raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Cadute di stile e cadute con stile

Dovrebbero decorare il soffitto, penso mentre aspetto. Che senso hanno i quadretti e i poster alle pareti? Tanto i pazienti stanno sempre in posizione orizzontale. Spinti sui carrelli, come le valigie all'aeroporto, e altrettanto spesso persi e dimenticati tra una tappa e l'altra.

 

Sono piuttosto rilassata, da quando una siringa formato famiglia di antidolorifico mi ha spedita in un mondo migliore, dove non si boccheggia contorcendosi per le fitte lancinanti. A disturbarmi è soltanto il tizio calvo parcheggiato accanto a me sulla sua sedia a rotelle, cellulare incorporato nell'orecchio. Sta raccontando a tutta la sua rubrica, con dovizia di particolari, come ha fatto a rompersi il bacino cadendo da uno sgabello. Finalmente chiude la comunicazione. Per attaccarne subito un'altra. Dal vivo:

 

«Ciao. Io ho una frattura al bacino. E tu?»

«Lo stesso.»

«Come hai fatto? Io sono caduto da uno sgabello.»

Le prime venti volte non l'avevo capito.

«Io da cavallo.»

«Oh, vai a cavallo?»

No, stavo facendo un giro in mongolfiera e sono precipitata sulla sella, così, per caso.

 

Per fortuna un infermiere mi porta via prima che SgabelloMan possa chiedermi se ho un cavallo tutto mio, domanda che mi avranno fatto circa dieci volte da quando ho messo piede (si fa per dire) qui dentro. Altra sfilata di neon che scorrono via veloci, altri soffitti azzurrini tutti uguali. Superiamo di slancio una doppia porta ed eccomi al cospetto del medico. Mi scruta un po' sorpreso, ma guarda, allora qui non ci sono solo vecchiette col femore rotto. «Frattura composta della branca sinistra ileo-pubica», esordisce a mo' di preambolo.

 

Sì, piacere mio.

«Ah. Ok... quindi?»

«Venti-venticinque giorni a riposo. A letto o in poltrona. Basta poco, con queste fratture, e poi lei è giovane.»

"Basta poco", sì.

«Non potrei usare le stampelle?»

Sguardo dall'alto in basso. «Col bacino rotto e una contusione grave al gomito? Troppo doloroso.»

«E se prendo un antidolorifico?»

«Anche.»

«Se ne prendo due?»

«No. Deve stare ferma. Posso farle un certificato...»

 

Sento che sta arrivando. La Domanda.

«Lei che lavoro fa?»

Eccola, appunto.

Prendo fiato e raccolgo i pensieri dispersi dal Brufen4000 per cercare di riorganizzarli in un quadro coerente. «Beh... varie cose...»

«Tipo?»

«Ecco, sono un'archeologa, ma perlopiù scrivo. Ho appena pubblicato quattro libri divulgativi per bambini nella collana scientifica di un museo. Collaboro con una casa editrice per le antologie scolastiche di storia. E sto curando una pubblicazione su un sito preistorico dell'Appennino emiliano.» Aggiungi particolari per dare concretezza al tutto. «Per arrotondare insegno greco e latino in una scuola privata... non posso perdere un mese così, come se niente fosse. Non ho ferie, permessi per malattia o altro...»

 

Scambio di sguardi tra medico e infermiera. Un breve silenzio in cui la compassione si affetta nell'aria con il coltello da pane. «.... capisco.»

Già, il precariato si può diagnosticare, come la colite e il morbillo.

Inspiro ed espiro mentre aspetto che arrivi la botta finale. Arriva sempre.

E infatti.

«Prospettive?».

Contratto di prestazione occasionale nella Gilda degli Avventurieri di D&D. Sabato sera e festivi, paga in monete d'oro, nessuna polizza infortuni. Sempre che il mio curriculum di ladra/guaritrice sia giudicato all'altezza.

«Non a breve termine, no.»

«Uhm. D'accordo. Allora guardi, se riesce ad alzarsi prima che siano passati venti giorni ci può anche provare... ma non credo che ce la farà.» Tamburella con la penna sulla scrivania mentre studia la mia faccia. «Mi rendo conto del problema, sa.» Si riscuote e mi dà la mano sopra il lettino, di nuovo brusco e sbrigativo. «Allora, auguri. Per tutto quanto.»

«Grazie.»

 

Mi rimetto giù e il soffitto dell'ambulatorio scivola via in fretta, sostituito da quello del corridoio. Neon, plastica azzurra, plastica azzurra, neon.

«Ehilà!» Il tipo dello sgabello sembra molto su di giri. Deve aver esaurito i numeri della sua rubrica e le infermiere sono troppo indaffarate, o troppo intelligenti, per dargli retta. «Cosa ti hanno detto?»

«Devo stare immobile per tre settimane, più o meno... non so come farò. Dovrò trovare il modo di tenere il computer sulle gambe senza farmi male... e scrivere con una mano sola...»

«Ah, benissimo!»

Benissimo?

«È un'ottima scusa per prendersi una vacanza! Si lavora sempre troppo, vero? E poi chissà quanto prenderai dall'assicurazione!»

 

Guardo il suo sorriso beato e per un istante ho la tentazione di chiedergli cosa stesse facendo quando è caduto. Forse stava imbucando carte nello schedario nascosto sullo scaffale più alto della libreria, con il suo assistente sottopagato che gli reggeva lo sgabello. Come avrà fatto a scivolare, quello sgabello? Gli sorrido di rimando e torno a fissare il soffitto azzurro. Sarà incoscienza, la mia, o forse la dose da cavallo (è il caso di dirlo) di antidolorifico, ma mi sento un po' meglio. Quasi orgogliosa. Perché io da quel campo sono uscita sulle mie gambe, con il bacino rotto, la sabbia nei denti e il casco sottobraccio. Sono allenata a cadere e rialzarmi. E tu, uomo navigato? Sei rimasto lungo disteso sul tappeto ad aspettare l'ambulanza, eh? Precariato 1, posto fisso 0.

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