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India: le più grandi elezioni della storia dell’umanità

Le elezioni indiane sono ormai un evento globale, seconde per attenzione forse solo a quelle degli Stati Uniti. Ma mentre la democrazia americana, per usare un ossimoro, è la regina del sistema mondiale attuale, quella indiana è, apparentemente, solo la più grande. O meglio, a voler essere pignoli, la più popolosa. E l’attenzione del mondo giornalistico mainstream, soprattutto in Italia, si rivolge di solito alla scelta popolare del nuovo governo non tanto per indagare e capire verso dove l’India andrà, e le possibili conseguenze di tale scelta, quanto per mostrare con stupore misto a curiosità che la democrazia non conosce limiti ne’ di scala ne’ di latitudine.

 

Le più grandi elezioni della storia dell’umanità sono un evento emozionante e rassicurante al tempo stesso.
Di conseguenza, vorrei sfruttare lo spazio di questo articolo per provare a fare una cosa molto diversa dalle solite spiegazioni/profezie pre-elettorali. Mi piacerebbe tentare un piccolo esperimento: presentare una serie di vignette tratte dalla mia esperienza di vita in India, ma in forma di racconto breve. Il protagonista, per rendere le cose più complicate sia per me che per voi, sarà una specie di Kim, il piccolo eroe dell’omonimo romanzo di Kipling. Kim è stato giustamente visto come l’incarnazione del desiderio impossibile dell’Impero britannico di possedere un punto di vista completamente interno al paese conquistato. Il sogno irrealizzabile, ma verso cui tendere, di una conoscenza totale e “vera” dei propri possedimenti coloniali, al fine di governarli al meglio: un meglio che si caratterizzava in questo modo come l’incontro di due interessi diversi (quello locale e quello dei colonialisti) piuttosto che come il mero dispiegarsi del dominio sull’Altro.

 

Il mio piccolo Kim sarà un bambino europeo che sta crescendo nell’India rurale, dove la famiglia si è trasferita per lavoro. Parla la lingua locale e, essendo un ragazzino, ha accesso ad ogni luogo, può vedere tutto, e comprende il codice locale di comportamenti e valori. Questo scorcio particolare che offro sulle elezioni indiane (una trasposizione narrativa di quello che è anche, parzialmente, l’incoffessato desiderio di conoscenza totalizzante dell’antropologo), non vuole raccontare la verità della democrazia indiana ne’ tantomeno svelare il segreto della sua politica. Piuttosto, narrando di eventi verosimili da una prospettiva inedita, questo breve racconto intende offrire uno sguardo diverso sulle elezioni più grandi della storia. Nel farlo, spero appaia anche la necessità di problematizzare sempre i meccanismi di rappresentazione dell’Altro, spesso la vera posta in gioco di quel che si dice.

Dal diario di #####


Oggi c’erano le elezioni. Quindi niente scuola. La mia scuola infatti è diventata un seggio elettorale. Nella mia aula hanno portato dei tavoli e li hanno messi in fila sul lato, con delle sedie (perché gli adulti hanno bisogno di banchi e sedie e non scrivono per terra come facciamo noi bambini?).

 

