Rosario Dello Iacovo. Curre curre guagliò

Storie dei 99 posse

Il nome di Rosario Dello Iacovo sulla copertina del libro è una mera formalità burocratica, quell'imputazione di una responsabilità legale che identifica la funzione autoriale secondo Foucault: a qualcuno bisognava pur pagare le royalties. In realtà “Curre curre guagliò. Storie dei 99posse” è un libro collettivo, o più precisamente polifonico, in cui la somma delle voci – esattamente come in una band musicale – orchestra un discorso d'insieme che va molto al di là della biografia di un gruppo famoso. E il primo segnale che non siamo di fronte al lavoro compilativo e cronologico di un cronista è proprio quel titolo plurale: storie.

 

Il lettore che cerchi il pettegolezzo salace, la storiella sfiziosa, il backstage, il buco della serratura da cui guardare la vita dei membri della band non resta deluso: con tantissima ironia – spesso schietta, talvolta virante al sarcasmo, qui e lì amara – vengono raccontati molti episodi personali, le tappe, la vita della band e alcune avventure – come quando, arrivati in macchina in una piazza di Reggio Calabria, presidiata di poliziotti, per tenere un concerto, vengono avvicinati da un militare che chiede loro:

- Chi siete?

- I 99 posse.

- E dove sono gli altri 96?

Risponde il celerino.

 

99 Posse, Curre curre guagliò, copertina, 1993

 

Eppure in questo libro c'è molto di più, a partire come dicevo dalle voci. Rosario Dello Iacovo sceglie uno stratagemma narrativo semplice e spiazzante allo stesso tempo: ciascuno dei diciotto capitoli è scritto in prima persona, ma la voce narrante è sempre diversa, ed è quella che dà il titolo al capitolo stesso. L'effetto è quello di guardare alle vicende narrate da più punti di vista quasi in contemporanea: in tal modo si restituisce sulla pagina quella pratica collettiva, assembleare, discorsiva e dialettica che contraddistingue il lavoro stesso dei 99 posse, fatto di infinite riunioni, discussioni stremanti, valutazioni condivise. Si instaura così una rara coerenza tra vita e narrazione, che nelle differenze di stile, sensibilità e capacità espressiva degli io narranti non trova un limite ma una ricchezza.

 

La storia dei 99 posse è in primo luogo la storia di una militanza politica, e in quanto tale resta incomprensibile se separata dalla storia socio-politica degli ultimi tre decenni, italiana e internazionale. Dal movimento studentesco della Pantera alle tragiche giornate di Genova nel 2001 (“noi siamo morti a Genova” recita il verso di una loro canzone), dal Chiapas ribelle alla Palestina assediata, passando per i centri sociali di tutt'Italia, i 99 posse sono stati – col corpo e col microfono – nel centro di tutti i più importanti conflitti sociali e politici di cui chi ha circa quarant'anni può conservare memoria. La loro è dunque un'opera di testimonianza e di comunicazione che li rende una figura centrale non solo e non tanto della musica italiana contemporanea, quanto della politica italiana al di fuori dei Palazzi e dei media tradizionali (chi li segue su Facebook, per esempio, ricorderà la fondamentale opera di informazione sull'ultimo ed ennesimo assedio da parte del governo di Israele alla Striscia di Gaza, nel silenzio assordante della stampa nostrana). E di conseguenza la loro biografia assume il valore di una ricostruzione storiografica più che di un memoir.

 

 

Il libro restituisce in maniera densissima questa lunga storia di militanza politica, accumulando in maniera ordinata ma non didascalica una grande quantità di fatti e vicende. E mettendo insieme una moltitudine di personaggi co-protagonisti – non ci sono solo i quattro attuali membri della formazione, infatti, ma tanti altri tra quelli che hanno incrociato il percorso musicale e politico dei 99 posse: il compagno Egidio, suo malgrado alla base della reunion del 2009 dopo sette anni di scioglimento; Papa J, Speaker Cenzou, Valerio Jovine; i Bisca, con cui i 99 posse si fondono per un breve periodo e con cui producono due dischi; Meg, la voce femminile che per aver dato un passaggio al cantante Zulù in motorino si ritrova poco dopo a incidere quattro dischi come membro della posse (“mi sono ritrovata in una discoteca di schiaffi e non sapevo nemmeno chi era il dj” disse lei in una vecchia intervista); i tanti artisti con cui hanno collaborato, da Pino Daniele a Caparezza, dai Subsonica a Linton Kwesi Johnson; e naturalmente Rosario, il tour manager, e i tanti altri compagni del loro entourage.

 

Il lettore assiste all'evoluzione delle storie personali dei membri della band e dei comprimari e rivive attraverso le loro parole e i loro sguardi le (poche) gioie e i (molti) dolori di chi ha fatto politica a cavallo tra XX e XXI secolo. Sarebbe sbagliato considerare questo libro come una collezione di memorabilia per fan appassionati, così come lo sarebbe se venisse considerato un’operazione di nostalgia politica, con l’approccio di un “reduce”. Siamo davanti, invece, a una collezione di storie vere, raccontate non senza attenzione al ritmo narrativo, dove la musica, le trasferte, le canne, gli applausi, le vicende giudiziarie fanno da sfondo a una prassi politica che si manifesta in tanti modi: dallo stare nel cuore dello show-business cercando di far esplodere le sue contraddizioni fino a fare da scudo umano in Palestina. Le storie dei 99 posse non sono altro che le storie dei molti italiani, giovani e meno giovani, che negli ultimi tre decenni hanno provato a immaginare un altro mondo possibile.

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