Il sabato del villaggio / Somiglianze e apparenze

Due sembrano essere le modalità dello sguardo che si contrappongono da anni sulla scena pubblica italiana, quella dell’apparire e quella della somiglianza. Per un certo periodo si sono anche sovrapposte, apparire alla stessa maniera è in parte anche considerarsi simili e quindi affini, una sorta di apparenza al quadrato. Tuttavia l’imporsi della crisi con la concretezza dei suoi problemi (mancanza di lavoro, difficoltà di accesso allo studio e alla cultura, perdita di diritti) favorisce lo scambio e la collaborazione tra persone affini per modo di vivere e di pensare, tra persone quindi che si somigliano al di là delle categorie politiche ormai quasi totalmente invase dal virus decadente dell’apparenza.

Doppiozero questa settimana quasi propone in un certo senso una guida alla ricerca della somiglianza, dell’affinità a dispetto del vuoto apparire. Ferdinando Scianna commenta una sua fotografia rammentando una somiglianza con l’individuo da lui fotografato con quello ritratto in un quadro da Antonello da Messina: una somiglianza che sta forse più nell’uomo che nel quadro stesso e che nasce da una fratellanza culturale profonda.

Roberto Marone e Giuseppe Di Napoli ci parlano diversamente di deformazioni, Marone ci spiega cosa sono quelle lettere che assomigliano a caratteri antichi (e in molti casi lo sono) che spesso ci viene chiesto di decifrare in rete, mentre Di Napoli partendo dalla spazzatura, ci parla della morfologia degli oggetti che una volta buttati non sono più fazzoletti, lattine e contenitori vari, ma qualcosa di simile che fatichiamo a riconoscere.

Perché una mostra piena zeppa di opere d’arte è solo apparentemente una mostra d’arte? Roberto Pinto ci accompagna al padiglione Italia della Biennale di Venezia, forse la migliore rappresentazione possibile di un Paese in stato confusione.

Veronica Vituzzi ci accompagna invece ad una mostra che ricorda la grande artista Francesca Woodman. Una rassegna di documenti inediti, tra cui lettere e progetti di lavoro che raccontano la vita e l’avventura, ma soprattutto l’arte di Francesca Woodman.

I videoclip esistono ancora? Rossano Lo Mele ci dice che sì, ma anche che hanno cambiato profondamente il modo di raccontare la musica, se prima venivano imposti dalle case di produzione per creare un’immagine all’artista, oggi è lo stesso artista che li sviluppa come strumento virale per farsi conoscere.

La messa in scena teatrale è interpretata con genialità artigianale da Daniela Dal Cin. Ne scrive Luca Scarlini, a partire da un indimenticabile spettacolo del 1987.


L’apparire in questi anni non ha fatto altro che occultare la paura di un Paese immobilizzato sulle proprie gambe, incapace di cambiare e di lasciarsi il passato alle spalle. Il trasloco di Leonardo Casula, recensito da Silvia Mazzucchelli, sembra raccontarci anche un po’ di questo Paese: una casa diversa in cui ci si ostina a mettere gli stessi oggetti allo sempre stesso posto.

Con Alessandro Carrera e l’impossibilità di non camminare a New York, dove tutto è invaso da pedoni e automobili sempre in movimento e con la passeggiata mattutina di Stefano Bartezzaghi prosegue Camminare che insieme a Sciarà accompagnerà i lettori di Doppiozero per tutta l’estate.

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Liu Bolin