Expo e dintorni: c'è qualcosa di arlecchinesco

Sui sedili di Expo c’è posto per tutti. Chi non potrà permettersi il biglietto di entrata nel mega recinto che racchiude il mondo e il suo cibo migliore, potrà partecipare all’Evento da qui, dal Corso Vittorio Emanuele.

 

ph. Antonino Costa

 

Per chi resta fuori, c’è disponibile un libretto giallo e con dorso psichedelico in nero e bianco che in 159 pagine guida agli eventi in città. Commistioni tra moda e bellezza, design e cibo, cultura e innovazione; dialoghi tra chef e architetti/designer/fotografi, industriali e stilisti (e per mio vaneggiamento e immaginazione: tra pastori e zolfatari che mangiavano “pane e coltello”, tra contadini e muratori e magari tra pescatori e assessori). È il primo numero, relativo al mese di maggio. Qui di salvare il pianeta non se parla, ognuno ce la deve fare da sé, con creatività e col proprio lavoro. Usando la pubblicità, ma soprattutto con l’italianità.

 

ph. Antonino Costa

 

Io sono un po’ confuso, non so più cosa fotografare. Cos’è Expo? una grande fiera commerciale o un movimento per risolvere la fame nel mondo? Nutrire il pianeta. Energia per la vita. Nel foglietto della messa di qualche domenica fa lessi: «il 18 e 19 maggio tutte le Caritas del mondo saranno a Milano per Expo. I delegati di 164 Caritas di tutto il pianeta si riuniranno in assemblea per discutere i risultati della campagna globale contro la fame nel mondo». Fu organizzata, sempre dalla Caritas, una serata di spettacolo e riflessione in piazza Duomo che forse sarei dovuto andare a fotografare.

 

ph. Antonino Costa

 

Tornando alla cronaca di questi ultimi scatti; stavolta non sono andato verso la periferia a schiarirmi le idee, giacché ero al Duomo, ho cercato la prima isola digitale nelle vicinanze. La parola “isola!” mi attraeva, mi dava al contempo un senso di rifugio, di luogo assestante. Ho creduto che entrandovi avrei avuto qualche risposta.

 

ph. Antonino Costa

 

Un cane aveva appena cagato al limite della linea bianca e sponsorizzata che separa l’isola digitale dal resto dell’asfalto cittadino, ovviamente il tutto è stato rimosso tempestivamente dal padrone. Le panchine erano tutte occupate da un gruppo di francesi che riprendevano fiato dopo aver a lungo camminato; un gruppetto era rimasto all’impiedi a consultare una mappa (cartacea) così da poter riprendere poi, a passo sicuro, il tour.

 

C’è pure un cestino per la monnezza dentro l’isola digitale! Ma se un cane caga sulla linea di demarcazione dell’isola digitale, il sacchetto contenente i suoi cilindri fumanti raccolti, va messo nel cestino dentro l’area o in quello subito fuori?

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