Virna Lisi o la trappola della bellezza

La bellezza come nemesi, come stigma, è un tema seducente. Virna Lisi, scomparsa nei giorni scorsi, nelle interviste è stata sintetizzata per stereotipo nel suo magnifico sorriso, immortalato in uno spot così celebre che ancora oggi è proverbiale. Lo slogan “con quella bocca può dire ciò che vuole” ha infatti avuto ancora gli onori delle cronache qualche anno fa, perché usato in uno sfottò rivolto da D’Alema all’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi, ed è una delle sicure acquisizioni del lessico nazionalpopolare postbellico.

 

 

L’attrice marchigiana, a lungo prigioniera del suo magnifico volto, debuttò in turgidi melò, in cui svolgeva il ruolo, sempreverde, della fanciulla perseguitata. Poi, naturalmente, trovò il proprio posto nella commedia all’italiana, a fianco degli attori maggiori. La televisione le offrì una ribalta fortunata, nel frattempo Giorgio Strehler la volle a teatro nel monumentale teatro/storia I giacobini di Federico Zardi. Poi, negli anni ’60, produttori americani privi di fantasia le offrirono una mela avvelenata: il compito di diventare la nuova Marilyn, dopo la scomparsa precoce della diva. Qualche film commerciale, anche fortunato, e poi il rifiuto di Hollywood, la ripulsa, la rottura del contratto, costosissima, pagata con i compensi di molti film italiani a venire.

 

 

Dalla fine degli anni ’60 la scoperta: Virna Lisi è una attrice di talento, oltreché un bellissimo sorriso e un lampo biondo. Il suo profilo è aguzzo nel meraviglioso Signori e signore di Pietro Germi; nel decennio seguente incide magnifiche interpretazioni in Al di là del bene e del male di Liliana Cavani, dove è una magnetica Elizabeth Forster-Nietzsche (interpretazione premiata con un meritato Nastro d’argento) e ne La cicala di Alberto Lattuada, dove dà corpo al bellissimo ritratto di Wilma Malinverni, cantante in disarmo e prostituta per necessità. Infine, nel 1994, ottiene da Patrice Chereau il ruolo della sua vita, quello, terribile, della madre-mostro per eccellenza: Caterina de Medici ne La regina Margot. Il regista francese aveva voluto per quel personaggio Alida Valli negli anni ’70 nel trionfale spettacolo Le massacre a Paris di Cristopher Marlowe.

 

All’inizio non voleva a nessun costo Virna Lisi, che si impose per un provino e vinse. Il premio a Cannes, accolto dall’attrice piangente, che stringeva al seno la borsetta, è una chiara immagine della rivincita di una interprete sul suo aspetto fisico, sulla sua celebrata bellezza. Fino all’ultimo la signora è rimasta attiva tra fiction e film (l’ultimo, Latin lover di Cristina Comencini, che l’ha diretta tre volte, è in post-produzione), lieta di essere ormai “vecchia, senza più responsabilità con la propria immagine”, come recita una intervista di due anni fa.

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