Michela Murgia. L’incontro

Nonostante il titolo (L’incontro, Einaudi, pp. 112, € 10) l’ultimo libro di Michela Murgia è un susseguirsi di scontri: scontri culturali, scontri fisici, emblematici e verbali. Il protagonista è Maurizio, un ragazzino che vive in una sperduta campagna sarda, i cui giochi solitari di anno in anno vivono una dispiegante e liberatoria parentesi estiva nella casa di paese dei nonni, a Crabas. Lì i coetanei, le bande, le corse in bicicletta, le amicizie profonde danno sollievo alle costrizioni di una vita in solitudine.

Il primo incontro-scontro è linguistico e sarà lo scheletro dell’intero racconto: l’“io” di Maurizio, del bambino “educato dalla solitudine a diventare per sempre l’unica misura di se stesso”, si frantuma di fronte alla potenza del “noi” di Crabas, “una parola che tutte le bocche declinavano in continuazione come fosse la spiegazione stessa del mondo”, e da cui Maurizio si fa placidamente invadere. “Non ci diamo proprio per vinti, eh?” gli aveva detto una volta Giulio mentre lo guardava con la fionda stretta tra le mani prendere per l’ennesima volta la mira”.

 

Gli scontri si susseguono a ritmo serrato: Maurizio e i suoi amici nel tentativo di sterminare un branco di ratti, i ragazzini che dopo una bravata vengono puniti dagli adulti, i genitori di Maurizio che si fronteggiano con i nonni. E infine l’ultimo scontro che finirà per dividere l’intera comunità del paese, provocato dall’apertura di una seconda parrocchia. Il “noi” si sfalda, si divide e si contrappone a un “loro”. “Nonno, ma chi sono loro? (…) Loro sono quello che noi non siamo”, è la risposta con un tono inspiegabilmente profetico.

Gli ecclesiastici sono canzonati dalla voce narrante secondo il cliché: più che uomini di pace sono guerrafondai, interessati alle dinamiche di potere anziché al benessere delle loro pecorelle. La rappresentazione così teatrale dell’incontro tra le due processioni delle parrocchie avversarie durante il giorno dell’Afflitta, si risolve pacificamente sotto la spinta di una imprevista e inverosimile saggezza adolescenziale, capace di travalicare con superiorità i conflitti degli adulti. Infanzia e adolescenza sono presentati sotto la deformante luce di purezza e di candore così tipica dell’ideologia cattolica.

 

Il libro rivela tuttavia un’insufficiente maturazione del racconto; sono pagine, queste, in cui manca la sedimentazione del pensiero, cui pure l’autrice ci aveva abituati. Non si avverte quell’urgenza improvvisa che giustifichi una altrettanto rapida stesura. Sorge il dubbio che si tratti più dell’esigenza della casa editrice con cui Michela Murgia pubblica, che non un’intrinseca necessità dell’autrice, tanto più che una prima versione de L’incontro era già apparsa nella collana Inediti d’autore del Corriere della sera, dove aveva un suo senso e compiutezza nello spazio di quell’iniziativa editoriale. Purtroppo gli editori non sempre sono dei buoni consiglieri dei propri autori, in particolare di quelli di successo.

L’involucro è ben fatto: la quarta di copertina e la copertina sono accattivanti. Dispiace che, come sempre in questi casi, a perderci sia l’autore.

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