Nicholson Baker. La Casa dei Buchi

L’aggettivo più appropriato per l’ultimo libro di Nicholson Baker è impudico. Lo scrittore americano infatti si diverte a creare una macchina del piacere senza ammiccamenti, metafore nascoste, astrusi doppi sensi. No, nella Casa dei Buchi (Bompiani, euro 18,90, pagg. 304) tutto è in bella mostra, volutamente esibito, sfacciatamente offerto alla voracità dello sguardo. Nessun gioco di svelamento erotico. Nessuna sottigliezza psicologica che vada a scavare nei turbamenti del nostro inconscio. Qui il sipario è stato strappato e al di là della scena, istrionicamente occupata dalle nostre più sconce voluttà, non c’è più niente che conti davvero.

 

Tutto avviene sotto la luce abbagliante dei primi piani. Dunque, piacerebbe sicuramente a Baudrillard, questo regno osceno del sesso puro che se ne frega della seduzione preferendole la fascinazione del gioco delle superfici: corpi gioiosamente nudi, seni materni e adolescenziali, fondoschiena non sempre di artistiche fattezze. La Casa dei Buchi è una realtà parallela al mondo reale, una specie di resort del piacere, dove vengono soddisfatti i nostri desideri inconfessati e le fantasie più folli e ardite (spesso le più banali!) diventano possibili.

Baker non scrive un vero e proprio romanzo, ma inanella una serie di storie che hanno per protagoniste tutte persone estremamente motivate a godersi questa sorta di luna park pornografico che viene messo a loro disposizione. L’ingresso, come in un mondo di Alice per soli adulti, è il classico e fiabesco “buco” che ci precipita in un altro mondo. Nel caso specifico la tana del coniglio è costituita da più passaggi: un macinapepe, l’asciugatrice di una lavanderia automatica, il tubo di una penna: “Il suo corpo incominciò ad allungarsi e all’improvviso fu risucchiato nel minuscolo buco della penna”.

 

Baker aveva già toccato tempi erotici negli anni novanta in Vox (Bompiami) e The Fermata (La pausa), ma accede qui a una post-sessualità che ha eliminato Thanatos per lasciare libero un Eros senza ombre o parti nere e che è al tempo stesso liberatoria e anche un po’ noiosa. Le situazioni per quanto fantasiose in chiave di variazione sulle invenzioni erotiche, alla fine sono sempre quelle, assecondando la coazione a ripetere di qualsiasi prodotto pornografico. L’ingranaggio del godimento ha comunque trovate surreali non trascurabili, ed è lì che Baker va oltre: nel “mondo dei buchi” si aggirano braccia staccate dai corpi, alberi vivi e sessualmente disponibili e anche uomini decapitati “destinati a donne che sognano maschi senza testa”: “Voglio un posto in cui l’uomo non stia sempre a giudicarmi e a criticarmi… Voglio un bell’uomo, credo per divertirmi senza pensare”. La formula che regge il libro sembra tutta qui: divertirsi senza complicazioni. Per questo un cartello recita: “Il piacere è tutto” e una lucina si accende ogni volta che qualche ospite ha un orgasmo.

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