Suse Vetterlein. Amorizzazioni

Nel romanzo Amorizzazioni (Verbavolant Edizioni, pp. 229, euro 13) di Suse Vetterlein accadono fatti strani. All’inizio, nel paese di Alpo, tutto va a gonfie vele: i prati sono in fiore, il sole splende luminoso, gli uccelli cantano nel cielo, la Ciocchindustria è fiorente e  gli alpigiani - sgrammaticati esperti di grammatica - si nutrono di cioccolato e allucinogeni. Il migliore dei mondi possibili direbbe ironicamente Voltaire. Forse.

 

Poi il pentagramma si attorciglia e la musica cambia:  le mucche smettono di ruminare e diventano “postmoderne”, gli asini iniziano a scioperare, l’economia si blocca e per giunta Maidy, la protagonista dalle lunghe trecce bionde, non suona le campane una volta all’ora, bensì al ritmo del suo cuore, affetto dalla tachicardia degli  innamorati.

 

A salvare le sorti di Alpo dalla crisi economica arriva John, missionario per lo sviluppo ed esperto di problemi economici, che vorrebbe imporre come antidoto la filosofia del “Back to the nature”, un ritorno alla natura tanto “autentico” quanto strampalato: nessuno vuole lavare i panni nel fiume o rinunciare alla tv. La ricetta della finta autenticità non funziona.

 

Inoltre Maidy ha perso la testa per Max, l’italiano con i ricci neri, silenzioso e introverso come un cowboy venuto da lontano. Ma il regno di Alpo non è quello delle fiabe e fra i due innamorati – a cui è dedicata la seconda parte del romanzo – qualcosa va storto. Solo l’invenzione di Max, un cannone che spara neve finta al gusto di vaniglia, potrà forse salvare il loro amore, solo le “amorizzazioni” (nella nostra lingua i gesti creativi e passionali) riescono a riservare sorprese inaspettate.

 

Il vero pregio del libro sta nell’ironia, che come un errore genetico produce un codice linguistico alterato, “di plastica” dice Aldo Nove nell’introduzione, in cui convivono refusi, errori, regole grammaticali, teorie letterarie enunciate da improbabili critici-alpigiani, reminiscenze confuse tra La città del sole di Tommaso Campanella e 1984 di George Orwell, tutto in sospeso tra realtà e finzione, tra Heidi e Roger Rabbit.

Sex appeal dell’inorganico? Sì.

 

Tuttavia nelle pagine di questo romanzo, esso stesso paradossale esercizio di stile, il lettore può riconoscere il mondo reale – e tentare di alterarne i meccanismi – oppure chiudere gli occhi e far finta di niente. Una dose di cioccolato “alpigiano” a base di allucinogeni non si nega a nessuno.

 

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