Il tacco del Duka

Mi è capitato di incontrare il Duka diverse volte in passato, quando cercavo di lavorare in editoria. In un paio di occasioni abbiamo fatto il banchetto di libri insieme a qualche fiera del libro ma non credo si ricordi e poi non importa. Uno dei protagonisti di un suo precedente romanzo Rumble bee, scritto con Marco Philopat, racconta bene, tra le altre cose, la vita dei “banchettari” dell'editoria: quelli che stanno in prima linea ai saloni del libro, alle fiere della piccola editoria, della micro editoria, dell'editoria indipendente, dell'editoria di movimento, dell'editoria del libri fatti a mano e di quella dei libri fatti male. Quello che conta è che in quelle occasioni si incontrano un sacco di persone, le più diverse, e quelle volta ho avuto modo di lavorare gomito a gomito con una persona vulcanica, divertente, irriverente, profondamente umana, gentile. E dotato di una lingua affilata e sfrontata, sempre pronta all'invettiva, alla beffa, alla battuta. Una di quelle persone senza filtri che immancabilmente dice ciò che pensa. Il suo editore, dovendo tracciare una sua biografia sul sito e sui libri, si limita a scrivere: ironico bardo della controcultura romana. Forse ha ragione Elio Germano, che nell'introduzione all'ultimo libro dice “Col Duka bisogna sempre mantenere del mistero”. E in effetti su di lui si trovano poche informazioni a parte il fatto che è autore di Roma K.O. E del già citato Rumble bee, insieme a Marco Philopat di Agenzia X.

Incontrato per caso qualche mese fa ho voluto intervistarlo sul suo ultimo libro, all'epoca fresco di stampa e non ancora distribuito. È stata l'intervista più veloce e meno impegnativa che io abbia mai fatto. Praticamente sono riuscito a fargli una sola domanda, dopodiché lui ha cominciato a parlare e la sua arte affabulatoria ha fatto il resto. Dopo un quarto d'ora mi ha guardato e mi ha detto “credo di averne sparate abbastanza”, e io di rimando “sì, grazie!”.

 

 

Adesso che il suo libro Il tacco del duka. Cronache dai bassifondi, edito come gli altri da Agenzia X, si trova nelle librerie, ho ritenuto opportuno pubblicare questa non-intervista che probabilmente non ha nessun merito tranne quello di rendere bene l'idea di come è nato il libro, il suo tono, e restituire in modo fedele la freschezza tutta romana del Duka. Anzi, probabilmente sono già andato oltre e chissà quante me ne tirerà dietro!


Il libro è appena stato stampato e io ho avuto solo cinque minuti per sfogliarlo, quindi chiedo a te di raccontare com'è fatto il libro e come nasce.

 

Il tacco del Duka, prima di essere un libro, nasce come rubrica di una trasmissione radiofonica. Nasce per sbaglio, almeno per me. In via del Volsci, a San Lorenzo, mi beccano degli amici miei che fanno la trasmissione Daje pure te, una delle più antiche di Radio Onda Rossa: ha vent'anni, mentre la radio ne ha 36. C'è solo una trasmissione che è rimasta dal '77 a oggi, la trasmissione Normale Follia, fatta dai compagni del Policlinico che lavorano a Neuropsichiatria infantile. Per il resto la più vecchia è Daje pure te che viene trasmessa dal '86-'87 ed è sicuramente quella più seguita. È una trasmissione musicale reggae, a me alcune cose del reggae piacciono però non è proprio il mio genere. Ho molti amici che sono degli appassionati, li ho anche bazzicati. Per alcuni di loro e per un breve periodo feci anche da PR e da ufficio stampa di bassissimo livello. Però non me ne è mai fregato nulla, devo dire.

 

Comunque sia, una sera mi vedo con degli amici che mi dicono “senti, devi fare una rubrica nella nostra trasmissione, ora siamo a settembre riattacchiamo la prossima settimana!” A settembre eravamo tutti appena tornati dalle vacanze o da non fare un cazzo a Roma, così ci siamo rincontrati e mi dicono “cominci il prossimo sabato, parla di quello che ti pare tanto noi il titolo lo abbiamo trovato, si chiamerà Il tacco del Duka”. Al che io gli rispondo: “meglio un tacco che una sòla”, che è poi rimasto non come sottotitolo del libro che è Cronache dai bassi fondi ma come formula ripetuta all'inizio della trasmissione; a volte lo dico io a volte loro. Tutto dipende se do un colpo di tacco o una sòla di quelle micidiali. A volte infatti non mi va di farla, dopo tre stagioni a volte c'hai i coglioni pieni. Non è che ogni sabato ho chissà quale idea! Per dire, a un certo punto ho cominciato a fare una serie di recensioni vintage di uscite home video degli anni '91-'93.

