Monsieur le Capital e Madame la Terre

In capitale-profitto, o ancora meglio in capitale-interesse, terra-rendita fondiaria, lavoro-salario, in questa trinità economica collegante le parti costitutive del valore e della ricchezza in generale con le sue fonti, la mistificazione del modo di produzione capitalistico, la materializzazione dei rapporti sociali, la diretta fusione dei rapporti di produzione materiali con la loro forma storico-sociale è completa: il mondo stregato, deformato e capovolto in cui si aggirano i fantasmi di Monsieur le Capital e Madame la Terre, come caratteri sociali e insieme direttamente come pure e semplici cose.

 

Il grande merito dell’economia classica consiste nell’aver dissipato questa falsa apparenza e illusione, questa autonomizzazione e solidificazione dei diversi elementi sociali della ricchezza, questa personificazione delle cose e oggettivazione dei rapporti di produzione, questa religione della vita quotidiana, riducendo l’interesse a una parte del profitto e la rendita all’eccedenza oltre il profitto medio, così che ambedue coincidono nel plusvalore; in quanto essa rappresenta il processo di circolazione come pura e semplice metamorfosi delle forme e infine riduce, nel processo diretto di produzione, valore e plusvalore delle merci al lavoro. Tuttavia anche i migliori suoi rappresentanti rimangono, e del resto non può accadere diversamente partendo dal punto di vista borghese, più o meno impigliati in quel mondo dell’apparenza da essi criticamente dissolto e quindi cadono tutti più o meno in incoerenze e contraddizioni non risolte, arrestandosi talvolta a metà strada.

 

Da K. Marx, Il Capitale, libro III, Editori Riuniti 1965, pp. 343-344.

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