Expo: Operazione Sidol

«Sarà bellissimo. Certo, ci saranno dei ritardi, ma sarà bellissimo».

Nel bel mezzo di una cena milanese l'affermazione di una expottimista, anzi expo entusiasta, viene soppesata con una certa cautela, ma in generale approvata, tranne da una commensale che, irriducibile, dice che lei a visitare EXPO non ci pensa proprio. È cominciato il countdown, ma la città sembra presa ancora da altri pensieri: l'annuncio che Pisapia non si ricandiderà, la vendita dei nuovi grattacieli a un fondo del Qàtar e che la Pirelli diventerà, dal 2019, cinese. Tronchetti Provera esorta a non essere provinciali, ma forse un po' ci piace esserlo, pensando come gli ultimi centocinquanta anni di questa città siano stati legati a una famiglia che, finché si chiamava Pirelli chi ne era al comando, ha sentito la responsabilità sociale di fare impresa. Saremo forse dei provincialotti dell'era globale quando rimpiangiamo la chiusura, dopo 53 anni di onorato servizio, di Milano Libri, la libreria di Annamaria Gandini dove è nato "Linus", che ha chiuso Meazza, la più celebre ferramenta della città, e che si sussurra stia chiudendo un’icona dell’arredamento come De Padova, all'angolo tra via Senato e corso Venezia. Speriamo che non sia vero e che le sue vetrine possano ancora offrire spunti a un modo civile di vivere (quando De Padova sostituì nelle sue libreria il bianco Einaudi con i colori pastello di Adelphi fu il segno che il riflusso era cominciato). La biodiversità dei piccoli negozi, delle boutique, degli artigiani, lì l'humus dove è nato, ad esempio, Prada, sono una ricchezza di Milano, un motivo per visitare la città in questi mesi.

 

La preparazione di EXPO però ora tutto travolge: le notizie dal cantiere sono abbastanza allarmanti, il Padiglione Italia non sarà pronto per l’inaugurazione, attorno all’area monta un traffico impazzito che si riverbera sulla città, selve di gru disegnano lo skyline, seimila persone entrano ogni giorno nell’area, tutti impegnati in uno sprint finale di cui non si conosce l’esito, ma siamo abitati dallo spirito di Mennea, dalla scaramanzia dello stellone italico, e si pensa che alla fine ce la si farà, che le faremo (le vittorie inducono all’uso della prima plurale, se no si passa alla terza). Il problema di questi pensieri è che vanno solo alle occasioni in cui le cose hanno funzionato, mentre si dimenticano i fallimenti (ma questo forse vale in generale per la vita).

 

In ogni caso Milano, o almeno il suo centro borghese, viene tirata a lucido come si fa quando, una volta all’anno, si spruzza il Sidol sull’argenteria di casa. La Galleria è uno specchio, la Darsena è stata riempita d’acqua, una nevicata artificiale imbiancherà l’area del Castello Sforzesco, restiamo in fiduciosa attesa dei campi di grano e delle spigolatrici di Sapri. Non riesco ancora a capire se sia aumentata la presenza di persone che, lavorando all’EXPO, si fermeranno per i prossimi sei/sette mesi in città. I primi segnali: ieri un signore con accento tedesco mi ha chiesto dove poteva trovare una mall per mangiare qualcosa; l’altro giorno un altro mi ha chiesto le indicazioni per il Duomo di Milano. Non un Duomo, ma il Duomo di Milano. E il pensiero è corso spontaneo a Totò e a Peppino. Speriamo che arrivino anche loro.

 

 

 

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