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L’insopportabile degrado della cripta della cappella Scrovegni

Questo mio intervento non vuole ripetere quanto è stato già detto sui giornali  (Corriere veneto, Gazzettino e Mattino di Padova, La Repubblica) a proposito dei pericoli che l’erigendo Auditorium e la già avviata costruzione delle due torri in zona PP1 costituiscono per la cappella Scrovegni. Mi limito a constatare una clamorosa contraddizione. Il sindaco dice di rinunciare al piano interrato dell’Auditorium, profondo diciannove metri, sensibile alle cautele raccomandate dalla relazione D’Alpaos, Salandin e Simonini; a poca distanza dell’erigendo Auditorium sono già all’opera le ruspe che hanno iniziato lo scavo che sarà di trenta metri per la costruzione delle due torri, quando, come ha affermato il professor d’Alpaos in seduta pubblica consiliare “Quelli che lavorano dentro al PP1 dovrebbero operare rispettando le prescrizioni date per l’area Boschetti [Auditorium]. Diversamente potrebbero esserci influenze nell’area della Cappella degli Scrovegni”. Chi li sta controllando? Chi ha titolo di controllare? È evidente che, poiché manca uno studio del sottosuolo occorrerebbe che anche per questa area che è la stessa dell’erigendo Auditorium e della cappella Scrovegni fosse nominata una commissione.

 

Per dare l’idea di come la cappella sia salvaguardata esaminiamo la situazione della sottostante cripta.

Purtroppo il restauro del 2002 che ha restituito ai loro colori smaglianti gli affreschi della cappella Scrovegni, non si occupò per nulla della cripta, che alta e spaziosa sostiene l’intera cappella (ad accezione del presbiterio, che poggia sulla terra). Un simile gioiello architettonico oggi può essere visto solo facendo domanda in comune ma si presenta in condizioni sconfortanti: la cripta è ingombra di cassette e oggetti celati da ampie coperture in plastica; il pavimento è una gettata di cemento sconnesso dove, nonostante la siccità, scorre acqua che emerge dalla falda sottostante. Impossibile il colpo d’occhio della volta dove sono dipinte le stelle di Giotto (ma le stelle nere originariamente come si presentavano?) perché sono rimaste le poderose sostruzioni in mattoni ad intervalli ravvicinati che dovevano, durante l’ultima guerra, evitare che l’effetto d’urto delle bombe facesse crollare la cappella. Tali sostruzioni non hanno alcun effetto statico e nel 2002 sarebbero dovute essere tolte così come già allora doveva essere affrontato il problema del compromesso assetto idrogeologico della cappella. Dunque una incomprensibile occasione perduta.

 

                                                                               

È evidente che, data l’umidità regnante, le finestre a bocca di lupo che a livello del pianterreno della cappella illuminano la cripta sono lasciate senza vetri (in caso di piogge eccezionali hanno convogliato e riversato l’acqua che ristagnava intorno ai muri esterni della cappella dentro la cripta). Per inciso: le grate bucherellate che circondano il profilo dei muri perimetrali della cappella sono evidentemente inadeguate e anche questo sistema di smaltimento della pioggia andrebbe rivisto.

Le finestre sono protette da una leggera rete contro i piccioni e da maglie di ferro a rombi non troppo stretti. È sempre possibile l’atto di uno sconsiderato e in questi anni quante volte l’abbiamo visto appuntarsi contro un’opera d’arte per deturparla e/o distruggerla. Introdurre da queste finestre, avendo allargato le maglie, un congegno deflagrante sarebbe assai facile. La cappella è sorvegliata di notte ma è immersa nel buio di un amplissimo giardino: lo so per esperienza per avere girato anni fa un video per la televisione che dovemmo girare di notte per alcune settimane, proprio per non disturbare di giorno i turisti.

 

 

Guidati dall’acqua che scorre sul pavimento in leggera pendenza e cercando di evitate pozzanghere e fango si arriva alla parete finale della cripta cui è appoggiato il rozzo vascone, dove anche oggi ci sono almeno una quindicina di centimetri d’acqua; dentro tale vascone è collocata un’ulteriore vaschetta con le due pompe che ad intervalli regolari succhiano l’acqua in eccesso del pavimento e attraverso un condotto la riversano in una cisterna che la rimette nella falda in un giro senza sosta. Può la cappella Scrovegni, la bellissima cappella, sopportare un rimedio così ruvido ed antiestetico per cercare di controllare il continuo afflusso dell’acqua di risalita dalla falda sottostante? È proprio così sicuro che l’acqua del pavimento della cripta che giunge fino ad inumidire la base dei muri perimetrali non intacchi a lungo andare l’assetto strutturale della cappella? Se io avessi una casa con la cantina immediatamente sottostante sempre allagata con acqua e fango non starei affatto tranquilla. Certo non lo sarebbe stato lo Scrovegni.

 

Guardando la parete di fondo della cripta si nota inoltre, a metà altezza, una nicchia di cui nessuno sa la ragione, dalla quale affiora un condotto fittile; come ha dimostrato in uno studio Girolamo Zampieri, ex direttore dei musei civici, il condotto si prolunga fin fuori la cappella e doveva alimentare un pozzo, segnato del resto su alcune piante del passato. Anzi sarebbe auspicabile che fosse concesso di sollevare due o tre lastre del pavimento del sagrato della cappella (davanti alla facciata) per vedere dove si dirige il condotto e chiarire quindi come venisse portata acqua dentro la cappella, che evidentemente, al tempo dello Scrovegni, aveva bisogno di acqua e non doveva espellerla, come oggi.

 

Incredibilmente solo da poco è stata avviata la pratica per chiedere che l’Unesco dichiari la cappella patrimonio dell’umanità: è patrimonio dell’umanità anche questo desolante stato di abbandono della cripta? La cripta è si o no parte integrante della cappella Scrovegni? Perché padovani e turisti e studiosi sono privati della sua vista?

 

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19 Aprile 2012