Conversazioni in ascensore

Una volta, durante la crisi economica all’inizio degli anni novanta, lo scrittore tedesco Hans Magnus Enzensberger andò alla borsa di Francoforte e passò l’intera giornata in un ascensore del palazzo. Ad ogni agente di borsa che entrava, lui rivolgeva le stesse domande: quando finirà la crisi, che cosa bisognerebbe fare per migliorare la situazione, dove sta andando l’economia? Voleva chiederglielo mentre stavano lì chiusi in ascensore perché così era sicuro che le risposte sarebbero state brevi e precise, senza tempo per divagare o per addentrarsi in spiegazioni complicate. Non ci furono due agenti di borsa che gli diedero la stessa risposta. Per qualcuno l’economia era in ripresa, per qualcun altro era messa decisamente male; per uno la crisi stava per finire; per un altro ancora ce la saremmo trascinata per vent’anni.

Lo scrittore tedesco Hans Magnus Enzensberger ne concluse che gli esperti di borsa ne sapevano quanto chiunque altro di come e dove andava l’economia, e non era chiaro se questa fosse una ragione per consolarsi o per disperarsi ancora di più. Ma io ci ho pensato su e ho un’idea diversa. Può anche darsi, dico, che lo scrittore tedesco Hans Magnus Enzensberger si sia sbagliato nell’interpretare le risposte che riceveva. Dopotutto lui interpellava gente che andava di fretta, aveva tutt’altro per la testa, ed è facile che stesse pensando più che altro al piano dove doveva scendere e a che cosa doveva fare subito dopo e se c’era un bagno lì vicino. Così magari l’agente di borsa che gli rispondeva che l’economia andava su magari stava solo dicendo che lui doveva andare all’ultimo piano, e quello che gli diceva che l’economia andava giù forse stava solo pensando che doveva scendere al piano terra, andare al bar e farsi un panino, mentre quello che gli aveva detto che non sapeva proprio dove l’economia stava andando a sbattere forse era uno nuovo del posto che si era perso e dove stava andando non lo sapeva neanche lui.

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