La targa del “Pasticciaccio”

A Milano una ne ricorda la nascita, «nei pressi della casa del Manzoni»; a Firenze un'altra ne ricorda il decennale soggiorno, fra «anni bui» e «scelte amicizie»; ma a quanto mi dicono, nessuna targa è stata posta sull'ultimo domicilio di Gadda in via Blumenstihl 19, nella zona di Monte Mario a Roma: «luogo ameno e salubre», scriveva l'Ingegnere, «presso il manicomio di Nostra Signora della Pietà, che confido abbia pietà anche di me».

 

Esclusa la tomba al cimitero degli inglesi, per trovare una testimonianza di Gadda nella Capitale non rimane quindi che visitare il luogo dove volle ambientare il suo romanzo più celebre.

 

Poche settimane fa, durante una visita-lampo a Roma in compagnia di alcuni amici, decidiamo insieme di recarci al “Palazzo degli Ori”. Puntiamo sicuri verso il 219 di via Merulana: ci troviamo davanti un videonoleggio e una copisteria, ma nessuna traccia di lapidi o targhe. Percorriamo la strada in su e giù; qualcuno di noi rispolvera persino sepolte competenze storico-filologiche, ricordando che nella prima versione del Pasticciaccio il civico era il 119... Invano.

 

Stanchi e senza speranze, finiamo per dirottare la nostra ricerca verso un bar dove riposarci. Siamo ormai all'altezza del civico 268, non lontani dalla basilica di Santa Maria Maggiore. Ed è lì che, alzando casualmente lo sguardo, la vedo. Un po' troppo sbiadita per i suoi neanche vent'anni, insidiata dall'insegna prepotente di un orologiaio, la targa ricorda, con la tipica enfasi della prosa municipale, l'«umanità vitale e dolente della Roma  fra le due guerre» e come essa ispirò il milanese Gadda «per il suo Pasticciaccio, capolavoro della letteratura del '900».

 

La collocazione casuale e l'ampollosità dell'epigrafe avrebbero forse spinto Gadda a una delle sue isteriche, scomposte tirate contro i compatrioti e il loro pressapochismo ammantato di retorica. D'altro canto, nessuno mi toglie dalla testa che da qualche parte, assistendo alla nostra infruttuosa flânerie pomeridiana, all'Ingegnere non sia sfuggita una risata.

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