La Galleria continua

Nel piccolo feudo incantato di Continua – formato dalla Galleria, con le quattro sedi nel centro della graziosa cittadina toscana di San Gimignano, e dall’Associazione Arte Continua –, si sono recentemente svolte le celebrazioni dei 25 anni di Arte all’Arte. Oramai operativa a livello internazionale (e i suoi avamposti sparsi per il globo lo confermano), la Galleria, sin dal suo esordio, rese immediatamente manifesta un’attività sensibile, attenta a cogliere, captare, individuare, le diverse espressioni artistiche sviluppate nei diversi angoli del mondo, rispondendo, al contempo, ai desiderata di un pubblico eterogeneo e diversificato. Già nel lontano 1990, intraprese un percorso dicotomico: da una parte quello della Galleria vera e propria, dall’altro quello avviato con la costituzione ad hoc dell’Associazione, per seguire e affrontare, con vesti diverse e dedicate, i progetti di volta in volta sostenuti e sviluppati, ora dalla Galleria, ora da Arte all’Arte

 

 

Un anniversario, quello recentemente festeggiato, che ha visto la chiamata a raccolta dei curatori che, agli albori dell’avventura avviata nel 1996 e conclusasi nel 2005, si sono imbarcati nell’impresa, prima fra tutti Laura Cherubini, seguita da Giacinto Di Pietrantonio, da Angela Vettese, e da tanti altri. Ognuno ha raccontato le personali esperienze legate al progetto e, nella diversità degli approcci, nessuno ha mancato di citare l’esempio, nonché l’insegnamento ma, soprattutto, il fondamentale supporto dato agli (ex) ragazzi di Continua – Mario Cristiani (presidente dell’associazione), Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigilio – dal grande (e sempre compianto) mentore Luciano Pistoi. Anche se non necessario, vale la pena ricordare che il poliedrico Luciano Pistoi, oltre ad avere nella zona una sua abitazione presso Radda in Chianti, dal 1981, per dieci corposi anni, fu il vivace promotore della famosa rassegna di arte contemporanea al Castello di Volpaia, grazie, anche, alla generosità dei padroni Giovannella Stianti e Carlo Mascheroni.

 

Appuntamento attesissimo di fine estate, a conferma di quanto questo territorio fosse già predisposto e propenso ad accogliere e ospitare eventi e mostre legati all’arte contemporanea. La storica dell’arte Luisa Somaini, per l’ottava edizione della rassegna, non aveva tema di sottolineare “l’allegria di questa mostra e bisogna ammettere che non è facile trovare allegria nelle mostre d'arte contemporanea spesso così didattiche, seriose, museali”. Mentre, nella successiva, Luisa Laureati affermava che “il fine di Luciano Pistoi è la meraviglia”. È nel luglio 1994 che, insieme a Giuliano Briganti e l’appena citata Luisa Laureati, Luciano Pistoi organizza la mostra Affinità. Cinque artisti a San Gimignano coinvolgendo Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci, Nunzio e Giulio Paolini, attraverso la realizzazione di opere site specific

È quest’idea che “i ragazzi di Continua”, all’epoca collaboratori dello stesso Pistoi, riprendono e articolano con Arte all’Arte.

 

 

Da subito, come principale obiettivo, Arte all’Arte si pose quello di restituire all’arte quel ruolo centrale di costruzione. Non solo come collante tra Architettura e Paesaggio ma, persino, come coefficiente essenziale per la costruzione del paesaggio stesso. Altrettanto da subito, venne impostata la formula attraverso la quale Arte all’Arte doveva esprimersi: una manifestazione annuale, curata generalmente da una coppia di curatori internazionali (uno italiano e uno straniero), col coinvolgimento di sei città nella provincia di Siena e di altrettanti artisti (tre di una generazione più giovane, tre più consolidati, uno italiano, gli altri cinque individuati nel panorama globale), invitati a realizzare dei progetti appositamente pensati per gli spazi pubblici del comune coinvolto, nel quale avrebbero trascorso un periodo di permanenza. Così, nel corso degli anni, l’elenco si è man mano infoltito con la partecipazione di artisti del calibro di Getulio Alviani, Giovanni Anselmo, Anish Kapoor, Louise Bourgeois, Daniel Buren, Sislej Xhafa, Marisa Merz e tanti altri, fino a un totale di ottantanove.

 

In questo modo, anno dopo anno, sono state realizzate opere, molte permanenti (per un totale di ventiquattro), sparse per il territorio “perché nessuno è periferia di nessuno”, come più volte rimarcato da Maurizio Rigilio, affinché “ogni borgo coinvolto sia centro di sé stesso”. Tutto è stato accompagnato dalla produzione di dieci guide del viaggiatore goloso di Arte all’Arte, redatte dai gourmet invitati a perlustrare il territorio, per individuare e selezionare i prodotti locali di alta qualità. Già dall’esposizione sommaria e sintetica dell’excursus del progetto artistico spalmato nel tempo, immediatamente si precisano il respiro e l’impatto complessivo dell’intera operazione.

