A chi non è successo di dover rischiare, di giocarsi tutto e compiere scelte difficili senza potersi permettere il lusso di voltarsi indietro?

 

L’estate è un salto, un vuoto, un lancio di palla oltre la quotidianità. Giornate lunghe in cui si progettano i rischi e spesso gli errori futuri, giornate in cui ci si riposa e si ha tempo per azzardare pensieri e azioni. 



Raccontate a Doppiozero le vostre storie di azzardo, di rischio, storie in cui è andata come è andata, ma comunque sempre senza rimorsi e senza rimpianti. Scelte che hanno portato ad un cambiamento, anche imprevedibile, azioni che vi hanno indirizzato in altri luoghi prima impensabili.

 

David Hockney, particolare della copertina di Camera Works, 1984David Hockney, particolare della copertina di Camera Works, 1984


 

 

In fondo non la può guardare nessuno, eppure è imbarazzata mentre si abbassa le mutandine in bagno. Affiora l'ansia: sospesa nel cerchio della bocca e incastonata nella forma di uno spicchio di luna che le appare sul viso ovale.

 

Il ciclo si è interrotto.

 

Prima che comprenda, si volta d'istinto verso la finestra che incornicia un tramonto luttuoso. Ride. Si riguarda le mutandine ancora stirate tra le ginocchia: davvero non sono macchiate di sangue.

 

Non accende la sigaretta e si prepara a uscire per le vie del centro senza prendere la macchina.

 

La piazza dorme. Sono stese sul quadrato le ombre dei monumenti. Il perno dello spazio si erge in tufo: è la fontana dell'elefante. La mamma arriva da una delle arterie che hanno foce e fonte qui. Dopo essersi sdraiata sotto il pachiderma primitivo, si lascia rinfrescare dai silenzi. Assopendosi, vede spalancarsi attraverso la settecentesca porta Uzeda il mare cavalcato dai velieri. Più vicino le mura di cinta della città antica sostengono locomotive in transito. Emoziona l'indaco del tramonto nella piazza deserta. Solo due ombre umane vi fanno capolino. La cattedrale permette di essere spiata con pudore attraverso i vani del portico e delle finestre.

 

 

Il padre ignaro ritorna a casa. Per la prima volta la trova oziosamente sdraiata sul divano. Ma prima che possa sbalordirsi o rimproverarla con battute maschiliste, lei è già dietro la sua schiena. Lo spoglia. Lo benda. Lui non ride. Dentro l'abitato sicuro accusa grida di complotti sul corpo: non sopporta di essere all'oscuro di qualunque cosa possa accadere.

 

La canicola da fuori si abbatte contro il padre come un incendio e lo stordisce. Ricorda.

 

Desidera pernottare nel deserto da solo e si rifiuta di provare paura. Quando sta per lasciare il villaggio – il punto da cui si organizzano le escursioni – crede che gli si spalanchi davanti soltanto una distesa di sabbia. E allora procede. Si compra una bottiglia di acqua e una confezione di biscotti per mantenersi leggero. E procede. Appaiono i canyon proiettando manti d'ombra contro la canicola. Sul volto ovale le rughe della sicurezza e della serenità si incontrano perpendicolari; e sulla fronte quasi si concentra un occhio attento a scrutare. Si inoltra seguendo la strada zigrinata dalle orme degli pneumatici delle jeep. Cammina non curandosi del fatto che i passi a volte sprofondano dentro le impercettibili dune, a volte sfiorano la sabbia battuta, mentre controlla a distanza i canyon imponenti. Si volta spesso indietro, ansioso di distanziarsi dall'abitato sicuro. Quando percepisce una stanchezza incipiente, vedendosi ormai abbastanza lontano e isolato, pretende di sciogliere le giunture degli arti: l'indice della mano destra vola e tocca il centro della testa, mentre simultaneamente la pianta del piede si stacca parallela dalla sabbia e si incolla sul lato del ginocchio sinistro.

 

Cammina curandosi del fatto che i passi a volte sprofondano dentro le impercettibili dune, a volte sfiorano la sabbia battuta, mentre di lato scorrono i canyon. I movimenti incedono banali, però non si volta più indietro a spiare. Poi ostenta ancora la disarticolazione carnevalesca: le gambe si allargano e dalla schiena inarcata scocca la testa nel varco, mentre le mani si intrecciano all'altezza dell'osso sacro. Infatti il primo miraggio che il deserto gli fa sognare è lo scollamento dagli altri tramite la rivoluzione di gesti inconsulti. Ma quando raggiunge la distanza in cui nel deserto il silenzio inghiotte l'urlo: la solitudine che si spalanca gli inibisce la libertà.

 

Cammina e sembra immobile, curandosi del fatto che i passi a volte sprofondano dentro le impercettibili dune, a volte sfiorano la sabbia battuta, mentre di lato lo sovrastano i canyon. Adesso, irrigidendosi il corpo come un manichino, congela la confusione che desiderava annichilire.

 

Una madonna nera appare tra le pecore, con burqa e turbante. Striscia lentissimamente senza che nessuna parte del corpo le vibri incontrollata: il contrario dei corpi cittadini sconquassati dai tic. La madonna scorre uniforme sembrando un ispessimento della canicola immane. Si muove solo tra le distese d'ombra e tra quelle scompare. Allora, rubandole il segreto, scopre che è meglio rifugiarsi ai piedi dei canyon rossi dove si proiettano maestosamente ricoveri di freschezza. Scarta, i piedi accelerano avanzando in diagonale, sprofondando nella sabbia mobile. Ma il ricovero che aveva puntato scivola all'indietro, come se il sole lo squagliasse: precipita sempre più lontano perché mentre corre sposta banchi di afa che spingono i canyon oltre ogni distanza.

 

Sebbene incalzi l'affanno, l'eccitazione lo annichilisce e, dopo avere bevuto un sorso d'acqua che svuota quasi l'intera riserva, arriva dove trova riposo. Distendendosi, una congerie di figure filamentose danza sotto le palpebre; i colori e i movimenti cangianti dipendono dall'intensità con cui strizza gli occhi. Il silenzio lo opprime e gli impedisce di pensare. Desidera alzarsi subito, riprendere il cammino, cercare dove trascorrere la notte sotto il cielo stellato, ma la volontà si diluisce nell'ebbrezza del dormiveglia. Gli arti snodabili rimangono intorpiditi, formicolano inconsistenti. Il trascorrere del tempo è rappresentato dall'assottigliarsi delle ombre. Allora rotola per avvicinarsi sempre di più alla parete rugosa del canyon. L'ombra alla fine si dissolve. Si inoltra di nuovo verso la strada battuta dagli pneumatici delle jeep. Osserva il panorama di spianata arida e di dune che lo assediano attorno: non scorge più alcuna protezione ombreggiata.

 

Il padre ancora dentro l'abitato sicuro in attesa. Nudo.

Se continuiamo a tenere vivo questo spazio è grazie a te. Anche un solo euro per noi significa molto. Torna presto a leggerci e SOSTIENI DOPPIOZERO