Bruno, poeta e collezionista d’arte

Ho sempre pensato di venire da una provincia che, nel corso degli anni, ha dato alla luce tipi antropologici interessanti, figure che si sono alimentate di una vitalità segreta e variopinta, forse annusando il salmastro del Tirreno o forse sbirciando tra le frasche delle colline ai piedi delle Alpi Apuane. Fatto sta che in terra apuana, di personalità curiose ne sono vissute tante e meritano di essere conosciute, raccontate o ricordate. ma sono ancheconvinta che nelle province, rispetto ai grandi centri urbani, si possa più facilmente osservare la fioritura di caratteri psicologici eccentrici ed estremamente consapevoli.

 

Dove la povertà di stimoli si infittisce, la palude culturale crea un certo disagio esistenziale e il differenziale fra ambizioni e risposte si allarga, i caratteri bizzarri emergono con maggior spontaneità e le storie particolari possiedono a tratti valori o connotati universalmente condivisi, che nulla hanno a che fare col tono folkloristico ed esotico spesso diffuso nell’immaginario comune.

 

E così, in una provincia di sessantamila abitanti adagiata sulla costa a nord della Toscana, capita di incontrare figure di uno spessore e di una caparbietà impensabili, che sfidano le leggi dei luoghi fuori mercato, costruendosi un percorso individuale con risultati inaspettati.

 

Bruno è uno di questi. In tanti mi avevano raccontato che proprio lui, l’uomo che per anni ha soddisfatto la mia golosità con la sua straordinaria pizza al taglio e un’ancor più sublime calda calda (farinata), era un appassionato d’arte, soprattutto contemporanea, che aveva costruito una collezione attraverso scambi e compravendite con gallerie e interlocutori di fama.

 

 

Sono andata così andata a trovarlo per farmi raccontare qualcosa di più e chiedergli di accompagnarmi a visitare la sua collezione, in una casa ben vestita ai piedi di una collina poco lontana dal centro storico. Non ti puoi sbagliare, se cerchi Bruno lo trovi a qualsiasi ora e tutti i giorni nella sua pizzeria: forse la più buona della zona (che per ragioni di privacy resterà segretissima!).

 

Sotto al bancone dove impasta la pizza, Bruno conserva alcuni numeri di Flash Art e di altre riviste specializzate; ogni tanto le mostra a qualche avventore, per renderlo partecipe di un suo nuovo acquisto, e con estrema semplicità gli racconta le sue ultime soddisfazioni e gli interessi più recenti.

 

Davanti al forno della pizzeria, che da anni porta avanti con audacia con l’aiuto della moglie, Bruno appare timido ed introverso; le braccia sempre nude si agitano continuamente in movimenti rapidi e decisi, le mani affondano nella pasta e tagliano di netto triangoli perfetti: mozzarella, capperi e acciughe.

 

Ma poi, dopo il lavoro, nei ritagli di tempo, durante le ore “off pizza”, Bruno si dedica alla sua passione principale. Un interesse che lo ha portato a possedere una collezione di più di settanta opere, che lui amichevolmente appella con il nome di “ospiti”. Alcuni dei suoi ospiti sono davvero speciali.

 

La sala principale della casa presenta quattro opere diverse di grande formato, posizionate su quattro pareti: due quadri di fine ‘600 da un lato, un’opera optical di Vasarely al centro e sul lato destro un quadro di Piero Gilardi, forse il più imponente di tutta la collezione. Molte delle cornici di supporto ai quadri, Bruno le fabbrica autonomamente, utilizzando il legno chiaro di un ciliegio o di un pino, a seconda dell’accostamento di colori più consono.

La casa di Bruno non è enorme, e le opere sono disposte in modo visibile, ma molto vicine le une alle altre. Una buona parte è stipata in quello che lui sorridendo chiama “caveau”, anche se si tratta di un piccolo studio dove conserva i suoi archivi, un computer, una stampante, cimeli d’arte africana, qualche foto autografata di artisti locali, e naturalmente il catalogo delle sue opere, accuratamente fotografate e vidimate.

 

 

Bruno ha iniziato ad appassionarsi all’arte tramite la solida amicizia con un ex docente di Storia dell’Arte, che con poco sforzo lo ha subito convinto a investire qualche soldo in arte antica. Ma a poco a poco la sua curiosità e il suo fiuto lo hanno portato ad avvicinarsi al contemporaneo, accrescendo sempre di più il suo desiderio di acquistare opere di artisti che considera i “piedistalli” della sua collezione: Vasalery, Boetti, Balla, Calder, Munari.

 

Non mancano pittori del secondo dopoguerra come Giannetto Fieschi e Gastone Novelli, esponente dell’Informale Italiano, di cui Bruno possiede un quadro realizzato nella nota “scuola” di Albissola.

 

Ma siccome ogni epoca ha la sua bellezza, mi dice Bruno, in camera da letto, accanto a un piccolo e delizioso Max Ernst, è accostata una stampa di Vanessa Beecroft, proprio sulla parete di fronte al letto rifatto, tutto pizzi e merletti, dei due coniugi. Le gambe affusolate delle solite modelle formato Beecroft lanciano lo sguardo più in alto a sinistra, verso un quadro di Vedova, anche questo di piccolo formato, ma degno di nota.

 

Entrando in questa stanza, il luogo più intimo e nascosto della casa, è facile percepire l’intensità e il sentimento con cui le opere sono state accuratamente posizionate, accanto alle fotografie di famiglia, agli oggetti ricordo, alla biancheria ben riposta. Noto in un angolo vicino all’armadio, un ritratto di Cindy Sherman che mi sorride compiaciuta. Penso che Cindy Sherman stia bene accanto ad un armadio.

 

Tutta la casa profuma di bucato. Un arco decorato con un disegno di filari di vite, separa la zona notte dal soggiorno. Nel bagno c’è un bassorilievo in gesso posto al disopra della tazza del water, di cui mi risulta difficile la lettura.

 

Bruno ha viaggiato molto. Negli ultimi venti anni ha partecipato a fiere internazionali, aste di prestigio, Biennali ed Esposizioni importanti, infischiandosene dei vernissage, degli opening cerimoniali, delle pubbliche relazioni forzate, delle volgari ostentazioni.

 

 

Penso: cosa direbbe Charles Saatchi? Se è vero che, come lui stesso ha dichiarato, i collezionisti e i galleristi di oggi, quelli che lanciano le mode, quelli che implementano il mercato e ne stabiliscono i crolli, sono tutti “euro cafoni, oligarchi e petroligarchi trendy” ("La Repubblica", 11 ottobre 2011), allora mi chiedo, cosa penserebbe di chi, come Bruno, investe ogni anno una piccola quota fissa dello stipendio da pizzaiolo per comprare arte? E cosa penserà Bruno, che invece Saatchi lo conosce bene, della sua vita da collezionista e mercante, mentre prima di addormentarsi lancia un ultimo sguardo alle gambe di una delle modelle formato Beecroft?

 

L’emozione di Bruno non si contiene di fronte a cotanta bellezza. E il ricordo del profumo della sua pizza mi fa venir voglia di tornare a casa.

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