L’Ucraina in gioco tra Putin e Obama

Vladimir Putin stringe fra le dita la Crimea. E, probabilmente, non se la lascerà più scappare. Tutte le carte migliori sono nelle sue mani, e questa volta le utilizzerà. Salvo accordi segreti ad un più alto livello internazionale, ovvero con gli Stati Uniti, la Crimea non sfuggirà più alla Russia. E la maggioranza dei suoi abitanti, che è russa e si sente russa, vivrà il fenomeno come del tutto naturale.

 

Diversa, e contraria, sarà la reazione dei Tatari di Crimea e della minoranza ucraina, ma le loro armi, di fronte alla preponderanza militare russa già stanziata in loco, e alla superiorità numerica dell'etnia russa, sono del tutto spuntate. L'evidenza delle cose, e la sproporzione delle forze in campo, mostrano una soluzione quasi obbligata, che si spera non sarà cruenta. Sia i militari ucraini, sia la minoranza tatara, qualora dovessero ricorrere alle armi, subirebbero certamente una schiacciante sconfitta: dunque ci si augura davvero che non debba scorrere inutile sangue. Sino a questo momento infatti, pur di fronte a un'evidente provocazione (in pratica un'invasione), l'esercito ucraino si è ben guardato dal replicare, anche per non offrire ai russi il pretesto per dilagare.

 

tensioni Putin Obama per Crimea e Ucraina

 

Le basi navali russe della Crimea rappresentano da sempre per Mosca un valore strategico e geopolitico assoluto: da quando esiste l'Ucraina come stato autonomo, sono sempre state necessarie faticose trattative per conservare nel tempo la concessione della base di Sebastopoli : ora c'è l'occasione per risolvere il problema definitivamente. La Duma russa sta preparando una legge per poter accogliere senza formalità "regioni di Stati esteri che ne facciano richiesta". A Sinferopoli, capitale della Crimea, è stata anticipata la data del referendum per aumentare il grado di indipendenza della Repubblica autonoma dall'Ucraina; prevista in un primo tempo per il 25 maggio, è stata ora anticipata al 30 marzo. Il tempo è prezioso, e si vuole porre il mondo di fronte al fatto compiuto; anche se il fatto già compiuto è la disparità delle forze in campo, e da queste parti la forza è sempre stata legge e diritto.

 

Dalle prime notizie sembra che le navi militari ucraine siano salpate dalle basi, per non essere intrappolate in un luogo che presto passerà di mano. La realtà è che Kiev non ha la forza materiale per opporsi alla Russia, e un'eventuale guerra sarebbe un inutile, e perdente, bagno di sangue. Inoltre, dopo le violente manifestazioni filorusse svoltesi oggi a Kharkov e Donetsk, secondo una precisa strategia, la minaccia percepita dalla Russia per i propri "consanguinei" si estende anche alle regioni orientali dell'Ucraina, al prezioso Donbass : lungo il confine sono già state schierate ingenti forze che accorrerebbero prontamente all'invasione qualora l'Ucraina sparasse forse un solo colpo.

 

Putin manda soldati in Crimea per placare rivolta ucraina

 

La Crimea è con ogni probabilità già perduta per l'Ucraina, ma forse Mosca vuole prendersi anche le regioni orientali. La Russia è stata in parte sorpresa dalla rivolta del Maidan, e non ha saputo o potuto offrire il suo fraterno sostegno al Presidente Yanukovich, che nel momento di maggiore panico ha ordinato ai suoi cecchini di sparare per uccidere; una rivolta simile a quella del Maidan, in Russia, sarebbe stata spazzata via in breve tempo, e senza andare per il sottile; amici ucraini temevano, nei giorni della rivolta, che Yanukovich potesse ascoltare fino in fondo i fraterni consigli, e prendere esempio: il caso vuole che il ricorso alla forza più insensata sia stato maldestro e inadeguato, e abbia condotto al rapido tracollo del regime.

