Non solo carta

L’estate, intesa più come periodo di vacanza che come stagione, è una specie di scusa generale – soprattutto per chi legge poco o quasi mai – per recuperare il terreno perduto, e così nella famosa valigia si mette qualche volume scelto per l’occasione, o meglio si caricano gli e-book sul reader, che occupa molto meno spazio dei libri fisici (così ci stanno un paio di t-shirt in più) e incide poco sul peso del bagaglio (un esempio a caso: vuoi mettere la leggerezza del file dei Karamazov contro il suo equivalente cartaceo?). Può darsi che la comodità offerta dalla tecnologia abbia influito negativamente sul principio di scelta, un po’ come per l’iPod e l’atteggiamento compulsivo degli ascoltatori, che riempiono ogni byte disponibile di canzoni per ascoltarne poi solo un decimo, così ora possiamo farcire i nostri lettori di volumi che probabilmente rimarranno solo titoli di una playlist letteraria.

 

Le cosiddette “letture estive” evocano il ricordo delle liste di titoli lasciate in eredità dai docenti agli studenti al liceo prima di salutarsi per le vacanze, con la scelta obbligata tra qualche romanzo – di solito classici della letteratura mondiale – di cui stilare come compito a casa una scheda per parlarne al ritorno sui banchi. Per molti versi, anche senza un insegnante che obbliga a fornire un’opinione alla classe su Addio alle armi (altro esempio a caso), il principio della scelta di quale libro portarsi “sotto l’ombrellone” è lo stesso principio che guida chi legge molto anche e in particolare per ragioni professionali. Dopo mesi di proposte editoriali spesso mefitiche da leggere, finalmente ci si può dedicare al sollazzo delle pupille con qualcosa che si sente intimamente più in linea con il proprio gusto. È una sorta di panacea, ma anche no.

 

Batman, Arkham Knight

 

Forse dipende dall’età: la curiosa voracità dei vent’anni, in cui si divora ogni riga di ogni nuovo romanzo, magari un “caso editoriale” (ma quanti saranno, poi? Ricordiamo sempre la bufala pazzesca del venerato e inesistente J.T. Leroy, l’equivalente letterario dei Milli Vanilli) per aggiornarsi sul panorama offerto dalla scena letteraria e trarre benefici invisibili per la mente, viene soppiantata da una sorta di apatia (vuoi per l’ingresso nel mondo del lavoro – quando ancora c’era – e la conseguente mancanza di “tempo libero” dedicato alla lettura), mantenendo comunque una forma di abitudine a leggere, magari però scegliendo opere in cui predomina la leggerezza (di contenuti, in particolare). Lo sanno bene gli editori, per i quali l’estate è una sorta di Natale anticipato con le strenne da portare in borsa accanto alla crema solare, libri da gustare tra un’impepata di cozze e la digestione delle suddette.

 

Forse ancora, come recita la suadente voce di Cate Blanchett/Galadriel nell’incipit de La compagnia dell’Anello di Peter Jackson: “Il mondo sta cambiando…” e così anche il gusto dei lettori se è vero, come sostengono alcuni editori e agenti letterari, che al giorno d’oggi rifiuterebbero di pubblicare il Gadda del Pasticciaccio brutto perché non avrebbe mercato. Tra libri “imperdibili” che bisogna assolutamente leggere altrimenti non vali niente, quelli che “tutti” hanno letto, e insensatezze pseudo erotiche di lega molto più bassa vendute sulla scia pruriginosa della cultura pop contemporanea (a ridatece Harmony), che ammanta di nobiltà quasi ogni forma di provocazione, il catalogo di titoli a cui attingere è per fortuna ancora ricco e in grado di conciliare la voglia di leggere con un arricchimento personale. Poi, ovvio, è tutta una questione di gusti.

 

Confesso di vivere da qualche tempo una relazione piuttosto conflittuale con i libri, quest’estate le mie letture rifletteranno più che mai la vita: letture erratiche, senza più il timore di lasciare un libro a metà in caso di noia o irritazione sopraggiunta, magari cercando di trovare la stessa emozione della pagina in altri veicoli narrativi come film e videogames. Ma per restare sul cartaceo, usando un’espressione aziendale, la “mission” è finire La foresta di Lansdale, simpatico cialtrone che in questo caso prende Il buio fuori di McCarthy come modello e lo trasforma in una specie di versione tarantiniana dell’opera originale; a ruota, con facoltà di mollare il colpo, Baudolino di Umberto Eco (sono sotto con la storia del Prete Gianni, e comunque anche nel mio caso vale il discorso di poco sopra su impepata di cozze e digestione), e il Queneau annuale (quest’anno tocca a Un duro inverno), oltre a Luce virtuale di William Gibson, che mi fa venire in mente la realtà aumentata dei Google Glass e il fatto che in fondo li ha inventati lui in questo romanzo, e Annientamento di Jeff VanderMeer, autore finalmente pubblicato in Italia (si consiglia la lettura, in originale per chi può, perché questi non li hanno ancora tradotti, dei suoi precedenti Veniss Underground e i racconti di City of Saints and Mad Men), e primo volume della Trilogia dell’Area X, appassionante ibrido di Salgari, Lovecraft e John Carpenter.

 

 

Più che altro, insieme alle letture penso che occuperò una parte dell’estate a rimettermi alla pari con film e serie televisive che non sono riuscito a vedere (per esempio Äkta människor, serie sci-fi svedese del 2012) oppure in onda durante il periodo estivo (la seconda stagione di True Detective, e soprattutto la terza della notevole serie Ray Donovan con Liev Schreiber e Jon Voight, entrambi davvero al top della forma) oltre a dare un giro di vite ai progressi in The Witcher 3 e Dragon Age: Inquisition, due videogames troppo vasti per essere completati nel giro di poco tempo (soprattutto quando il tempo a disposizione per goderseli è limitato), e sempre nel campo dell’intrattenimento digitale con il nuovo e ultimo capitolo della serie di Batman: Arkham Knight di Rocksteady, studio di sviluppo inglese che ha dato all’Uomo Pipistrello nuovo lustro nel mondo dei videogames come fece Nolan con i suoi film.

 

E la vita sociale, gli amici? Quelli che restano, come direbbe Boccioni, sono tutti bene accetti a farmi compagnia. Buone vacanze e buone letture, in qualunque forma esse si manifestino: carta, celluloide o digitale.

Ray Donovan

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