Dove comincia e dove finisce la Padania

Dove comincia e dove finisce la Padania? Dalle sorgenti del Po al Mare Adriatico, hanno risposto i creatori di questo mito che non ha mai fatto i conti né con la geografia né con la storia. Cuneo è in Padania? Udine pure? E Ravenna e Ancona sono parte della Padania? O forse la Padania è il territorio che si estende intorno a Cassano Magnago, paese di nascita di Umberto Bossi, centro d’irradiazione di una fantasia geografica che ha ammaliato per quasi vent’anni una parte della popolazione del Nord del paese, come una sorta di fuga dal reale che ora si rivela, come ha sottolineato Giorgio Napolitano, nella sua veste di Presidente della Repubblica italiana, quello che appunto è: illusione. Il re è nudo, dice il bambino della favola di Andersen, che ci fa capire come lo slogan della Lega sia prodotto, non tanto e non solo, dalla boutade del capo leghista, ma anche e soprattutto dallo risposta della folla che l’ascolta, e vi crede.

 

Claudio Franzoni, studioso dei gesti, ha fatto notare di recente come sia appunto lo sguardo della folla che rende grande il gesto che compie l’uomo politico, e che basta un punto di vista diverso per rivelarne l’assurdità o la vuotezza.

 

Cita il film di Luigi Zampa, Anni ruggenti, in cui un bambino osserva il Duce a torso nudo con i pantaloni bianchi mentre compie i gesti della trebbiatura e chiede al genitore: “Papà perché tutti ce l’hanno la camicia e il Duce no?”.

 

Perché in tanti hanno creduto all’esistenza della Padania? Gli storici e gli psicologi sociali ci daranno, prima o poi, una risposta convincente, ma intanto è stato rotto un incantesimo: la Padania è un'invenzione. Non è una constatazione nuova; era stato già detto e ridetto in molte occasioni.

 

Un illustre storico inglese, Eric J. Hobsbawm, ha spiegato come la tradizione, ogni tradizione, sia spesso il frutto di un’invenzione a posteriori; celebre il caso dei kilt scozzesi creati non più di due secoli fa.

 

Ma per restare al puro dato geografico, basterebbe seguire lo sviluppo della geografia leghista dall’inizio degli anni Novanta a oggi, quando si è trattato di definire la Padania, il suo spazio territoriale: dal Veneto alla Lombardia, e poi il Piemonte, e quindi l’Emilia e la Romagna e a seguire le regioni del versante adriatico; era l’immagine di una Padania che risaliva le valli dell’Appennino e provava a scendere verso sud. La Toscana è Padania? L’illusione geografica della Lega consiste nel posizionare il territorio secessionista intorno alla Valle del Po che in realtà, come spiegano i geografi, ha il ruolo di “grande stanza territoriale del Paese”. L’espressione “stanza” non è affatto casuale, dal momento che l’intera forma visiva dell’Italia si modella su questo. La peculiarità del nostro paese è infatti quella di essere innervata da una catena dorsale, l’Appennino, che forma insieme alle Alpi la quinta che chiude ogni paesaggio, sia a Nord come al Sud, così che la gran parte del nostro paesaggio ha una costante direzione visiva monodirezionale: dall’alto delle montagne verso il basso. A questo fa eccezione la pianura del Po che ne costituisce una sorta di sosta, o di pausa. Solo qui, e in modo non paragonabile al resto dei paesaggi europei, si può sperimentare il senso della vastità; ma è pur sempre un paesaggio coronato dalle montagne.

 

Inoltre, come si sa, si può andare da Trieste o da Milano o da Torino sino a Bari senza mai attraversare una montagna, senza valicare la dorsale appenninica che divide il paese non in Nord e Sud, bensì in Est e Ovest. Tra l’altro, la stessa Valle del Po, con i suoi insediamenti industriali e le attività commerciali, è un’entità che guarda, dal punto di vista economico, verso Nord (Francia e Germania) e dal punto di vista geografico verso Est, verso l’Adriatico, dove si getta il Po, come ha ricordato in un saggio alcuni anni fa Franco Purini. Ed è proprio la Pianura padana che permette quel movimento Est/Ovest che è l’alternativa al Nord/Sud, una delle risorse del paesaggio italiano. L’Italia si differenzia tra versante Tirrenico e versante Adriatico, ed è stata la creazione della rete autostradale, fondata su un altro mito – l’Autostrada del Sole – a sviare la visione concreta che del paesaggio italiano si aveva nel passato quando la discesa verso il Sud veniva compiuta con l’attraversamento in verticale della Pianura, per raggiungere più velocemente la Toscana e Roma.

 

Nella visione geografica della Lega, nel suo immaginario, la Liguria a cosa appartiene, alla Padania o al Regno del Sud? E tutte le regioni dell’Italia centrale, cosa sono geopoliticamente? Il paesaggio italiano ha dato per secoli ai viaggiatori l’idea di una grande varietà, di “interni” facilmente riconoscibili come tali, stanze territoriali appunto, che fornivano agli stranieri che la scendevano nel Gran Tour l’idea di osservare il paesaggio nel primo giorno della creazione.

 

Di recente Franco Farinelli ha affermato che Metternich – il ministro austroungarico nemico dell’Unità d’Italia, cui è attribuita la frase: L’Italia è solo un’espressione geografica – aveva perfettamente ragione. La geografia costituisce il collante più evidente della nostra unità: una penisola separata del resto del continente europeo da un’alta catena montuosa che si allunga dentro il Mar Mediterraneo che la circonda da tre lati, e ha una forma allungata, di cui gli Appennini costituiscono la forte continuità geologica.

 

Dopo vent’anni e più il bambino adesso può dire che il Re è nudo, che la Padania è una fantasia, la secessione una frase urlata su un prato, e che non si va impunemente contro la Storia presente e passata. Il sogno leghista è vicino a svanire e chi vi ha creduto, in buona o cattiva fede, dovrà presto aprire gli occhi e guardare la realtà per quella che è: la Padania non esiste, la pianura padana sì. Se a scuola avessero insegnato più e meglio la geografia, saremmo arrivati a questo punto? Difficile dirlo.

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