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Football Club al-Wihdat

Non è che mi interessi particolarmente di calcio, anzi, se devo proprio dirla tutta, mi annoia terribilmente. Ciononostante, il tempo che ho passato nel campo di rifugiati di al-Wihdat è stato scandito da serate interminabili di fronte ad uno schermo TV a guardare partite di calcio. Strano. Strano perché quando ho iniziato la mia ricerca nel 2009 avevo letto che i campi di rifugiati palestinesi erano luoghi particolarmente politicizzati, abitati da individui intrinsecamente politici: i “rifugiati palestinesi”. E Al-Wihdat è un campo di rifugiati palestinesi, fondato nel 1955 nella periferia di Amman e oggi completamente incorporato dall'espansione urbana della capitale giordana. Eppure qui la politica sembrava e sembra tuttora avere un ruolo piuttosto marginale nella vita di questa gente. Strano anche perché l’assenza pressoché totale di impegno politico tra i miei amici del campo coincide con l’infuriare delle rivolte arabe in Nord Africa e in Medio Oriente.

 

Football Club al-Wihdat, ph: Jihad Nijem

 

Ma se il vento della Primavera Araba non sembra soffiare su al-Wihdat, la passione calcistica infervora gli animi dei suoi abitanti. Scontri tra tifoserie avversarie e con la polizia sono quasi all'ordine del giorno in Giordania. Probabilmente il culmine è stato raggiunto nel 2010 quando più di 250 tifosi sono stati feriti durante un match tra il Football Club al-Wihdat e il Football Club al-Faisali. Tale rivalità non è comunque la norma. Anche il fatto che il campionato locale si concluda molto spesso con la vittoria di una delle due squadre spiega solo in parte queste esplosioni di violenza.

 

Tifosi di Al-Wihdat, ph: Jihad Nijem

 

C'è qualcos'altro in ballo. Al-Wihdat Club è una società sportiva fondata nel 1956 nell’omonimo campo profughi che è diventata nel tempo un importante simbolo d’identificazione per i rifugiati palestinesi di tutto il mondo. Al- Faisali, dal canto suo, è un club supportato generalmente dai “trans-giordani”, i cosiddetti giordani nativi. Quando le due squadre giocano l’una contro l'altra, ho sentito spesso ripetere il ritornello “adi syase mish mubara ‘adie” (“questa è politica, non una normale partita di calcio”).

 

Tifosi di al-Faisali sventolano kefiah rosse e bianche (un simbolo generalmente associato ad un identità trans-giordana), ph: Jihad Nijem

 

Viene dunque da pensare che tutto sommato è di politica che stiamo parlando. Che questa venga fatta in un campo di calcio piuttosto che in strada o in parlamento fa poca differenza. Forse. Ma prima di abbandonarci a questi ragionamenti è importante ricordare che la situazione dei palestinesi in Giordania è molto diversa da quella dei loro compatrioti rifugiati in altri Stati arabi. A differenza di Libano e Siria, la Giordania ha concesso piena cittadinanza a molti di loro. Nel paese vivono oggi terze e addirittura quarte generazioni, che hanno mantenuto il doppio status di rifugiati palestinesi e cittadini giordani.

 

Al-Wihdat mercato

 

L'estensione dei diritti di cittadinanza ha certamente favorito l'emergere di un sentimento di identificazione con la Giordania. D'altra parte, lo scoppio della guerra civile passata alla storia come “Settembre Nero” e l’emergere di un particolarismo trans-giordano hanno cambiato irrimediabilmente la posizione dei rifugiati palestinesi in Giordania. Con il tempo, nella retorica nazionalista trans-giordana, l’origine dei rifugiati è infatti una prova inconfutabile dell’impossibilità di questi ultimi di essere cittadini giordani a pieno titolo e la figura del rifugiato palestinese ha gradualmente assunto i contorni del traditore.

 

All'inizio ho accennato al disinteresse che i rifugiati di al-Wihdat provano per la politica e i politicanti, inclusi i partiti politici palestinesi e i loro dirigenti. Il desiderio di molti di prendere le distanze dalla politica coinciderebbe con la tesi espressa da Carl Schmitt secondo la quale il principio fondante della politica è la distinzione fra amico e nemico. Certo, il paragone deve essere fatto cautamente e con le dovute precauzioni: c’è poco da entusiasmarsi con la teoria di un impenitente fautore dell'autoritarismo passato alla storia per le sue idee antisemite. Detto questo, però, il pensiero del filosofo politico tedesco può aiutarci a capire il fascino che la squadra di calcio di al-Wihdat esercita sulla maggior parte dei rifugiati Palestinesi.

 

Al-Wihdat mercato

 

Dentro e fuori al-Wihdat, la distinzione “nemico / amico” è intrinseca alla condizione dei suoi stessi abitanti: rifugiati e cittadini, palestinesi e giordani. A riprova di questo c’è il fatto che se manifestare una propria identità palestinese è visto dalle autorità giordane come un atto di tradimento contro il governo, le proteste antigovernative sono spesso intese da queste ultime come il tentativo di affermare un’identità palestinese. A causa della sua natura agonistica, la politica lascia dunque poco spazio al tipo di flessibilità di cui gli abitanti di al-Wihdat hanno bisogno per vivere una vita come rifugiati palestinesi e cittadini giordani. Impegnarsi politicamente è per gli abitanti del campo come se gli venisse continuamente chiesto a chi giurano fedeltà: allo Stato giordano o al nazionalismo palestinese?

 

Ma se la politica costringe ad una scelta di campo che i rifugiati non sono disposti a fare, una discesa nel “consueto” e apparentemente “ordinario” dà loro speranza di trascendere l'incommensurabilità della retorica del “noi” contro “loro”. Qui è dove entra in gioco il calcio. Il divertimento e la dimensione ludica del tifare la loro squadra “locale” permette ai rifugiati di manifestare un diffuso sentimento di appartenenza alla stessa comunità, riproducendo così, almeno in parte, gli ideali e i valori del nazionalismo palestinese.

 

Al-Wihdat

 

Si potrebbe naturalmente credere che un antagonismo radicale affligga la relazione tra giordani di origine palestinese e “giordani autoctoni”, e che la gente di al-Wihdat faccia un uso strumentale del calcio per incanalare la sua lotta politica. Certo, le dinamiche amico/nemico emergono anche durante le partite di calcio. Ma grazie alla sua natura irriverente e superficiale il calcio consente di mitigare le forze disgreganti della politica. L’ambiguità di essere sia rifugiato palestinese che cittadino giordano è di poca importanza per la gente del campo quando al-Wihdat gioca. Se il Football Club al-Wihdat rappresenta qualche cosa, questo è il desiderio di trasgressione e l’euforia di stare insieme più che una qualche forma di strategia politica. Questo rende possibile tifare al- Wihdat come simbolo di identificazione palestinese, disprezzare al-Faisali come la squadra antagonista che rappresenta il regime, e nello stesso tempo sentirsi realmente cittadini giordani.

 

Non sorprende dunque che il calcio a volte serva per unificare. Qualche tempo fa la Giordania ha giocato e vinto un’importante partita contro l’Uzbekistan. Il successo ha scatenato un’ondata di entusiasmo per le vie di al-Wihdat e della capitale ed è stato riconosciuto da molti nel campo come un segno di un’identità comune nazionale giordano-palestinese.

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Al-Wihdat