 

 

Ma ritorniamo all’anniversario. Come è stato festeggiato? Le collocazioni di SHY di Antony Gromley a Prato e di Abete di Giuseppe Penone a Firenze sono state delle interessanti anticipazioni. Ma i festeggiamenti veri e propri si sono svolti attraverso azioni differenti. Infatti, in alcuni casi, sono state ripristinate delle opere, come Concrete Blocks (2007) di Sol Lewitt, collocato nel cortile del Palazzo Pretorio di Colle Val d’Elsa. Oppure, è stato eseguito un restauro, si veda Senza Titolo (2002) di Jannis Kounellis, nella vera di pozzo di piazza del Duomo a Montalcino. In altri casi, sono state completate, come in I Dormienti (1998) di Mimmo Paladino nella Fonte delle Fate di Poggibonsi, arricchita dall’omonima installazione sonora di Brian Eno. O è stata progettata la realizzazione di nuove, come la prossima costruzione del nuovo UMoCA (Under Museum of Contemporary Art) ad opera di Gai Guo-Qiang, sotto le arcate del Ponte di San Francesco, a Colle Val D’Elsa. Per l’occasione, è stata ripristinata la scritta a neon dell’insegna del museo, nonché collocata la scultura Red Girl (2011) di Kiki Smith, prima opera della futura collezione museale. 

 

Come sempre accade, le ricorrenze sono anche il momento dei bilanci, dell’analisi, delle letture e riletture di quanto fatto e di quello che si potrebbe fare ancora o di nuovo. Così, dopo venticinque anni di Arte all’Arte, si possono individuare diversi aspetti. In attivo c’è sicuramente la ineccepibile lista degli artisti coinvolti che hanno dato un respiro ampiamente internazionale all’intero progetto. Di importanza indiscutibile, hanno lasciato le loro tracce in un territorio di evidente attrattiva e interesse, hanno concretamente concorso a rivitalizzare e costruire il paesaggio e un legame col territorio attraverso la bellezza dell’arte. Un cospicuo numero di persone, non solo di addetti, ma anche di turisti e curiosi, è entrato in contatto, a volte in maniera mirata, altre per caso, con lavori di evidente spessore e valore. Ma non è da trascurare anche il risvolto della medaglia. Seppur è stato messo in atto un lavoro sul territorio, è venuto però a mancare un reale lavoro col territorio (e alcuni aneddoti concorrono a costruire una simile impressione: i “mattoni” dell’opera di Sol Lewitt utilizzati per delle condutture, le proteste di cittadini allorquando sono venuti a conoscenza dell’intenzione del Museo). 

 

 

Sebbene sia piacevole la scoperta, a volte anche casuale, di alcuni lavori sparsi per i piccoli centri, rischiano di essere definitivamente dimenticati perché, alcuni, collocati in luoghi non del tutto agevoli (si veda La voce che si indebolisce, 1998, di Ilya Kabakov) e, altrettanto poco gradevole risulta essere la loro ricerca mirata. Una ricerca che non è accompagnata né da una mappa dedicata né, tanto meno, da specifiche segnalazioni (La sedia davanti alla porta, 1999, ovvero il lungo nastro realizzato da Joseph Kossuth con una frase ripresa da uno scritto di Walter Benjamin, è stato collocato nella parte interna del muro perimetrale di un piccolo giardino). Inoltre, queste opere sono state realizzate da artisti invitati che, per gli abitanti dei diversi centri, erano semi, se non del tutto, sconosciuti.

 

Artisti e opere organizzati da parte dell’Associazione in accordo con le diverse amministrazioni, senza un reale profondo coinvolgimento degli abitanti che, come a volte accade, si sono visti come attori passivi. Di conseguenza, non centrando del tutto il proposito di creare una comunità. O meglio: una comunità si è creata, fatta di appassionati, di simpatizzanti, che gravitano intorno all’evento, ma è una comunità per lo più “esterna” e poco autoctona. Nell’analizzare le azioni che ancora si potrebbero introdurre per dare una certa continuità a Arte all’Arte, è stata avanzata l’idea di organizzare delle residenze di artista. Da parte di chi scrive, invece, si pensa che un reale lavoro col territorio per una concreta costruzione di una comunità locale, possa essere la costituzione di una “scuola/accademia d’arte” (si passi l’estrema semplificazione della denominazione) i cui docenti siano anche gli artisti coinvolti in Arte all’Arte, cosicché i giovani abitanti siano effettivamente coinvolti anche nelle diverse fasi creative delle opere. Indirettamente, si creerebbe anche tutto un indotto strettamente collegato alla scuola/accademia d’arte che vedrebbe gli stessi giovani protagonisti della costruzione economica e culturale della propria città.

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