 

Putin ha ritenuto inaccettabile l'ingerenza europea nel sostenere la rivolta in un Paese da sempre all'interno della sua sfera d'influenza, ed ora, dopo il cambio di potere in Ucraina, con l'ascesa delle forze  legate alle regioni occidentali, ucrainofone e storicamente antirusse, ha deciso di porre rimedio alla situazione, facendo valere il proprio dominio militare e territoriale.

 

Sebastopoli con soldati russi

 

Il problema è ora capire se si accontenterà della Crimea, o vorrà impadronirsi anche dell'Ucraina orientale. Se non ottenesse le garanzie che desidera potrebbe decidere di smembrare con la forza l'Ucraina.
L'esercito ucraino è stato posto in stato di allarme. Nella serata, è avvenuto un colloquio telefonico di un'ora e mezza fra Putin e il Presidente degli Stati Uniti Obama, molto irritato per la mossa preventiva della Russia, che in pratica già tiene sotto controllo la Crimea. La durata del colloquio fa comprendere la gravità della situazione, e gli Stati Uniti hanno promesso conseguenze qualora sia violata in modo definitivo l'integrità territoriale dell'Ucraina.

 

Sinferopoli, capitale amministrativa della Repubblica autonoma di Crimea, è da due giorni una città fantasma: dopo gli scontri fra russi e tatari di fronte al Parlamento, il centro è stato chiuso al traffico e blindato dalle forze dell'ordine; i negozi e le attività commerciali sono chiusi, e quasi nessuno si aggira per le strade. Nei giorni precedenti la popolazione aveva provveduto a fare incetta di generi alimentari e aveva prelevato forti somme di denaro dai conti bancari. Sta aumentando in modo costante la presenza di armati in tuta mimetica, che controllano discretamente i palazzi dell'autorità locale, peraltro già allineata con Mosca, così come da ieri notte i due aeroporti di Sinferopoli e Sebastopoli Belbek: l' identità e bandiera dei militari sono ufficialmente ignote, ma è trapelato che dovrebbe trattarsi di uomini della marina russa di stanza a Sebastopoli. Durante la notte sarebbero poi atterrati, sempre a Sebastopoli, almeno altri seimila militari russi.

 

soldati russi in Crimea Catelli

 

Le autorità locali non hanno mai fatto mistero della loro sostanziale vicinanza all'ex madrepatria, e l'appartenenza ufficiale allo stato Ucraino è sempre stata vissuta come un'incomoda necessità. Il neopresidente della repubblica autonoma, Sergei Aksyonov, eletto giovedì scorso dopo l'occupazione del Parlamento da parte degli ignoti militari, ha subito chiesto alla Russia di "garantire la pace e la calma in Crimea".

 

Sergei Aksyonov Catelli Giovanni

Sergei Aksyonov

 

Qualche anno fa, gli scontri etnici fra russi e tatari avevano portato a tensioni molto forti, ed entrambe le parti avevano accumulato consistenti quantità di armi, che sono in seguito scomparse, stoccate in luoghi segreti, e probabilmente affidate al controllo di bande criminali. Ci si augura che queste armi non vengano rispolverate proprio ora, in un momento di massima tensione; i tatari non vedono di buon occhio la Russia, memori delle deportazioni staliniane, e vorrebbero che la Repubblica restasse a far parte dell'Ucraina; la minoranza tatara, forte di circa trecentomila componenti, e tradizionale abitante di questa terra, è da sempre impegnata in una silenziosa sfida con la maggioranza russa per il controllo economico e politico della penisola. Lo scenario attuale della Crimea è simile a quello realizzatosi tra il 1990 e il 1992 nella Transnistria, dove la quattordicesima armata russa di stanza nel luogo era stata il pretesto per la creazione di uno stato fantasma, controllato dalla Russia, e divenuto ben presto comodo asilo per ogni genere di traffico.

 

Le prossime ore saranno foriere di sviluppi, ci si augura non sanguinosi.
Le sfere d'influenza in vigore dopo Yalta non possono essere cancellate con tanta facilità: Vladimir Putin lo sta mostrando all'Ucraina e all'Occidente, proprio nei luoghi che videro lo storico incontro del 1945, dopo il quale calò per decenni sull'Europa una cortina di ferro.

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