Nel 2012 le abbiamo incontrate per la prima volta grazie a una trasmissione tv che illustrava la realtà in continua crescita della Cascina Cuccagna: dopo decenni di degrado, l’edificio aveva rivisto la luce attraverso l’impegno e la grande forza di volontà di diverse associazioni, comitati e semplici volontari. Accettando la sfida di rimetterla in piedi, hanno saputo guardare oltre l’apparenza e hanno sognato in grande: oggi la cascina è un centro polifunzionale partecipato, attivo e frizzante, dove si può alloggiare, mangiare, acquistare i prodotti a filiera corta, dove potersi incontrare e parlare.

 

 

Noi che viviamo in piccole province che non conoscono le dimensioni di una metropoli, noi che pensavamo che Milano fosse “solo” musei, negozi, Brera, San Siro e Piazza Duomo, siamo rimaste colpite e abbiamo fin da subito guardato con attenzione e curiosità a questa anomalia, pensando che fosse veramente un oggetto alieno nel tessuto urbano. E invece, ben presto abbiamo scoperto un vero e proprio tesoro nascosto formato da almeno 60 cascine comunali e altrettante private sparse in maniera abbastanza eterogenea per tutto il territorio milanese. Un tesoro però scarsamente conservato. Troppe cascine hanno ricevuto nel tempo una inadeguata manutenzione e troppo poche accolgono oggi funzioni idonee alla loro natura. Al momento dell’analisi della condizione generale attuale, abbiamo scelto di occuparci solo di quelle cascine di proprietà comunale; il quadro che ci si è presentato era molto variegato: cascine diroccate, cascine pericolanti, in buono stato, appena restaurate, e ancora, cascine vuote e in disuso, cascine occupate abusivamente, utilizzate come abitazioni, uffici, ecc. Nello studio che abbiamo compiuto, questa decisione ci ha permesso di garantire la maggiore fattibilità degli interventi dal punto di vista gestionale. Essendo tutte proprietà del comune di Milano non ci sarebbero problemi legati all'esproprio e alla futura "messa in rete" dei manufatti perché, ipoteticamente, ci sarebbe una gestione controllata e organizzata.

 

 

Così, zaino in spalla, macchinette fotografiche al collo e blocco degli schizzi alla mano, abbiamo esplorato a piedi gran parte del territorio comunale milanese. Abbiamo scoperto che ci sono ancora tante famiglie disposte a scommettere tutto perché convinte che la terra sia la risposta più sostenibile alla crisi; abbiamo scoperto che Milano, prima di essere grande potenza industriale è stata una grande potenza agricola; che le acque dei fontanili, oggi sempre più rari, a causa del tombinamento dei corsi d’acqua, hanno permesso alla città di diventare uno dei più influenti poli industriali d'Italia. Abbiamo scoperto che la memoria dei luoghi, delle attività, delle storie legate al mondo agricolo milanese è solo silente, ma appena avverte la curiosità di qualche straniero è subito pronta a risvegliarsi e a conquistare il viaggatore attento. Lo meraviglia, lo incanta, perché tutto si può immaginare meno che Milano celi sotto rovi, erbacce e ponteggi, dei fabbricati rurali di tale rilevanza. Mirabili esempi di architettura funzionale tradizionale lombarda, conservano un mondo segreto e ormai passato: il mondo contadino dei braccianti e delle mondine, il mondo dei fittavoli e dei primi imprenditori agricoli, quello delle domeniche pomeriggio trascorse a giocare sull’aia o della campana a scandire le ore di lavoro dei contadini.

