Letterina alla Befana…

Cara Befana,

 

scrivo a te perché ho inventato una scienza inesistente che si occupa di sparizioni. Il mondo in fondo è tutto un gioco di apparizioni e sparizioni, non ti pare?

Potrei chiederti: come mai tu sei sparita e i cardinali sono ancora al loro posto? Potrei chiederti cose di questo mondo, ma immagino che a te interessino poco e forse anche a me. Quello che indugia a esistere diventa presto palude, fango. E allora ti chiedo di mettere nella tua calza la voglia di sparire o quanto meno di tacere. Ti sto scrivendo alle sette del mattino dal mio paese, un paese sparito. Sono rimaste le case, è rimasto il paesaggio intorno alle case, ma il paese non c’è più. Ieri sera facevano una tombolata al paese nuovo. Ogni volta che si prova ad adunare la comunità, si sente che il secchio è rotto. Io avevo mangiato più del necessario, come succede a tanti. I nostri possiamo chiamarli gli anni di Berlusconi, ma forse è più corretto chiamarli gli anni del reflusso esofageo. Epoca indigesta, mia cara Befana! Stamattina ti sto scrivendo solo perché me lo ha chiesto doppiozero. Sono molti giorni che non scrivo niente di nuovo e ne sono contento. Mi limito a sistemare ogni tanto qualche vecchia poesia. Non so proprio cosa dirti. Prima di accendere il computer pensavo al fatto che potresti consigliare a Monti di organizzare un consiglio dei ministri a San Luca in Aspromonte. Meglio ancora se andasse in un paese sconosciuto, tipo Montaguto, sul confine tra l’Irpinia e la Daunia. Consiglierei a Monti e agli italiani di essere più attenti alla geografia, di essere attenti a quello che c’è scritto sulla terra, più che a quello che c’è scritto sui giornali o a quello che si dice alla televisione o nella rete.

A me piacerebbe che il prossimo fosse un anno silenzioso. Un taglio anche alle parole. E allora non posso che fermarmi qui, cara Befana. Metti nelle nostre calze un poco di silenzio, per favore!

 

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06 Gennaio 2012