Lo spirito di Paraloup

Nel luglio del 2011 qualche centinaia di persone risaliva il sentiero verso Paraloup, nelle Alpi di Cuneo, per assistere a una tre giorni che aveva per tema il "ritorno ai luoghi abbandonati". Il posto era quanto mai pertinente: lì Nuto Revelli raggiunse un gruppo di compagni che avevano costituito la prima banda di partigiani nell’inverno 1943-44. Per onorare la memoria di Nuto, che ha raccontato in opere ormai classiche un trapasso di civiltà e la fine di un mondo, gli eredi decisero di destinare le migliori energie della costituenda Fondazione per far rivivere Paraloup, oggi un progetto pilota che ha recuperato le antiche baite, offre un servizio di pernottamento e di ristoro e ha avviato attività economiche che consentano di dare una prospettiva di lungo periodo al progetto.

 

Paraloup

 

In quei giorni dell'estate del 2011, salirono in montagna persone diversissime come il regista Franco Piavoli, Vito Teti, massimo studioso di questi temi, il 'paesologo' Franco Arminio, il cantastorie di Matera Roberto Linzalone, insieme ad agronomi dell'Università di Torino, gruppi di aquilani che combattevano contro la criminale ricostruzione, altri amici abruzzesi come i pastori che propugnavano la riapertura dei tratturi o che resistevano impavidi all'abbandono dell'Appennino centrale. Persone con esperienze diversissime che si incontravano per la prima volta, ma che fecero emergere, con lampante evidenza, come il problema dell'abbandono fosse un tema nazionale, che riguardava la dorsale appenninica come l'arco alpino, per tacere degli insediamenti agricoli sparsi per la Penisola. Un tema gigantesco che si connetteva a problemi ancora più grandi: la fine del modello culturale legato al mito del progresso, il dissesto idrogeologico, lo smarrimento di tradizioni secolari.

 

A questo punto volevamo che lo 'spirito di Paraloup', di quelle giornate così intense di scambi, informazioni, occasioni culturali, non andasse perduto. Ci siamo costituiti come Rete del ritorno (ora è divenuta un'associazione) e abbiamo girato l'Italia (Calabria, Irpinia d'Oriente, L'Aquila, Oltrepò pavese, il Monferrato, l'Appennino ligure, una serie di incontri milanesi e altro ancora) dove è stato importante, più che esporre le nostre riflessioni e provare a fissare dei punti fermi (il quadro legislativo, la diffusione di nuove pratiche), ascoltare le esperienze diversissime – come è lunga l'Italia! – che provenivano dagli amministratori locali, da chi aveva provato a operare una rottura col passato, dagli esempi, che, nati dalle ceneri delle comuni "anni Settanta", mostravano pratiche alternative agli ingranaggi della società dei consumi. Quantitativamente forse poco rilevanti, sono stati sempre incontri con persone vive, che avevano fatto una scelta radicale, come i partigiani di Paraloup.

 

Paraloup

 

Vorremmo che questa rubrica divenga un luogo d'incontro dove condividere esperienze di abbandoni o di ritorni, che arrivino testimonianze e racconti di storie di resistenza o di scelte di vita, di nuove esperienze che in parte sappiamo che stanno nascendo lungo la Penisola e di tante che ignoriamo. Vorremmo anche che sia un luogo di ragionamenti sui percorsi da affrontare, su come sono state superate difficoltà, trovate nuove soluzioni.

 

La storia del nostro Paese ci insegna che l'esempio delle minoranze virtuose è un seme che non si disperdere. Vorremmo raccoglierlo e trapiantarlo.

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