Una speranza per la scuola italiana

La notizia di stamattina è rimbalzata dai giornali e dalle radio fino in sala docenti.

Marco Rossi Doria è stato nominato sottosegretario all’Istruzione del nuovo ministero retto da Profumo. Cioè: un neo-ministro che è rettore del Politecnico di Torino vuole nella sua squadra un educatore e un pedagogista, maestro di strada, fondatore del progetto Chance, attivo nel recupero scolastico nel napoletano lacerato della camorra. Un progetto di cui ha scritto la compianta Carla Melazzini nel recente Insegnare al principe di Danimarca, Sellerio, 2011, e a cui è dedicato il documentario  Pesci Combattenti (2002), di Daniele Di Biasio e Andrea D’Ambrosio.

 

In altri termini una delle cose più vicine a quel fantasma di Don Milani, che da Moratti in poi tutte le amministrazioni cercavano di scacciare definitivamente dalla scuola. Per rendere l’idea: è come se dopo l’amministrazione Bush, fosse stato chiamato Chomsky nell’entourage della Difesa americana.

 

Rossi Doria viene dall’educazione, di cui conosce il lato più difficile e doloroso, ed è un collettore delle migliori energie della scuola italiana, un utopista che ha trasformato in realtà progetti di ardua realizzazione, in una dimensione collettiva e lontana dalle istituzioni (che difatti avevano cessato di finanziare il progetto). É dunque in questo momento un simbolo: della resistenza umana che la scuola offre a un mondo disumano e retto dalle logiche spietate del profitto e del successo; di una scuola democratica, aperta al cambiamento e rivolta proprio ai soggetti più fragili, senza la cura dei quali non ci può essere futuro. In un momento in cui si parla di rilanciare la speranza per la rinascita del paese è un segnale molto forte. Della scuola che vorremmo.

 

Ci auguriamo che possa veramente lavorare in tale senso e che, per l’appunto, il suo nome non sia il gioiello che serva solo per legittimare uno scrigno di metalli meno nobili. Dentro la scuola siamo così cinici e realisti da sapere che non solo Monti ha avuto parole di apprezzamento per la riforma Gelmini, ma nessuno nel Centrosinistra ha mai detto veramente di voler cambiare la riforma o di poterlo fare. Ma – e questo è molto – crediamo anche, che se Rossi Doria è lì e finché ci sarà, possiamo fidarci del fatto che qualcosa si sta muovendo.

 

Adesso, ministro Profumo, a questo punto, dai Nidi all’Università, ci si occupi di scuola seriamente, in modo da poterne permettere il risveglio. Di cultura, di didattica, di cambiamento, di formazione digitale, di accoglienza, di supporto, di coinvolgimento. E di finanziamenti alla scuola pubblica, di lavoro dei docenti, di condizioni per poterlo fare bene. Di organici che rispondano alle esigenze educative, che vuol dire più insegnanti e classi meno numerose. Lontano dall’ossessione economicista che ha fregato tutti e dal falso mito dell’oggettività, della meritocrazia truccata in partenza e dai saperi pensati per riprodurre disuguaglianze e immobilità sociale.

 

Sono anni che nella scuola anneghiamo nella tecnicizzazione burocratica e nell’inconcludenza ministeriale, resi schizofrenici da direttive irrealistiche e contraddittorie. E se anche lei crede che non ne valga la pena o che non ci siano le risorse, allora ha già perso. Con molte speranze, rimaniamo in fervida attesa.

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