Mia madre e l'Expo

Mentre scrivo un elicottero mi sorvola la testa. A poche centinaia di metri da me cerca di riposare Michelle Obama con le due figliole. È lei la prima rockstar ad arrivare in città per EXPO. In queste settimane sono passati Putin, con la sua auto blindata, insieme a Renzi e con il quale ha bevuto una kvas, David Cameron, il presidente dell’Irlanda, un poeta che pare abbia fatto un bellissimo discorso sull’importanza che questa generazione non scarichi sulla prossima il problema della fame nel mondo; è in arrivo Hollande e molti altri.

 

Quasi tutti vanno direttamente ad EXPO senza fermarsi in città. Diversa la scelta della first lady americana che ha requisito due piani di un albergo centralissimo, ha visitato il Cenacolo vinciano, ha preparato un’insalata di pollo con gli studenti della scuola americana di Milano, concedendo alle sue ragazze uno shopping tour nella zona di corso Como. I cronisti l’hanno descritta stanca, ma sorridente. In maniera non troppo percettibile il numero dei visitatori sta aumentando. Queste le principali tipologie da me ravvisate: solidi americani in short e zainetto, giapponesi in fila indiana stravolti dal fuso e che pranzano a metà mattinata, studenti di scuole e università straniere che affollano MacDonald e Spizzico in nome del buon cibo, qualche italiano che approfitta per salutare i parenti che vivono a Milano e si stupiscono che la città sia così bella (in questa categoria non sono stati ravvisati romani e fiorentini. Pazienza). Ci sono poi gli svizzeri. La Svizzera ha puntato molto su EXPO, anche perché pensano che i milioni di orientali, dopo aver visitato EXPO, faranno un salto nella vicina Confederazione. Per il centro girano dei risciò carenati che battono bandiera elvetica e per 55 euro ti portano per un’ora e mezzo a spasso per il Centro. Non mi pare che siano presi d’assalto.

 

Tra i visitatori stranieri attratti da EXPO c’è stata anche la Rose. Chi è costei ? Una vecchia amica di famiglia, che vive a Parigi, dopo un’infanzia a Dakar e un’adolescenza tra le suore in qualche paese della Lombardia. È una splendida donna nera, che da ragazza fu anche modella per Saint Laurent, e che da 40 anni la mia famiglia ritrova in un piccolo paese della costa francese. Fa parte di quella piccola comunità internazionale, arrivata alla seconda generazione, che ha per regola che ci si frequenta soltanto al mare e ci si scambia gli auguri di Natale. Regola infranta solo per occasioni straordinarie come matrimoni, lutti. Qualche mese fa mia madre riceve una mail da Rose che scrive che verrebbe volentieri a Milano per visitare la grande mostra nella prossima estate. La mamma risponde che non le risulta che si organizzino grandi mostre, ma che si informerà. Quando Rose menziona EXPO, mia madre dice che in effetti è una bellissima occasione di rivedersi e le chiede se preferisce venire in treno o in aereo, sperando nel treno perché andare a prenderla a Linate è abbastanza scomodo. Dopo una serie di schermaglie, la data di arrivo è finalmente fissata e la mamma comunica ai miei fratelli con prole che è in arrivo la Rose e che non vede l’ora di vedere i bambini, se possono per piacere invitarla a casa loro e che lei organizzerà una cena per tutti l’ultima sera. Fissato il piano, si tratta ora di organizzare la visita ad EXPO. In una delle sue solite telefonate mattutine la mamma mi chiede in buona sostanza cosa è questo EXPO, dove si possono comprare i biglietti (“anche in edicola?”), come si arriva. Dopo averle consigliato la metropolitana, mi viene spontaneo fare il paragone con la Fiera Campionaria, esperienza comune di tutti i milanesi della sua generazione e in parte anche della mia. Sento che si illumina, ha finalmente capito: “Ci andavo con la Nonna Rosa, che era golosissima e ci mettevano in coda per assaggiare tutte le creme della Centrale del Latte. Tornavo a casa stanchissima e piena di depliant”.

 

L’ultima sera ci ritroviamo tutti a casa della mamma. La Rose ha preparato una cena all’africana e chiedo ad entrambe come è andata. Rose è entusiasta, ha scattato un sacco di foto e loda l’organizzazione. La mamma dice che sono partite verso le 5 (17) e ci hanno messo un sacco (“siamo andate in macchina. Ero un po’ stanca”) e che comunque si è divertita. Chiedo dove hanno mangiato, che è in fondo l’unica esperienza davvero divertente. “Ah no, avevo la cena pronta. Alle nove e mezza eravamo a casa”.

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