Ho Chi Minh

La cosa più strana", scriveva Robert Musil negli anni Trenta, "è che non si notano affatto". Eppure basterebbe alzare per un momento lo sguardo per incontrarne una, magari lungo una strada che facciamo tutti i giorni. Che siano grandi o piccole, seminascoste o ben visibili, sbiadite dalla pioggia o dall'incuria, le lapidi di marmo disseminate per il nostro Paese narrano ciascuna la propria storia. Bella o brutta, indimenticabile oppure ordinaria, ma sempre interessante. Attraverso queste discrete macchine del tempo, fessure aperte sul nostro passato, si potrebbe addirittura raccontare una Storia d'Italia parallela. Vogliamo farlo insieme?

 
Spedite foto di buona qualità (e belle!) all'indirizzo redazione@doppiozero.com, con indicazioni dettagliate sulla collocazione della lapide (paese, città, strada, piazza, territorio) e un breve testo di accompagnamento (non superiore alle 1500 battute).

 

 

La targa, che ricorda la presenza del capo nordvietnamita a Milano, si trova in Viale Pasubio all’altezza del civico 10 che corrisponde al ristorante Antica Trattoria della Pesa. Il nome gli viene dal fatto che lì vicino c’era la pesa daziaria in corrispondenza dell’ingresso in città a Porta Volta. Ho Chi Minh ha abitato in quella casa, ma la targa non ricorda cosa facesse in quella casa “durante le sue missioni internazionali negli anni ‘30”. Viveva al piano superiore dell’edificio e lavorava al piano terra presso la signora Calatti, antica proprietaria del ristorante. Il futuro leader vietnamita lavorava infatti alla Pesa. Non si sa bene se fosse cameriere o invece cuoco. Qualcuno propende per questo ruolo. Neppure è noto quanto tempo sia restato in quella casa e per quanto tra i tavoli o ai fornelli della Pesa. Resta il fatto che Milano sia stata una città accogliente con gli immigrati dall’Oriente. Non lontano da lì, in via Canonica, si era installata una comunità cinese negli anni Venti del Novecento, che lavorava la seta e commerciava con Como. Il futuro fondatore del Viet Minh, il movimento politico che ha conquistato il potere attraverso una dura lotta con Francia e Stati Uniti, è stato un grande viaggiatore: in quegli stessi paesi che avrebbe poi combattuto e in Gran Bretagna, oltre all’Italia. A Parigi aveva probabilmente imparato il mestiere di cuoco che ha esercitato nella sua tappa milanese. Oggi che il mestiere di cuoco è molto in auge, forse andrebbe riscoperto questo passato del politico vietnamita, che ha fatto propria una celebre frase di Lenin secondo cui dopo la rivoluzione proletaria anche una cuoca avrebbe potuto dirigere lo stato.

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