Sciascia e Gesualdo Bufalino

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.

 

Alla Nuci, con Gesualdo Bufalino.

 

La storia è nota. Era arrivato in casa editrice un testo di questo ignoto professore di Comiso suggerito dall’erede di un vecchio nobiluomo che aveva fatto ai primi del novecento delle interessantissime fotografie della vita del paese. Leonardo sentenziò che quello era un vero scrittore e che sicuramente aveva alle spalle un importante lavoro letterario. Elvira Sellerio gli chiese se aveva altri testi da proporre. Bufalino negò, si schermiva. Ma Elvira non mollò la presa. Dopo lunga opera di seduzione don Gesualdo infine cedette: sì, c’è un raccontino, una piccola cosa che mi porto dietro da anni. Arrivò La diceria dell’untore, che, pubblicato, vinse di lì a poco il premio Campiello.

 

Leonardo era affascinatissimo dalla vicenda di quest’uomo, praticamente suo coetaneo, che in un piccolo paese siciliano, come lui a Racalmuto, aveva vissuto una vita di scrittore solitario senza mai neanche tentare di farsi pubblicare. Mi capita di invidiarlo, mi disse. Cominciarono a vedersi spesso. Alla Nuci, in estate, a Palermo, a Comiso. Tra loro nacque una profonda amicizia e reciproca ammirazione.

Bufalino non era uomo molto espansivo, ma quando era con Leonardo era evidente il suo grande affetto. Qualcuno ha detto che Sciascia è stata forse la sola persona alla quale abbia veramente voluto bene.

 

Bufalino, nonostante l’aspetto funereo, era conversatore brillantissimo e spiritoso. Avevano molte cose in comune con Sciascia e spesso parlavano di cinema. Per entrambi, ragazzi, il cinema era stato una vera scoperta del mondo. Bufalino era un esperto davvero enciclopedico. Poteva citare non dico attori e regista, ma anche chi era il direttore della fotografia dei più rari e dimenticati film americani degli anni trenta. E le attrici, poi. Le conoscevano tutte.

Da ragazzo Leonardo scriveva lettere alle case di produzione per farsi mandare fotografie delle attrici famose di quegli anni e ne aveva messo insieme una piccola collezione. 

Ma naturalmente la letteratura era al centro delle conversazioni. A Bufalino piaceva leggere a voce alta e a seconda dell’autore e del libro che erano stati evocati, Leonardo lo tirava fuori e Gesualdo leggeva dei brani, con evidente godimento e grande bravura. Ogni tanto qualche pagina la leggeva anche Leonardo. Era un vero piacere assistere ai loro incontri

Alla Nuci, Leonardo e Bufalino leggono brani di libri.

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