Come un bambino

Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti,


e tu sei piccolina, e tu sei piccolina,
l

o sai che i papaveri son alti, alti, alti, che cosa ci vuoi far:

 

Tutti siamo stati quei Piccoli circondati da figure a volte paurose a volte amorose che sono i Grandi. La condizione infantile rappresenta il nostro rapporto con l’umano, tanto nei paesi dove il movimento vociante dei bambini è un sottofondo, quanto in città di figli unici come l‘Italia con un tasso di natalità fra i più bassi al mondo. In pace come in guerra, i bambini sono il logotipo. Se scaviamo nella memoria, ci accorgiamo che spesso il ricordo bellico si è fissato intorno ad un’istantanea che minaccia il cucciolo dell’uomo: il bambino del ghetto di Varsavia, la bambina vietnamita bruciata dal napalm, il ragazzino di Soweto con l’amico morto tra le braccia, il padre palestinese che non riesce a proteggere il figlio, i bambini afghani, iracheni, con le flebo e le stampelle. Sono ritratti per dire basta alla escalation del conflitto, per scuotere le opinioni, per commuovere – sono sempre loro i marchi delle raccolte fondi.

 

In Come un bambino. Saggio sulla vita piccola (Morcelliana), il bambino ideale e reale, storico e simbolico attiva pensiero e scrittura, riflessioni etiche e considerazioni anche politicamente attuali. Per Gabriella Caramore l’infanzia può essere una promessa di trasformazione, la possibilità di crescita per l’umano intero. L’autrice, che da vent’anni inventa e conduce la trasmissione di cultura religiosa di Radio Tre “Uomini e profeti”, fa incontrare il testo che ben conosce, quella “narrazione di vita” che è la Bibbia, con la letteratura del Novecento così ricca di protagonisti bambini. Il Gesù del Vangelo di Matteo che dice “Se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”, guida ancora, in modo più o meno inconsapevole, le pagine della narrativa. “Non tutto potrà ‘tornare’ in questo scambio tra sacre Scritture e scritture dell’esistente. Non si dovrà cercare una aritmetica coerenza, ma lavorare su una esegesi ‘aperta’, che accolga dentro il suo corso l’infinito commento della vita.” 

 

  

 

Il bambino assurge a soggetto all’inizio del secolo scorso. Protagonista dell’interno borghese, della scoperta psicoanalitica, della letteratura, diventerà nel corso dei decenni oggetto dell’indagine sociologica e delle ricerche di mercato, figura giuridica protetta dal diritto internazionale.
L’infanzia come un prisma di forme dell’esperienza, capace di contenere nostalgia e senso della pienezza, un tempo- spazio altro, un luogo-tempo già stato e che deve venire. I perché e l’ancora ripetuti da ogni bambino. Come ritorno a qualcosa che raramente è stato il paradiso ma ne conteneva la promessa. Parlare di bambini significa nominare la possibilità dell’avvento del regno mai esistito, eppure sempre possibile, di abitatori bambini. 

 

    

Walter Benjamin

 

Gabriella Caramore intreccia con sapienza pagine di scrittori e poeti che non hanno dimenticato lo “spirito d’infanzia”, hanno nutrito le loro pagine e la loro vita adulta con il ricordo – lieto, drammatico – della “vita piccola”. Da Marina Cvetaeva e Agota Kristof, Franz Kafka e Walter Benjamin, Georges Perec e Georges Bernanos, Elie Wiesel e Aharon Appelfeld, Alifad Shiri e Rubén Gallego, Amos Oz e Pavel Florenskij. Ad Alberto Savinio che descrive una condizione estrema, di guerra tra adulti e infanti, una tragedia (e nella sua Annunciazione sghemba incombe un gigantesco e terrifico arcangelo Gabriele). L’arrivo del nuovo spaventa, l’inedito sconvolge con la sua imprevedibilità, la sua bellezza, la sua fragilità, la sua dipendenza. La sua piccolezza bisognosa.

 

Franz Kafka

 

Oggi il mondo controllato e prevedibile dell’adulto se ne allontana, l’esposizione alla vita e dunque alla morte del neo-nato inquieta. Come un bambino. Saggio sulla vita piccola è un invito a pensare a un progetto di cui l’infanzia sia orizzonte. Che, come per Benjamin, possa essere rappresentata dall’angelo di Klee: lo sguardo rivolto al passato annuncia il futuro che deve venire. Per questo è un libro che accende animi e dibattiti, si regala a un vecchio, a chi ha appena avuto un bambino, a chi cerca una via alla spiritualità. Perché si rischia se non si riesce ad accettare lo stato miniaturale dell’essere. Come, in Sermone ai cuccioli della mia specie, dicono i versi di Mariangela Gualtieri: Siete indeboliti cuccioli. Siete / Spaventati e soli. Siete avidi. Siete sazi. Siete svuotati. / Sfiniti siete. Siete vinti. /Nascete ancora, cuccioli. Restate. / Siate. Salvate. Giurate. Siate. Siate. / Siate.

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Boy looking out of window. Ansbach, Germany, 1954. Ph. Carl Mydans

19 Luglio 2013