Tommaso Soldini. Uno per uno

Mendrisio o Essaouira, la perla del Marocco? Viaggiare per tornare a casa o provare a migrare definitivamente? Vivere di controllo e calcoli o di scommesse profonde, pronti a perdere tutto per poter forse guadagnare l’infinito? Queste le possibilità offerte ai personaggi del romanzo di Tommaso Soldini Uno per uno, che apparentemente non hanno nulla in comune, se non la residenza nel Canton Ticino e un’esistenza frustrante, effetto delle loro storie, a volte complicate solo perché umane e fragili, altre appesantite da eventi lontani e traumatici.

 

La prima parte del libro, A casa, è così dedicata al passato, alle narrazioni in prima persona di ciò che inchioda queste persone a quel che è stato, alle briglie che impediscono loro qualsiasi movimento o decisione. Il danno della Storia, se così si può dire, sembra definitivo, irreversibile, il rapporto fra passato e futuro è ormai necessariamente determinato, destinato così a transitare per un presente senza senso né respiro.

 

 

Finché accade l’evento: un biglietto, trovato distrattamente nella cassetta della posta, invita questi giovani a una conferenza tenuta da Bandini (un guru, un santo, un cialtrone?) che promette, naturalmente, la felicità, quella vera. Basterà affidarsi al programma dell’SMS, Storie di Migrazioni e Scommesse, leggere attentamente il fascicolo informativo e partire speranzosi per Essaouira dove, se ci credi, il passato non peserà più sul presente, ma lascerà spazio alla libertà di un sé, finalmente, autentico.

 

Date le premesse si è portati a pensare che il romanzo proponga una riflessione sul potenziale escatologico che le nevrosi contemporanee portano con sé, su quella tendenza a porre al di là del quotidiano un’esistenza felice, libera dalle maschere, in un culto dell’“autentico e naturale” sempre più inflazionato.

 

Invece non è così: nella seconda parte, seppur impreziosita dalla bellezza della città, colta febbrilmente nei dettagli, dall’atteggiamento messianico dei personaggi in cerca  dell’insight liberatorio, le esistenze trovano effettivamente un punto di svolta; la sola ricerca, la disposizione a scommettere sulla propria felicità bastano per sciogliere in breve tempo gli antichi blocchi, e, alchemicamente, indicare una soluzione all’esistenza.

 

Tuttavia l’architettura del romanzo, complicata dalla quantità dei personaggi, non riesce a conferire plausibilità a tale metamorfosi, che risulta a tratti forzata, accelerata nel suo compiersi, per reggere uno sviluppo imposto in modo astratto, dall’alto, poco attento alle esigenze di ciascuna sostanza, di ciascuna esistenza: l’alchimista sembra alle prime armi, e il risultato un miscuglio incompiuto.

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18 Gennaio 2014