Poi hanno sistemato un altro banco davanti, con sopra un cartone e una strana scatola rettangolare. Dicono che è una macchina elettronica per votare, e che l’India è un paese avanzato dove si trovano tutte le nuove tecnologie. Allora stamattina alle sei sono andato a scuola, perché Sharmaji mi ha detto che se andavo faceva votare anche me con la scatola elettronica. Sharmaji è il padrone del negozio sotto casa e mi regala sempre le caramelle. È un brahmano scuro scuro e con la barba lunga e lavora per il BJP [Partito Popolare Indiano]. Lui fa sempre un sacco di piaceri alla gente, tipo trovare lavoro o annullare le multe, ma in cambio vuole che loro votino per il suo partito. La mamma non mi voleva far uscire così presto e senza neanche fare colazione, ma poi il babbo ha detto che andava bene. Il babbo dice che queste elezioni sono una pagliacciata. Dice che ieri notte qui al villaggio erano tutti ubriachi, che la gente dei partiti distribuiva rum a tutti, e che poi gli ubriachi danno il voto a quello che gli ha offerto più da bere. Comunque io stamattina ho votato, anche se nessuno mi ha offerto il rum (io non bevo, sono troppo piccolo ancora). Sharmaji era là con della gente venuta da altri villaggi, ed erano tutti seduti ai banchi, tranne uno che stava fuori. Dice che sono i funzionari delle elezioni. Perché le elezioni indiane, dice Sharmaji, sono una cosa super organizzata, e ci sono così tante regole da rispettare che quei poveri cinque che son venuti da fuori si sono dovuti studiare un libro enorme per poter fare il loro lavoro. Poi c’era anche un vecchio di un altro villaggio con un bastone, mi ha detto che era un chowkidar, una guardia. Diceva anche che fa questo lavoro dai tempi del Maharaja, ma ora lo paga lo stato. Era simpatico. Doveva assicurarsi che nessuno entrasse al seggio da dietro.

 

Ma poi ha dormito per quasi tutto il tempo. Fortuna che c’era questo poliziotto del Gujarat, che è un altro stato, perché noi qui siamo in Madhya Pradesh mi ha detto la maestra. Questo poliziotto è venuto anche lui apposta per le elezioni, perché i poliziotti si aiutano a vicenda quando hanno bisogno. Lui aveva un bastone di plastica, che nessuno aveva mai visto. Dicevano che l’aveva inventato un certo Modi, il capo del Gujarat. Fa più male di quello di legno, e poi non lascia il segno. La gente chiedeva al poliziotto di vedere il bastone e lui glielo dava. E gli chiedevano: “Ma fa male?” e lui allora rispondeva: “Provalo e dimmi!” E quelli facevano finta di colpire qualcuno. Era molto divertente. Comunque il poliziotto del Gujarat è stato sveglio tutto il tempo, non come la guardia. E poi c’era anche Soni, il nostro poliziotto. Lui lo conosco bene. Al villaggio tutti dicono che è molto onesto. Se gli dai delle rupie per fare un lavoro, lui lo fa sempre. Quindi, insomma, io ero lì e hanno aperto questa macchinetta e poi l’hanno messa sul banco dietro il cartone. Allora una per una le persone che c’erano schiacciavano un bottone. E ad un certo punto Sharmaji mi ha detto di schiacciare anch’io. Allora ho visto che c’erano vari simboli, ed io ho scelto la mano. Ho schiacciato e subito Sharmaji mi ha dato uno scappellotto. E mi ha detto che quello era il Congress, e che dovevo votare BJP e che alla madre del Congress [Sonia Gandhi] questa volta gli facevano qualcosa di brutto che non posso scrivere. Sharmaji dice sempre un sacco di parolacce, anche a noi bambini.

 

Alla fine hanno contato i voti, in tutto erano 12, e aveva vinto un certo NOTA, che vuol dire che non ha vinto nessun partito, perché fanno tutti schifo. In seguito il mio amico Akhil mi ha spiegato che è la prima volta che c’è questo NOTA, che non è proprio un partito, ma è come dire che non voti nessun partito. Per questo tutti al villaggio dicevano che non ha senso votarlo, perché che voti a fare qualcuno che non può vincere e che poi non ti può aiutare con le cose di cui hai bisogno? Poi hanno rimesso la macchinetta a posto perché dopo poco iniziavano le elezioni. Sharmaji mi ha detto che avevamo fatto una prova per vedere se la macchinetta funzionava. Ma io comunque agli amici glielo dico lo stesso che ho votato. Poi uno ad un certo punto al capo dei funzionari è venuto in mente che nella prova non erano stati schiacciati tutti i pulsanti, ma solo una parte.

