Fondazione Forma va oltre Milano

Conversazione con Roberto Koch

Dopo la denuncia degli scorsi giorni e le reazioni tra gli altri di Ferdinando Scianna, Roberto Koch presidente di Fondazione Forma, fa il punto sulle prospettive future della Fondazione e sullo stato della cultura in Italia tra insenbilità e molti ostacoli da superare.

 

Roberto Koch

 

Fondazione Forma cambia sede, perché?

 

Cambiamo sede perché ci è impossibile, dopo 9 anni, continuare a garantire il costo dell’affitto dello spazio che - nonostante abbiamo ristrutturato e animato a nostre spese, ampliandone enormemente il valore patrimoniale - l’ATM non intende darci in comodato gratuito. Le nostre risorse sono limitate, le abbiamo investite tutte nella Fondazione, e in questo periodo di crisi è molto difficile ottenere altri finanziamenti privati da parte di sponsor e aziende.

 

Considera la mancanza di attenzione del Comune di Milano e di ATM solo un problema di risorse o forse questo nasconde anche una mancanza di visione della politica culturale della città?

 

Credo di poter dire che manca soprattutto una politica culturale della città, attenta ai nuovi linguaggi come la fotografia e carente da molti punti di vista. Non abbiamo chiesto al Comune risorse economiche, ma una azione di sensibilizzazione e presenza, convincendo l’ATM, di cui il Comune di Milano è proprietario al 100%, ad agire diversamente e lasciare l’utilizzazione del nostro spazio a titolo gratuito. Nella storia di Forma abbiamo dialogato con 4 diversi Assessori alla Cultura e solo Stefano Boeri ha dimostrato sensibilità e messo in campo dei tentativi di appoggio, anch’essi però naufragati per l’opposizione di ATM.

 

Non vedo attenzione né considerazione per il fatto che Milano, grazie alla Fondazione Forma, una iniziativa privata ma con dichiarata vocazione pubblica, gode da quasi 10 anni di un luogo dedicato permanentemente alla fotografia che si è fatto conoscere a livello italiano e internazionale per tutta l’attività fin qui svolta. A Milano si sono tenute mostre che non ci sarebbero state senza la nostra iniziativa, e che hanno avuto un notevole successo di pubblico. Come se tutto ciò non riguardi la città e i suoi amministratori. Che Forma ci sia o no, vista la mancanza di risposte, per la Giunta e il Sindaco non cambia nulla.

 

La giunta Pisapia si proponeva quale interprete di una primavera milanese, di un cambio di passo rispetto a vent’anni di gestione della destra, ora cosa rimane di quelle promesse?

 

In questa sede mi sento di parlare solo rispetto alla situazione della Fondazione Forma. Su questo punto ribadisco che la sensibilità della giunta Pisapia è inesistente. Non abbiamo notato nessuna differenza con la gestione precedente.

 

La crisi economica di questi anni sta proponendo soluzioni o semplicemente rivelando delle intenzioni pregresse?

 

La crisi è devastante. Non vedo una reazione attenta con ricerca di nuove soluzioni, ma una sorta di decadimento progressivo di tutte le iniziative. Mancano idee, che in genere invece dovrebbero essere il frutto di una crisi, per impostare secondo nuove modalità e con chiarezza di intenti una diversa politica culturale. Milano è sempre stata il luogo dove molte cose si sono realizzate attraverso l’iniziativa di privati per il bene di tutta la città. Forma è tra queste, e ha dato prestigio a Milano e all’Italia con sforzi e azione di quasi un decennio. Come risponde l’Amministrazione?

 

Come intende reagire Fondazione Forma? Continuerà la propria attività a Milano?

 

La Fondazione Forma prosegue le proprie attività, con un impegno rinnovato in altre direzioni, e in particolare nel progetto di valorizzazione e conservazione dei grandi archivi dei maestri della fotografia italiana. Per la nostra sede occuperemo degli spazi che Open Care ci ha generosamente messo a disposizione in Via G.B.Piranesi, per l’attività di ufficio e di conservazione delle opere. Lanceremo un convegno dal 4 al 6 aprile 2014, presso gli spazi di Open Care, sul tema della Memoria della Fotografia con la partecipazione di attori italiani e internazionali.

 

L’attività didattica proseguirà a Milano. Per quel che riguarda l’attività espositiva, si allargherà ad altre città e anche all’estero. Abbiamo mostre in programma nei prossimi mesi a Roma, all’Auditorium, dove presenteremo una retrospettiva di Herb Ritts di nostra produzione che girerà poi l’Europa, ma anche in altre città, a Verona, Venezia, e ovviamente Milano, a Palazzo Reale e in altri luoghi del Comune oltre che a Open Care. Milano quindi resterà il luogo da cui lanciare tuti i nostri progetti ma non sarà più esclusivo come in passato.

 

Quali crede che siano gli spazi possibili d’intervento per la valorizzazione della cultura oggi in cui le ristrettezze di bilancio dettano legge nel pubblico?

 

Il pubblico deve facilitare tutti gli interventi di carattere culturale, sia in proprio che dei privati. In un recente incontro pubblico sulla fotografia promosso dall’Assessore Del Corno ho sottolineato questo punto, incitando a prendere esempio dal passato, quando un grande assessore alla cultura come Renato Nicolini lanciò l’Estate Romana, con un incredibile successo, supplendo alla mancanza di mezzi con una esplosione di idee per la cultura, e ottenendo un grande successo.

 

La cultura può essere sostenibile quando anche le classi dirigenti di un paese sembrano non esserle sensibili?

 

Se ci si basa solo sulla iniziativa dei privati è il minimo ma è troppo poco. Se non si valorizza la scuola, il magnifico patrimonio d’arte che abbiamo, e le possibili ricadute sul turismo, la cultura è a rischio. Cosa può fare l’Italia se non puntare sulla cultura? Dai primi mesi di azione del Ministro Bray, mi sembra però che stia trasparendo una nuova visione e l’accorpamento del Ministero della Cultura con quello del Turismo deciso dal governo attuale può dare una grande spinta in questa direzione.

 

Come vede il lavoro di resistenza culturale di Forma dentro un territorio come quello di Milano sempre più complicato e dai segnali contrastanti?

 

Vorrei dire che agiremo con resilienza, con cioè la capacità di affrontare le avversità e le incomprensioni, di superarle e di uscirne rinforzati e addirittura trasformati positivamente.
Se non sarà la città di Milano a riconoscere l’utilità del nostro lavoro, magari avremo ascolto da altre istituzioni del territorio, magari saranno i milanesi, gli italiani in genere, da cui stiamo avendo un incredibile sostegno e appoggio attraverso dichiarazioni e interventi, in forma diretta e sui social network, a sostenere la nostra azione.

 

Una cosa su cui sento di impegnarmi, a nome della Fondazione, è che allargheremo il confronto con tutti gli appassionati di fotografia, ascoltando con ancora più attenzione la comunità che si è creata intorno a Forma e in particolare i giovani, che sono la fetta più grossa di pubblico che abbiamo sempre avuto. Forma è nata per essere la Casa della Fotografia in Italia. Lo sarà ancora di più.

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