Teatri in Fèsta a Ravenna

Nato come un momento di celebrazioni delle diverse attività di E-production, la rassegna Fèsta di Ravenna – quest’anno tra il 4 e il 13 dicembre – è diventata un appuntamento annuale della città. Sono passati quasi tre anni da quando Fanny&Alexander, Menoventi e gruppo nanou (e al tempo anche ErosAntEros) unirono le forze e si gemellarono in un progetto cooperativo che sapesse mettere in comune spazi e risorse, pur mantenendo intatte le differenti identità che la componevano. E-production è nata come una risposta alla crisi economica che ha messo e continua a mettere in ginocchio la quasi totalità delle attività culturali e artistiche di questo Paese. Fèsta è divenuto così il momento per celebrare quella scelta di unione e per trarre, da un anno all’altro, le fila di un percorso che viene mostrato alla città, cittadini, amici, spettatori.

 

Al debutto di Fèsta sono andati in scena la compagnia ravennate Fanny&Alexander e quella faentina Menoventi con due nuovi lavori, entrambi presentati di recente ed entrambi inseriti in progetti teatrali più ampi. All’interno di Fèsta gruppo nanou ha presentato Baby Doe, ultima produzione del progetto John Doe; inoltre è stato festeggiato il decimo compleanno di Menoventi e del gruppo di osservatori teatrali Altre Velocità. A chiudere la rassegna il laboratorio per bambini Pianeta Giallo condotto da Chiara Lagani.

 

Scrooge, ph. Alessandro Sala (sx) e Gianluca Panareo (dx)

 

Scrooge, un discorso d’altri tempi

 

Scrooge (Fanny&Alexander) è il personaggio interpretato da Marco Cavalcoli che incanta e stupisce tra movimento e canto: lo vediamo destreggiarsi su una piattaforma tonda, vestito di tutto punto, una scurissima eleganza di altri tempi, un Fred Astaire sensazionale. Un bastone da passeggio diventa subito lo strumento con cui intonare una sequenza musicale. Il ritmo si fa sempre più frenetico, veloce, incontrollabile, passi di tip tap prendono il sopravvento sull’attore, lo scuotono, lo pervadono. Sul lato destro del palco, in scena, Emanuele Wiltsch Barberio, cui è affidato il progetto sonoro, amplifica e diffonde quei suoni, rende martellante quel ritmo, ingigantisce quella tensione musicale fino a farla implodere, fino a che l’attore è spompato dal suo stesso strumento infernale che tiene nella mano e porta nei piedi. Alle spalle dell’attore vediamo proiettate sequenze del famosissimo personaggio Uncle Scrooge, lo zio Paperone di Walt Disney, alle prese con casse e depositi stracolmi di monete (le bellissime proiezioni sono di ZAPRUDERfilmmakersgroup). Seduto tra le monete, coperto di monete, Zio Paperone canticchia motivi che hanno a che fare con il denaro e vive così: il gruppo Fanny&Alexander va a recuperare quel “piccolo maestro” di capitalismo, quell’immaginario primo novecentesco caratterizzato dall’avidità della ricchezza, dell’accumulo, dell’opulenza elitaria. Scrooge lo troviamo preso dalle lezioni di “economics” ai nipotini (cui dà voce la vocalist per eccezione, Chiara Lagani): “Guarda quanto abbiamo guadagnato!”. “Bravi! E… cosa avete in mente di farne? Eh?”. “Vogliamo risparmiarli! Così diventeremo ricchi come te!”. Ma questo incedere viene all’improvviso interrotto da strane visioni che assalgono il “povero” Scrooge: incursioni dickensiane che subito trasmettono una tensione, un volgere cupo a una dimensione onirica che angoscia e inquieta. Si affacciano nella vita di Ebenezer Scrooge gli spiriti dei Natali passati, presenti e futuri; gli danno il tormento, lo vogliono cambiare, lo vogliono mettere con le spalle al muro. Cavalcoli è molto bravo a governare tutte queste sfaccettature che compongono il suo personaggio, tutti gli Scrooge che confluiscono nel suo. Anche quando fanno la loro comparsa gli “spiriti” di Agnelli e di Berlusconi, la performance resta molto credibile: sono i “nostri” italici capitalisti, i nostri Uncle Scrooge. Ascoltiamo dalla voce di Cavalcoli i loro discorsi, le loro idee, è ammirevole quanto siano misurate tutte le frasi, quanto sia precisa e diretta la comunicazione. Sono tutti momenti da collegare alla costruzione di Discorso Verde, tappa del progetto Discorsi declinato sull’economia, che Fanny&Alexander ha messo in cantiere per l’anno che verrà. Assieme a Kriminal Tango, Scrooge rappresenta una ulteriore tappa perfomativa di preparazione allo spettacolo vero e proprio: si delinea così una indagine drammaturgica davvero interessante, indirizzata a traiettorie diverse, ma che hanno un orizzonte comune. 