 

Give me Liberty

 

Avevo vecchi numeri di una rivista a fumetti che compravo una volta e faceva cose molto interessanti, si chiamava Nova Express. Era una pubblicazione bolognese dei primi anni '90, con dei fumetti strepitosi! Frank Miller l'ho conosciuto così, ai tempi di Give me Liberty. Alla fine, per farti capire, non sapevo che cazzo fare. Piglio quella rivista e vedo che c'erano delle recensioni piccoline, di poche righe, e ho iniziato a fare le recensioni vintage, cosa che non ha mai fatto nessuno, sulle uscite editoriali e home video dei primi anni '90. Siccome le recensioni brevi devono essere scritte in un certo modo, che peraltro a me fa cagare, tutti erano convinti che quelle stronzate me le fossi inventate io; invece le stavo leggendo di sana pianta! Vaglielo a dire alla gente che non lo sa... era una rivista che faceva degli articoli notevoli, però in tre righe... anzi devo dire che erano molto bravi perché ci mettevano una certa autoironia, sapendo di scrivere su una rivista seria. “Va fatta così ma almeno divertiamoci!”. Le sparavano grosse, certe cazzate! Insomma, mi hanno fatto un sacco di complimenti per queste recensioni, anche se di tutte queste nel libro ce n'è una sola, quella sulle Tartarughe Ninja mutanti.

 

Mi stavi dicendo del libro...

 

Sì, io il libro non lo volevo neanche fare! Ha cominciato a rompere il cazzo il mio editore, Marco Philopat, che è anche autore con me di due romanzi: Roma KO e Rumble bee. Lui diceva che lo dovevo fare, che avevo già il libro pronto! Questo perché mi aveva sentito un paio di volte, quando magari eravamo insieme. Mi chiamavano di sabato: magari ero in giro a Roma o a Milano o per l'Italia in qualche manifestazione e mi arrivava la telefonata. Perciò il libro nasce per sbaglio, perché ho passato due o tre mesi con Philopat che insisteva ogni volta che mi sentiva per telefono, mi ricordava “allora, quando facciamo sto libro? Ce l'hai pronto? Tanto basta che sbobini, hai tutti gli mp3!”

 

Io non volevo fare: chi se lo compra? È un libro inutile! Già i libri non vendono un cazzo, e questo non è ne un romanzo ne un saggio, in più non ha nemmeno una nicchia di mercato perché una rubrica radiofonica, una trasmissione, o parla di calcio o parla di cucina o parla di politica o parla di libri. Questa parla di tutto. Puoi trovare: le recensioni vintage degli anni '90, la ricetta dei macaron, manco fossi la Clerici o la Parodi, i resoconti delle manifestazioni, o in giro per l'Italia o a Roma, più un sacco d'altra roba.

 

Una volta ero a cena con uno di quelli che fa la trasmissione, Daje pure te, e mi dice: “no ma guarda hai ragione, Philopat sta sbagliando”. A un certo punto però arriva la sua ragazza, una di quelle che si incazza spesso: perché lui è sempre in giro per fare le trasmissioni invece di stare a casa a fare sesso con lei o andare a fare la passeggiata o aiutarla a fare una qualsiasi cosa da fare a casa. Invece di condividere la vita, lui è tutto preso dalla trasmissione! Perché la trasmissione va preparata. Lui poi fa un sacco di altre cose, perciò almeno due o tre giorni li butta dentro questa trasmissione di Radio Onda Rossa, questa cosa che non porta reddito.

 

Radio Onda Rossa di Roma è l'ex emittente dei Comitati Autonomi Operai, ex perché i comitati si sono sciolti da un pezzo, altrimenti non ci sarebe nessun ex... nel senso che la radio ha sempre continuato ad essere una radio di movimento. Però quando è nata, nel '77, era la radio di un'organizzazione ben precisa.

 

Ti stavo dicendo della ragazza del mio amico. Io pensavo: mi ha appena invitato a casa, a cena, senza avvisarla, dicendole “Guarda c'è pure il Duka”. Arriviamo lì e sta poveraccia deve pure cucinare per me al momento, in più s'è ritrovata con noi che abbiamo egemonizzato la serata e abbiamo chiacchierato tutto il tempo di 'sta trasmissione e le abbiamo fatto due ovaie gigantesche! Ma a un certo punto fa, “no Duka, stai sbagliando, ha ragione Philopat, il libro lo devi fare!” Non so se ce l'ha detto perché sperava che smettessimo di parlare, però è andata così.

 

Elio Germano

 

Devo dire che alla fine sono stato abbastanza paraculo perché mi sono fatto fare la copertina da Zerocalcare che ha, dopo Beppe Grillo, il blog più famoso d'Italia. Il suo primo libro ha venduto 25.000 copie. Mi ha fatto pure più giovane, con 20 chili in meno! Ma la verità è che ero così fino a qualche anno fa... La prefazione invece me l'ha fatta uno che, anche se non è un mio amico, ha scritto parole molto belle. Ci siamo conosciuti per caso a una festa di compleanno di un amico comune. Io mi sono fatto dare il numero e l'ho chiamato, si è rivelato un grandissimo ascoltatore di Radio Onda Rossa. La sua prefazione non solo è fatta con cognizione di causa sulla mia rubrica, ma parla anche di altre trasmissioni della radio. È uno dei pochi attori bravi in Italia: Elio Germano. Non fosse altro perché ha vinto la Palma d'oro come migliore attore a Cannes! Il David di Donatello non lo consideriamo neanche perché lo può vincere chiunque, visto che siamo in Italia e ci sono attori come Stefano Accorsi.
Insomma, la copertina l'ha fatta Zerocalcare, la prefazione Elio Germano ma tutto questo non corrisponderà alle vendite del libro!

 

Il Duka presenta il suo libro, con Andrea Giucas Morando, oggi, sabato 30 Novembre alle 17.00 presso La Scighera a Milano.

Illustrazione di Zerocalcare

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