Gabriella Kuruvilla. Milano, fin qui tutto bene

Milano è un nodo: non esiste centro, non esiste periferia, ma una costellazione di provincie. Non provincie padane, settentrionali o italiane, Milano è la provincia dell’impero più di ogni altra città. Ogni storia s’intreccia, ogni individuo s’incrocia, ma le vicende rimangono ognuna separata dalle altre e così gli individui, sempre e solo singolarità sparse. Gabriella Kuruvilla entra sotto la pelle di quattro milanesi tipici (e quindi atipici all’infuori di questa confusa e complicata città), nasconde la propria voce nella loro e affronta un tour tra gli stereotipi e i vezzi milanesi, con leggerezza, ma non senza una sostanziale nostalgia. Milano è infatti nostalgica: per i non milanesi la nostalgia è quella relativa alla vecchia Milano, ma per i milanesi è la nostalgia per un passato che è stato denso e gravido di promesse mai mantenute. La colpa non va mai cercata lontano, non si sfugge, sta negli errori di ognuno, e i protagonisti di queste storie ben lo sanno. Il presente è sempre più spesso una deformazione dei desideri e delle illusioni. Milano sa accogliere prima ancora che i corpi, i sentimenti dei suoi abitanti, non tradisce e non ripudia, ma adegua. E forse è la cosa peggiore.

 

Quattro fotografie di Silvia Azzari aprono le quattro storie, quattro scatti in bianco e nero che definiscono lo spazio della parola, lo tratteggiano anticipandolo e chiudendolo ogni volta: l’inizio e la fine restano tra loro tangenti in un tempo che non trascorre, il libro carica la propria nostalgia grazie all’eterno presente in cui non a caso è immerso. L’eterno presente è la definizione forse più esatta per Milano, da quello non solo non si sfugge, ma è meglio non tentarlo nemmeno: oltre quei confini spesso si apre un abisso in cui è facile cadere.

 

Kuruvilla annoda le vicende attorno ad un soppalco in legno, un soppalco messo in vendita su Passatel di Radio Popolare. Il soppalco in legno è un aggeggio diffuso tra chi ha poco spazio e di quel poco probabilmente non è nemmeno padrone. Milano è una piccola giungla e nella giungla non si abita, al massimo ci si accampa.

 

Citando strade, luoghi più o meno noti, ma facendolo sempre con estrema precisione, quasi cartografica, Gabriella Kuruvilla restituisce un ritratto tanto personalissimo quanto assolutamente preciso di Milano. Via Padova con Viale Monza, Sarpi e Corvetto sono allo stesso tempo luoghi estremi e pure comuni dell’esistenza milanese in cui gli eccessi di ogni tipo si rivelano media di un’epoca, risultato spesso di una politica dell’esclusione che se non crea ghetti è solo per la vitalità indomita delle persone che abita questi luoghi reinterpretandoli con fantasia e anche per pura sopravvivenza. Al contrario tra l’altro dei luoghi cosiddetti centrali che il libro sfiora appena e che hanno il sapore, loro sì, del ghetto; privi di personalità appaiono come cimiteri d’ombre, spazi seccati al sole di una spregiudicata speculazione economica come culturale.

 

Milano, fin qui tutto bene (Laterza 2012, pp.186), è una considerazione, un augurio e infine un affanno: anche per oggi è andata, pranzo e cena saltano fuori, così l’amore, così le giornate faticose e dure mascherate solo da un poco di vezzosa frenesia e di malcelato cinismo.

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