttura le letture di un intero anno, alla radio dove per un’ora una voce tiene agganciati anche i non lettori (“è interessante ascoltarti, sembra quasi che non parli di libri”), in un’auto-libreria, la BookCar sponsorizzata dalla casa editrice EDT, che gira le piazze d’Italia.

Se ti imbatti in questa fucina di idee non hai trovato solo Therese ma una traccia di cultura, che con l’intelligenza di singole persone va avanti e si trasforma insieme alla società. E allora capisci che non è vero che il libro ha le ore contate.

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