 

E allora come facevano ad essere sicuri che la macchinetta funzionasse? Quindi hanno fatto una riunione e hanno deciso che andava bene così, altrimenti avrebbero dovuto rifare tutto il procedimento da capo e c’era il rischio che annullassero le elezioni al seggio. Poi sarebbero dovuti tornare qui un’altra volta, e già questa per loro era stata una gran fatica, dover passare due giorni in un altro villaggio, dormendo per terra e mangiando cibo scadente. Quindi uno ha detto: mi raccomando, nessuno fiati su questa cosa. E così hanno fatto. Poi alle otto iniziavano le elezioni vere. E dieci minuti prima c’era già la fila lunga fuori dalla scuola. Mangu che è vecchio e grasso come un bufalo e fa fatica a stare in piedi (e infatti è sempre seduto a giocare a carte) l’hanno fatto mettere per primo e poi c’era tutta la fila delle donne, che erano a parte. Poi la gente ha iniziato a votare.

 

Facevano vedere la loro tessera elettorale e quindi li facevano firmare, ma tanti usavano il dito, e poi entravano e schiacciavano il pulsante. Dentro il seggio c’erano anche Akhil e Suresh, che non sono funzionari, ma mi hanno detto che sono volontari del partito. Erano seduti su due sedie contro il muro, e segnavano su dei fogli tutti quelli che avevano votato. Akhil ogni volta che uno votava faceva a gara a capire per chi aveva votato. Perché la gente si vedeva da dietro il cartone, gli usciva mezzo corpo, e allora se uno si sporgeva tanto in avanti voleva dire che aveva votato per il loto, che poi è il BJP, perché il pulsante stava in alto. Se invece si sporgeva meno era per il Congress, che il pulsante era quasi alla fine. Allora Akhil, che è del Congress, ogni volta che uno si sporgeva poco diceva a Suresh, che è del BJP: “Questo è per noi”, e Suresh rispondeva che tanto perdevano lo stesso. Se votava una donna invece non si preoccupavano tanto, perché dicevano che quando sai cosa vota il marito allora sai anche cosa vota la moglie. Ma la moglie di Anokhi invece dice sempre che il marito non capisce niente di politica, e lei vota per chi pare a lei. Comunque io non lo so per chi vota la gente, perché dicono sempre cose diverse, non puoi mai essere sicuro. Poi gli ho chiesto, “E tutti gli altri partiti?”. E Akhil stavolta era d’accordo con Suresh, e dicevano entrambi che non contavano nulla.

 

Poi sono andato a casa a mangiare e quando sono tornato non c’era più fila, arrivava solo una persona ogni tanto. Sembrava che avessero già votato tutti. E infatti stavano tutti in piazza davanti alla scuola e parlavano. Però i vecchi non giocavano a carte come al solito, ma anche loro stavano con i giovani a discutere di chi avrebbe vinto. Poi Akhil e Suresh sono usciti con la lista, e io ho seguito Akhil che parlava con quelli del suo partito.

 

Stavano decidendo chi doveva andare a casa della gente che non aveva ancora votato per convincerli. Poi, mentre parlavano, è arrivato Rajendra, che portava in braccio sua madre, che è cieca e qui al villaggio dicono che ha almeno 120 anni. La portava a votare. Poi quando è arrivato davanti alla scuola c’era il vice sindaco che gli ha detto “Ora ci penso io, non ti preoccupare”, e l’ha presa in braccio e l’ha portata al seggio. Anch’io sono andato con altri due amici perché la scena era davvero buffa. Poi al seggio lei era cieca e allora metteva le mani a caso sulla macchinetta, e il vice-sindaco che la reggeva le ha detto di fermarsi che faceva lui, e allora ha schiacciato lui stesso il pulsante. E non c’era bisogno di scommettere per chi aveva votato o di capire quanto si era sporto, perché tutti sanno per chi vota il vice-sindaco. Ma Akhil, che era rientrato di fretta, ha detto: “Va bene, non c’è problema, tanto è un solo voto, va bene così”. Però si vedeva che era arrabbiato. Ma non poteva fare niente, anche perché poi ho sentito Mangu, che la gente dice che si veste come Nehru, dire che qui per il Congress è dura, perché gli altri sono più forti e possono fare quel che vogliono. Se uno si oppone, poi, magari lo picchiano pure. Ma tanto nessuno vota più per il Congress. Akhil, che è mio amico, dice che solo lui e i musulmani lo votano. Ci sono gli Harijan, che il mio babbo li chiama intoccabili, ma poi lui li tocca, quindi non so perché li chiama così, che ora votano per l’elefante, che è un partito apposta per loro, e qualcuno per il BJP. Sharmaji dice che ormai il BJP è il partito più forte. E dice anche che quando Modi diventerà il capo di tutta l’India gliela faranno vedere loro ai Musulmani e al Pakistan. In realtà lui dice cose peggiori, ma non posso scriverle. Non so perché ce l’ha tanto con i musulmani. Poi in realtà ha un sacco di amici musulmani. Ma per esempio lui quando deve andare in bagno dice che va in Pakistan. Io una volta l’ho detto e la mamma mi ha tirato uno scappellotto.

