Il sabato del villaggio / Analisi di un pavimento

Macchie, cicche, lacche, bottiglie vuote.

Quel pavimento è il pavimento

sporco della nostra vita.

 

Questi versi che Franco Marcoaldi dedica all’artista Gianfranco Ferroni non sono che un elenco analitico di una serie di oggetti sparsi su un pavimento. E lo stesso si potrebbe dire del quadro dell’artista livornese da cui Marcoaldi prende spunto, se non fosse che Ferroni stesso, intitolando il quadro Analisi di un pavimento, ha predisposto lo sguardo poetico di Marcoaldi. L’indicazione dell’artista è determinante perché pone l’opera tra lo sguardo, in questo caso del poeta, e la realtà come fosse un vetro che filtra la memoria degli oggetti, da privata a pubblica.

 

Qualcosa di simile avviene con le bellissime fotografie di Dino Pedriali, in cui vediamo attraverso il vetro di una finestra un Pasolini sfocato che ci osserva dall’interno di una stanza. Il vetro ci impedisce di vedere il corpo nudo di Pasolini, ma al contempo rivela il corpo del poeta superando l’anatomia privata per mettere in mostra il nostro corpo di uomini e quello della società in cui viviamo. Il corpo a corpo pasoliniano diventa visibile - con un banale clic, come direbbe Mario Dondero - grazie all’intuito di Pedriali che espone il corpo nudo di Pasolini rendendolo analizzabile poeticamente e quindi comprensibile.

 

Delle foto di Pedriali a Pasolini parlano Elio Grazioli e Marco Bazzocchi presentando la mostra da pochi giorni aperta in Triennale a Milano. I corpi degli autori come interfaccia di un dolore che da intimo diventa universale, descrizione di tempi, i nostri, sempre più segnati da una sorta di intimità pubblica: ne scrive, riflettendo sulla letteratura italiana degli ultimi anni, Gilda Policastro. Quasi parallelamente, Franco Germinario, con Il culto politico della morte nella cultura di destra, ci avverte che “attivismo tragico e immanenza della sofferenza si presentano come una rivolta contro la Storia, una rivolta da parte di una cultura che si considera straniera al supposto corso della Storia. In altri termini, Locke, Smith, Robespierre e Lenin hanno vinto; per cui l’unica soluzione è impegnarsi da una posizione controcorrente, che necessariamente dovrà provocare sofferenza a sé, e molto probabilmente la morte”.

 

Ed è in un confronto tra corpi nudi e corpi vestiti (e firmati) che si palesa il cambiamento politico e sociale degli ultimi anni. La forza di democratizzazione dei social network nasce da uno spazio privato che entra in connessione con la società mentre l’ormai desueta retorica degli Yuppies anni Ottanta ha portato la televisione al cinema riducendo il pubblico ad un fatto privato e futilmente edonista che non ha lasciato che “degli irriducibili sfigati”, per dirla alla Vanzina.

Bertram Niessen ci parla di Twitter e del cambiamento politico e Raffaella De Santis della via italiana allo yuppismo. Se i giornali e i telegiornali erano mezzi di comunicazione, la rete è un luogo di comunicazione, uno spazio privato che, come ci spiega Roberto Marone, deve rimanere tale per riuscire a continuare a difendere lo spazio pubblico.

Il rischio è quello di perdere la capacità di analizzare il pavimento, riducendolo ad un elenco per nulla poetico di oggetti senza memoria e biografia. Un pavimento sporco non più capace di vivere e soffrire con noi.

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