Two bees or not two bees: convegno sulla traduzione del nonsense

Modena 26 settembre 2011

Siamo sicuri che “Lei vende conchiglie sulla spiaggia” sia la giusta traduzione dello scioglilingua inglese “She sells sea shells on the sea shore”, e che invece “Se scii senza scienza sei solo scema” non lo sia per niente? E come si possono tradurre in altre lingue “Il barbone rampante”, “Il bisonte dimezzato” o il fin troppo attuale “Cavaliere inefficiente”? Impossibile? Ma esistono traduzioni davvero impossibili? E, di contro, quali sono le traduzioni possibili? Ancora: come rendere in italiano “Two bees or not two bees”? “Due api o non due api” è meglio di niente, ma non aiuta molto. È evidente a tutti il gioco di deformazione sul dubbio di Amleto, grazie al quale, con minimi scarti grafici e fonetici, il verbo essere (to be) si trasforma in due api (two bees). “Tessere o non tessere”, come suggerisce Gino Patroni, forse il più scoppiettante parodista italiano del Novecento (Il meglio di G. Patroni, Longanesi 1994), potrebbe essere una indiretta traduzione della parodia delle api, anche se qui di api non si trova traccia. Eppure la traduzione involontaria di Patroni può essere una traccia, appunto.

 

 

La traduzione di nonsense, filastrocche, parodie è evidentemente un’esperienza insolita che sta alla traduzione canonica come gli sport estremi stanno alla pallavolo, al tennis o al mezzo fondo. Sono traduzioni pericolose, nelle quali il traduttore deve non solo mettersi in gioco, come avviene sempre nelle traduzioni, ma scendere in campo facendosi notare assai più di quello che, per statuto e indole, vorrebbe. Come lo sci alpinismo anche queste traduzioni forse non servono a molto: sembrano fini a se stesse, tutt’al più gare di abilità e arguzia linguistica e immaginativa, da giocare da soli, senza avversari, utili ad allenare certi muscoli o a mettere a punto certe tecniche. Scrivere un romanzo senza usare mai la vocale a cui si fa ricorso più spesso nella lingua in cui è scritto (George Perec, Disparition), oppure eliminando progressivamente una lettera per ogni capitolo fino ad arrivare a un capitoletto in cui è lecito servirsi solo di cinque lettere (Mark Dunn, Ella Minnow Pea) è già di per sé un’impresa letteraria estrema; tentare di tradurre i due romanzi, come hanno fatto con pazienza e acume Piero Falchetta (La scomparsa, Guida 1995) e Daniele Petruccioli (Lettere. Fiaba epistolare in lipogrammi progressivi, Voland 2001), eleva a potenza il rischio.

 

I nonsense e le parodie, ma anche i versi poetici, sono testi non canonici, che si oppongono alla logica della lingua convenzionale e, spesso, al potere. Sono testi che intenzionalmente vogliono uscire di pista, sconfiggendo la gravità delle regole con un salto mortale, a volte leggero e irriverente. E sono assai più significativi e frequenti di quanti si creda. Secondo il filosofo-linguista Jean-Jacques Lecercle sono il “remainder”, quello che resta, lo scarto della lingua ordinaria, la quale invece ha costituito finora l’oggetto privilegiato degli studi della teoria del linguaggio e della traduzione (The Violence of language, Routledge 1990).

 

Forse per tradurre questi salti mortali della lingua ci vuole una buona dose di “creatività”. Una creatività però accompagnata da un’altrettanta buona dose di “cattiveria”, che, come fa notare Stefano Bartezzaghi nel suo Elmo di Don Chisciotte (Laterza 2009), è proprio e per caso l’anagramma di creatività. Così accanto al rigore linguistico, alla competenza nelle due lingue e nelle due culture coinvolte nel processo traduttivo, alla consapevolezza dei motivi per cui si traduce, e all’amore per le parole (senza il quale non si va da nessuna parte), ci vuole anche fortuna e la prontezza di cogliere ciò che, a volte, il caso offre, prestando un orecchio e un occhio vigile alle combinazioni sorprendenti e inattese di cui ogni lingua è miniera: chi avrebbe mai pensato che “creatività” e “cattiveria” fossero così vicine?

 

Al tema della traduzione di nonsense, filastrocche e parodie è dedicata una giornata di studi organizzata dal “Dipartimento di studi linguistici sulla testualità e la traduzione”, dal “Master in traduzione di libri per ragazzi”, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e da “Europe Direct” del Comune di Modena in occasione della “Giornata Europea delle lingue”. Al convegno parteciperanno importanti studiosi e traduttori professionisti, come Jean-Jacques Lecercle, autore fra l’altro di studi fondamentali sulla “Filosofia del Nonsense” (Philosophy of Nonsense. The Intuitions of Victorian Nonsense Literature, Routledge1994) o Riccardo Duranti, traduttore tra gli altri dell’affascinante rompicapo di Roald Dahl La fabbrica di cioccolato (Salani 1990).

 

La giornata, che si chiuderà con un “Open mike nonsensico e un tavola poliedrica”, si terrà nell’Aula magna del Rettorato (Via Università 4, Modena) e avrà inizio alle ore 9.30.

 

Leggi il programma.

Per informazioni: angela.albenese[at]unimore.it

 

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