 

La mamma dice che a lei piace il partito dell’uomo comune. Anche a me piace, perché in realtà all’inizio pensavo che era il partito dell’uomo mango, perché comune e mango si dicono nello stesso modo, aam, ma invece il suo simbolo è una ramazza. Dicono che vogliono ripulire l’India dalla corruzione. Qui al villaggio però nessuno li vota. Perché la gente dice che se voti l’uomo comune poi non c’è nessuno che ti aiuta con quello che ti serve. Perché è vero che la corruzione è brutta, ma senza corruzione nessuno fa nulla. Poi la sera ad un certo punto è arrivata la notizia che in un villaggio vicino avevano catturato il seggio. Io non capivo cosa volesse dire. Allora Akhil mi ha spiegato che qualcuno era entrato dentro e aveva cacciato la polizia e tutti gli altri e avevano schiacciato tutti i tasti della macchinetta che volevano. Poi dice che se dai dei soldi alla polizia magari quelli non fanno nulla e quindi poi tutti i voti che hai schiacciato diventano tuoi. Però per catturare un seggio ci vuole coraggio, ed anche le armi dicono. Allora l’ultima ora è stato tutto un po’ teso, perché la gente aveva paura che catturassero il seggio anche qui. Poi proprio alla fine sono arrivati altri due ciechi, e il vice-sindaco che gli piace aiutare tutti gli invalidi ha votato anche per loro, e tutti erano diventati allegri, anche Akhil, che diceva che tanto non bisogna prenderla male, che chi vince vince e non si deve rovinare i rapporti nel villaggio. Che comunque, chiunque vinca, alla fine qui si vive sempre assieme, gente del Congress e del BJP, e non è che Sonia Gandhi si preoccupa o ti viene ad aiutare se il tuo vicino o tuo cugino ti vogliono fare la pelle.

 

Poi alla fine hanno avvolto le macchinette in tutta una serie di nastri e le hanno chiuse in una scatola per spedirle a Bhopal dove conteranno i voti. Però per un bel po’ non si sapranno i risultati, perché prima devono votare anche in tutti gli altri stati. Akhil dice che al momento non si può sapere chi vincerà. Perché con tutti i partiti che ci sono, anche se Modi prende più voti è possibile che non ce la faccia a diventare il capo. “Vedi allora”, gli ho detto io, “che anche gli altri partiti sono importanti?” E lui diceva che sono importanti negli altri stati, ma non in Madhya Pradesh, che qui ci sono solo due partiti. Sarà. Ma la gente qua si capisce che gli piace Modi, e che tutti sperano che vinca. Un po’ contro i musulmani, e un po’ perché dicono che farà diventare tutti ricchi, e porterà nuove strade che collegano anche il villaggio ai campi e poi la luce per tutto il tempo.
Io, se davvero avessi potuto votare, non solo per prova, e se davvero ci fosse stato il partito dell’uomo mango, allora non avrei avuto dubbi su che bottone schiacciare.

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