 

A raccontarlo ci sono numerose voci. Ci sono i fratelli Bianchi, Angelo e Gianni, di Cascina Linterno, che illustrano con amore e nostalgia la vita di cascina e si battono con saggezza e sapienza insieme a tutta l’Associazione Amici di Cascina Linterno per salvaguardare il patrimonio agricolo che giorno dopo giorno continua ad essere in pericolo. C’è il signor Campi di Cascina Caldera, che nonostante tutti gli sforzi economici, la crisi, la precarietà continua imperterrito a prendersi cura degli spazi della Cascina e dei suoi abitanti a quattro zampe. Ci sono le ragazze della Cascina Nocetum, sempre ricca di eventi e aperta al prossimo. C’è il Consiglio di quartiere Basmetto che lotta contro l’edificazione di nuove palazzine residenziali a ridosso dei campi di riso. E poi c’è quel vulcano in continua eruzione che è Cascina Cuccagna con le sue associazioni, i laboratori per bambini, gli eventi, etc…

 

Nei nostri vagabondaggi, abbiamo percepito quanta ricchezza ci sia realmente in questi luoghi: per ogni cascina, oltre all’architettura, c’è la narrazione di un mondo che oggi non c’è più, ci sono le storie che si srotolano tra le sue mura, nelle sue stalle, lungo le rogge che un tempo la circondavano. Le abbiamo trovate relegate alle mille periferie milanesi, o nascoste dietro ai quartieri ad alta densità degli anni ‘60-‘70, o ancora, sepolte sotto sterpaglie e piante infestanti, invisibili alla maggior parte dei turisti e dimenticate dai milanesi stessi. Quasi indignate da questo silenzio, incapaci di comprendere come possano essere state ignorate per tutto questo tempo, abbiamo accettato la sfida di ripensare il patrimonio comunale in un’ottica a grande scala, che le coinvolgesse tutte, che le mettesse in relazione in un unico sistema sinergico insieme a parchi, giardini, verde agricolo, piste ciclabili.

 

Progetto Cascina Monterobbio

 

Abbiamo cercato di creare una trama in cui intrappolare i punti di interesse fisico, sociale e culturale, che avrebbe conferito valore alle cascine stesse, dimostrando così che non si tratta di relitti di un passato immobile e immutato, ma che, messe a sistema, possono diventare organismi che partecipano alla realtà cittadina, rispettano il nuovo linguaggio urbano e si configurano come strumento in mano alla cittadinanza.  La costituzione della rete conduce verso la consapevolezza di trovarsi di fronte a presenze molto diverse tra loro, ma capaci di dialogare con il contesto che le circonda. In quest’ottica svolge un ruolo fondamentale la percezione dei rapporti e delle connessioni. Ci permette di cogliere le relazioni esistenti tra una cascina e l’altra e spinge il cittadino a comprendere la complessità del tema, incuriosendolo nella ricerca di tutti i canali di dialogo esistenti tra queste splendide presenze. La rete è costituita su più livelli, fisici e intangibili: da una parte le piste ciclabili e i corridoi ecologici e dall'altra le varie funzioni correlate e combinate tra loro che rendono imprescindibile il dialogo tra le cascine.

 

 

Noi ci crediamo, crediamo che sia possibile un maggiore sforzo economico da parte del comune, che si possa scommettere sul potenziale a lungo termine che tali tesori posseggono. Nonostante siamo ben consapevoli che per effettuare tale interventi la spesa da sostenere sia molto più che ingente, l'istanza di un recupero globale rimane per noi prioritaria. Crediamo che sia questo il momento per l'amministrazione comunale di parlare di cascine, di farle conoscere e di incentivare il loro riutilizzo, cercando metodi nuovi di coinvolgimento tramite la definizione di un programma pianificato gestito dal comune ma attuato da cittadini, professionisti e investitori privati. Per quanto riguarda la riqualificazione e riattivazione delle cascine, in risposta a chi è convinto che sia necessario compiere delle scelte che ne privilegiano alcune rispetto ad altre, noi portiamo avanti l'esigenza reale di recuperare l'intero patrimonio in un ottica globale. Come nel passato tutto il territorio milanese veniva controllato dalle cascine, così oggi il tessuto urbano verrà presidiato dalle cascine riattivate tramite un processo di partecipazione collettiva. Buona scoperta…

 

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