 

Scrooge, ph. Alessandro Sala

 

Menoventi e l’imperativo dell’ascolto

 

Il gruppo Menoventi ha invece presentato Ascoltate!, spettacolo commissionato all’interno della rassegna romana Teatri di Vetro. Alla compagnia era stato chiesto di interrogarsi sulla città di Roma. Gianni Farina e Consuelo Battiston sono partiti dalla scelta di una componente fondamentale della metropoli e si sono concentrati sui turisti, massa informe e multiforme, critica e acritica allo stesso tempo. Per circa due mesi centinaia di turisti in vacanza a Roma sono stati intervistati o sottoposti a questionario scritto. È una voce fuori campo (quella di Luigi Dadina del Teatro delle Albe), austera e imponente, ad aprire lo spettacolo con un “Ave Romani” e a sintetizzare il sondaggio da cui è nato Ascoltate!.

 

Perché sei qui? Come ti ha accolto questa città? Cosa non hai trovato a Roma? A dare voce alle risposte è stata Consuelo Battiston che timidamente entra in scena, nei panni di una turista un po’ spaesata, zainetto in spalla e maglietta su cui campeggia l’immagine di una inflazionatissima Bocca della Verità. Sarà il suo personaggio, unico in scena, ma assolutamente “uno nessuno e centomila” a dare voce a tutte quelle risposte raccolte e a quelle impressioni che a prima vista non importano a nessuno. Quelle risposte stanno scritte su cartoline retrò che l’attrice legge dall’alto di un palchetto che ha il sapore di quelle vecchie tribune che popolano il nostro immaginario da antica Roma, una sorta di podio della decisione, dell’imperativo, del comando. Una volta lette, quelle cartoline sono fatte svolazzare sulla scena, si perdono sul pavimento come foglie al vento: sono le considerazioni dei turisti sulla città, quelle considerazioni che nessun vuole ascoltare, quelle critiche che nessuno vuole fare proprie.

 

Funziona l’idea di affrontare Roma mettendosi nei panni dei viaggiatori, di coloro che abitano la città per pochi giorni, ma che nonostante tutto rappresentano e di continuo cambiano forma alla città. È un punto di vista inascoltato, spesso calpestato di una comunità che abita Roma, una identità multiforme, complessa ed organizzata. Menoventi si è trovata a dover ascoltare, appunto, una grande fetta di materiale umano e a doverla riorganizzare e rendere teatrale. Il progetto sonoro è affidato a Mirto Baliani che, con le sue registrazioni e i suoi ritagli di dialogo, interviene e “duetta” con l’attrice in scena. Si tratta di un progetto sonoro che si serve anche di quei riferimenti musicali di un certo tipo di cinema colossal, alla Ben Hur, che qui vengono trattati con ironia, quasi con esagerazione. Ma si serve anche di frammenti delle voci degli intervistati, delle loro tracce sonore e di registrazioni fatte in luoghi simbolici della città (tra cui San Pietro).

 

Ascoltate!

 

Ascoltate! segue un ritmo preciso e presenta una struttura molto lineare: qualche movimento in più, qualche diversivo scenico avrebbe potuto rendere questo spettacolo più ricco. Lo spettatore ha bisogno che accada qualcosa: quando l’attrice non resiste alla tentazione di cimentarsi nel fatidico “lancio della monetina” anche noi siamo sollevati, prendiamo una pausa dalle tante, tantissime frasi lette dalla Battiston in scena. La vediamo concentrarsi in questo tentativo e affannarsi nel non riuscire. Una Fontana di Trevi ricostruita in piccolo che rimanda alla ripetitività delle azioni del turisti, una certa omologazione che ha di fatto creato dei pregiudizi. La recitazione della Battiston tocca uno dei suoi punti più alti quando deve dare voce alla risposta sui tre aggettivi per descrivere la città di Roma: ritmo incalzante e velocissimo, cartoline che svolazzano all’impazzata, parole che volano, belle, brutte, offensive, di riguardo, pacate, animate. È uno dei momenti più esilaranti: un esempio perfetto di ritmo insostenibile, che arriva al parossismo ed esplode. Esplode nel finale, che corrisponderebbe all’ultima domanda del sondaggio: Roma può favorire una conversione religiosa?

 

È un finale su cui cala un’atmosfera “biblica”: incombe su questa città un’aria cupa, uno scenario di possibile futuro disastro (ricordiamo che le interviste e i questionari sono stati realizzati nel pieno dell’inchiesta “Mafia Capitale”). Irrompe sulla scena un computer, quello che la turista estrae dal proprio zaino, e compare nel monitor la figura dello scrittore Vittorio Giacopini, interpellato a rappresentanza dei romani. Il suo intervento prefigura una vera e propria apocalisse, disegna una città sull’orlo del collasso, appena poco prima che una sciagura (che si augura) possa distruggere la lunghissima storia di Roma. Per sempre: un oscuro augurio, una triste proiezione che colpisce lo spettatore (per certo quello non romano) e lo lascia in una situazione di turbamento. Ascoltate! idealmente diventa la prima tappa di un progetto più ampio di indagine sulle grandi città italiane a partire dalle loro comunità umane: un primo esperimento di certo riuscito e che sa incuriosire rispetto a quello che verrà.

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