VeryBello!

Leggendo le trame dei romanzi di Dario Franceschini si scopre una personalità dimidiata: le storie riguardano qualcuno che è in realtà qualcun altro, oppure un personaggio la cui pubblica identità cela un oscuro passato. Insomma, in una via di mezzo tra Pirandello e Carolina Invernizio sta l'universo letterario (ma forse solo le trame) del nostro ministro dei Beni e delle Attività Culturali, nonché del Turismo, che però può fregiarsi, per alcuni dei suoi libri, dell'onore di essere tradotto da Gallimard. Chissà come sono rimasti male i redattori della prestigiosa casa editrice francese quando hanno saputo che per lanciare i 1000 eventi in giro per l'Italia, il Ministro ha coniato l'espressione: “Very Bello !” per promuovere “un catalogo di straordinarie occasioni per viaggiare nella bellezza”. Oggi la bellezza è una parola prezzemolo, va bene ovunque, anche se i milanesi, più che alla categoria della bellezza ricorrono a quella del “carino” (l’aggettivo che spendono indifferentemente all’uscita di un film di Ozpetek o di un’opera di Verdi).

 

Ad accogliere il visitatore – stavo per scrivere lo spettatore – nell’area espositiva c'è il Padiglione Zero, pensato e progettato da Michele De Lucchi e Davide Rampello. Secondo quest'ultimo, reduce da esperienze in chiaroscuro tra Mediaset e Triennale di Milano, il padiglione sarà «una magnifica metafora, una teatralizzazione, uno svolgimento del tema di Expo [...] Il corridoio vasariano di Milano». Emozionare è la parola d'ordine di Rampello ed emozionati, ne sono certo, percorreremo i 36.000 mq di corridoio, poi starà a noi decidere se entrare nell'area di visita o rientrare soddisfatti (ed emozionati) in città.

 

Perché anche qui le offerte non mancano, anzi abbondano. Il prolungamento ufficiale di EXPO in città ha sede nella Triennale di Milano. Qui è all’opera il duo Italo Rota, che allestisce, e Germano Celant che cura la mostra Arts and Foods, il rapporto tra cibo e arte in tutte le sue possibili declinazioni, con testimonianza di ogni sorta di occasioni legate al mangiare e alla sua rappresentazione artistica. C’è molta curiosità per la mostra che ha un budget di 5.3 milioni di euro (forse). Celant è stato accusato di intascare un cachet di 750.000 euro, anche se lui ha argomentato essere il complesso della somma a sua disposizione. Nell’unica occasione in cui ho incontrato Celant, mi ha spiegato che lui fa “diplomazia culturale”, un’espressione chi mi è molto piaciuta e un’attività che vorrei far mia con gli stessi benefici.

 

Naturalmente anche il Comune di Milano farà la sua parte: a Palazzo Reale sono previste la mostra Dai Visconti agli Sforza. Milano al centro dell’Europa, con curatori seri, forse un po’ vieux jeu (cerco di usare espressioni francesi per diplomazia culturale e rimediare alle gaffes del Ministro con i cugini d’Oltralpe), una mostra su Leonardo in cui si è polemizzato per i mancati prestiti degli Uffizi, una su Giotto, una sulla “Grande Madre”, organizzata dalla Fondazione Trussardi. E poi apre il Museo delle Culture, gli altri musei cittadini non vorranno essere da meno. Insomma, una girata a Milano sembra proprio che valga la pena farla, anche a rischio di stordirsi. Forse anche gli Harlem Globetrotters faranno una capatina.

 

Non poteva mancare la Regione Lombardia che ha affidato a Vittorio Sgarbi il ruolo dell’Ambasciatore della Regione verso Expo, sempre questione di diplomazia, ma che si è subito ficcato in una polemica per avere i Bronzi di Riace nei mesi dell’esposizione. Sgarbi ha poi rinunciato ad averli in città e ha appuntato i suoi strali verso l’Albero della vita, il simbolo di EXPO, al centro del Padiglione Italia, opera di Marco Balich, direttore artistico del Padiglione. Accusato di plagio, Balich, maestro di cerimonie olimpiche e di occasioni di quel genere, ha definito le accuse “ridicole”. Sull’Albero della vita e su altre cose converrà tornarci sopra; per ora, in fondo come dare torto a Franceschini, sembra tutto “very bello!”.

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