La Mummia

Il ritorno di Berlusconi

“Il ritorno della mummia”, così titolava giorni fa la prima pagina del quotidiano francese Libération che mostrava una foto di Silvio Berlusconi in un’espressione particolarmente corrucciata. Parlare di “mummia” riguardo all’ex Presidente del Consiglio italiano non è solo una boutade, ma coglie qualcosa di profondamente vero. Anni fa circolava la voce che una linea elettrica di grandi dimensioni fosse installata nella Villa di Arcore per alimentare il mausoleo che il tycoon televisivo ha fatto erigere con il contributo dello scultore Pietro Cascella, luogo postmortem ricco di simboli massonici. Secondo questa leggenda metropolitana si tratterebbe dell’energia necessaria per far funzionare una macchina atta a ibernare il corpo del leader politico, e quello dei suoi cari, in attesa di nuove terapie per prolungare ad libitum la vita. Una strumentazione simile a quella che compare in un racconto Primo Levi, La bella addormentata nel frigo, dove viene conservato nei secoli, in stato di morte apparente, il corpo di una bella fanciulla, risvegliata a intervalli di decenni dai proprietari della casa in cui riposa.

 

Berlusconi mostra a Mihail Gorbačëv il suo mausoleo

 

Con ogni probabilità è, appunto, solo una leggenda, una fantasia; tuttavia il suo contenuto inconscio coglie nel segno riguardo un aspetto della personalità del tycoon televisivo. Berlusconi non sembra volersi rassegnare a un declino politico che è un dato inevitabile della stessa esistenza dei leader nel corso della storia repubblicana – De Gasperi, uno dei padri fondatori della nostra Repubblica, è durato in carica dal 1948 al 1953: solo cinque anni. Questo è un elemento caratteriale, psicologico, che trova tuttavia nell’ossessione per il proprio corpo la sua più profonda spiegazione. La scorsa estate un articolo comparso su Oggi descriveva nel dettaglio in cosa consistesse il trucco assai complesso cui ricorre Silvio Berlusconi per nascondere il degrado fisico del suo viso, della pelle e dei capelli. Un’attività di maquillage che ricorda le assai lunghe sedute cui si sottopongono le attrici di Hollywood, e i divi in genere. Non era solo una notizia gossip, degna dei pettegolezzi estivi. Nel trattamento estetico si evidenziava non solo la volontà di Berlusconi di nascondere la sua età, ma anche il complesso di Sansone di cui soffre. I capelli sono collegati alla potenza virile, alla forza fisica, e la capigliatura, segno di un appeal che per il tycoon televisivo risulta molto importante.

 

 

Berlusconi è dal punto di vista culturale un uomo degli anni Sessanta, un periodo in cui la capigliatura era strettamente legata alla forza sessuale, alla capacità di seduzione, e anche alla volontà di sovvertire l’ordine tradizionale della società patriarcale. Alla metà degli anni Sessanta compaiono i “capelloni” e s’afferma una cultura giovanile di nuovo tipo, come aveva scritto Pier Paolo Pasolini proprio nell’articolo con cui inizia la collaborazione a “il Corriere della Sera”, Contro i capelli lunghi, oggi raccolto nei suoi Scritti corsari. Quando ha cominciato a perdere i capelli, cosa che ha corrisposto alla sua ascesa economica, e soprattutto politica, Berlusconi ha temuto per la sua capacità di seduzione. Non si è reso conto che il denaro di cui disponeva e che andava accumulando poteva, per magia, fargli ricrescere i capelli in testa, anche se non li aveva, anche se li perdeva. Ma probabilmente l’immagine interiore che il proprietario di Mediaset coltiva di sé non corrisponde a quella esteriore: lo specchio gli deve rimandare una visione che non corrisponde all’Ego che sta davanti alla superficie riflettente.

 

 

Perciò ha provato con il riporto, con il trapianto, con il trucco. Se si confronta questo tentativo con la politica del corpo praticata dal suo principale alleato, Umberto Bossi, si capisce la differenza fondamentale tra i due. Dopo la malattia e la parziale paresi che l’ha colpito anni fa, Bossi non ha cessato di mostrarsi in pubblico nonostante la menomazione. Berlusconi no. Per lui il corpo è la forza stessa; di più: il termometro della sua presa sulla gente, il centro della sua politica, insieme strumento e fine della sua stessa “discesa in campo”. Con gli interventi estetici il padrone della televisione commerciale, nonché leader politico, ha reso “mortale l’immortalità”, secondo una formula usata da Zygmunt Bauman. Il materialismo pratico è un dato incontrovertibile della sua personalità.

 

Il titolo del giornale francese coglie perciò nel segno, anche se si tratta prima di tutto di un giudizio politico. La conservazione a oltranza del corpo, la mummificazione del leader, è stata praticata per Lenin, Stalin, Mao, anche se nel loro caso ciò che perdura è il Sistema, il Comunismo, non la singola persona (sono dei Santi dell’ideologia). Più modestamente, ma più ambiziosamente, Berlusconi tenta la mummificazione in vita, dato che per lui la morte è impensabile, se non come continuazione della vita stessa. Un accanimento terapeutico, se così si può dire, che si manifesta anche con l’apparizione recentissima della nuova fidanzata ufficiale, la giovane Francesca Pascale, di ventinove anni, eletta a Napoli nelle liste del Pdl. Il corpo è perciò l’elemento primo della politica di Berlusconi, il suo principale strumento. Più dei programmi politici, più delle idee sulla società, più ancora del suo materialismo pratico, la politica del corpo è il vero fine della sua azione privata e pubblica. Il corpo è tutto solo per chi crede di non avere altra vita che questa.

 

Nella paradossale religione della morte, come scrive Jan Assman, i faraoni egizi si facevano mummificare perché convinti di dover affrontare con il loro corpo mortale il viaggio dell’Aldilà. Su una barca ricca di doni e amuleti dovevano attraversare la prova estrema per continuare a vivere, da morti.

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